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Opa su Repubblica, Elkann aspetta il via libera da CIR. Verso offerta a forte premio

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John Elkann vuole i giornali dei De Benedetti e prepara l’opa su Gedi. Cir, sotto richiesta della Consob, ha confermato che sono in corso discussioni con Exor riguardanti una possibile operazione di riassetto dell’azionariato di Gedi che condurrebbe all’acquisizione del controllo su Gedi da parte di Exor. Il consiglio di amministrazione di Cir è convocato per oggi per esaminare questa possibile operazione. Nel frattempo il titolo Gedi è stato sospeso (venerdì aveva chiuso a 0,283 euro).

Una mossa che il mercato si aspettava dopo che a ottobre Carlo De Benedetti, ex patron di Repubblica, aveva presentato un’offerta per rilevare il 29,9% del Gruppo Gedi a 0,25 euro per azione. Offerta di De Benedetti senior giudicata ‘irricevibile’ da Cir, holding controllata al 46% dalla Cofide della famiglia De Benedetti e che vede Rodolfo De Benedetti, figlio di Carlo, nel ruolo di amministratore delegato. L’altro figlio Marco De Benedetti è invece il presidente di Gedi.
Gedi che controlla ben 25 testate giornalistiche italiane (tra cui Repubblica, La Stampa e L’Espresso) e tre radio nazionali (tra cui Radio DJ e Capital) è controllata da Cir al 43,7% e da Exor al 6,2%.  La quota degli Agnelli era emersa con arrotondamenti successivi a seguito della fusione fra Itedi (Exor) e il Gruppo Espresso nella primavera del 2017 e che aveva portato in dote alla famiglia De Benedetti il quotidiano La Stampa e Il Secolo,  pronti a tornare nelle mani degli Agnelli. In due anni, però, complice il declino delle vendite della carta stampata e in assenza di investimenti, Gedi non ha fatto altro che perdere terreno in termini fatturato e di utili, appesantito anche dalla sanzione fiscale da 175 milioni di euro di due anni fa. Gli ultimi dati del terzo trimestre 2019 evidenziavano, poi, un ulteriore contrazione dei ricavi con margini sempre più risicati e una perdita di 18 milioni di euro. E il responso impietoso lo ha fornito la borsa con le quotazioni che sono passate da 0,80 euro di due anni fa a 0,28 euro di venerdì scorso per una capitalizzazione che non arriva a 145 milioni.

La crisi dell’editoria

L’editoria di Gedi (ex Gruppo Espresso), una volta gioiellino della holding Cir è oggi una palla al piede per la società controllata dalla famiglia De Benedetti tramite Cofide (che a gennaio sarà fusa con Cir). Ragion per cui, complice anche l’uscita di scena Carlo De Benedetti che in passato aveva ceduto le quote di Cir ai figli, la holding sta cercando ora di disfarsi della società editoriale che potrebbe diventare un problema egli anni a vaenire. John Elkann, d’altro canto, ha bisogno oggi di avere alle spalle i giornali italiani più importanti in prospettiva della fusione fra i gruppi automobilistici FCA e Peugeot che darà alla luce un grande polo automobilistico mondiale. Exor, poi, è un gigante con asset netti per 17 miliardi di euro e ricavi per 143,  per cui non gli mancano certo le risorse per rilanciare le testate giornalistiche di Gedi.

Opa su Gedi sarà a forte premio? 

Quale sarà il prezzo dell’Opa che lancerà Exor su Gedi? Nulla trapela, unica cosa che si sa è che le intenzioni di Exor sono quelle di delistare il gruppo editoriale da Piazza Affari senza procedere al alcun spezzatino dei rami editoriali. In proposito, erano circolate voci circa l’interessamento di Carlo De Benedetti per le sole testate di Repubblica e L’Espresso, ipotesi smentita in queste ore da fonti vicine all’operazione, ma alle quali il mercato crede ancora. Secondo gli analisti, il prezzo potrebbe collocarsi a metà strada fra le quotazioni di borsa degli ultimi sei mesi e lo storico valore di carico di Gedi al gruppo Cir a quota 1,2 euro. No va nemmeno dimenticato che il patrimonio netto di Gedi al 30 settembre scorso ammontava a 505 milioni di euro corrispondente a poco meno di 1 euro per azione.  L’offerta potrebbe quindi anche essere abbastanza generosa, posto che il fine di Exor, non sarà solo il controllo di Gedi ma anche il delisting dalla borsa, operazione per la quale l’asticella solitamente viene posta più in alto dagli advisors. Cir andrà comunque intorno a una perdita superiore ai 100 milioni di euro, ma si libererà di una zavorra perché uscirebbe da un perimetro industriale ormai decotto e che necessita di importanti investimenti nel settore digitale per reggere la concorrenza dei media moderni.