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‘Oggi l’Italia è il luogo dove investire nel mondo’. Guido Brera (Kairos) vede un Rinascimento duraturo per Piazza Affari

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Opportunità Italia. Guido Brera, Chief Investment Officer di Kairos e autore del best seller I Diavoli, non ha dubbi sulle prospettive d’investimento legate all’Italia in virtù di un allineamento perfetto tra i pezzi del mosaico economico-finanziario-politico italiano “che ci fa dire che oggi l’Italia è il luogo dove investire nel mondo”. L’arrivo di Draghi a palazzo Chigi rappresenta una svolta forse epocale per l’Italia e di conseguenza per l’appeal del mercato azionario italiano.
Ecco un estratto del commento audio odierno del CIO di Kairos:

“Ci sono dei momenti nei quali è come se le stelle si allineassero. Sembra che questo momento sia, dopo decenni e decenni, arrivato anche per il nostro Paese.  Tutto parte ovviamente dagli uomini e dalle parole, e chi controlla le parole, ho sempre detto, controlla le cose. Tre parole, “whatever it takes”, hanno salvato l’Europa da una tempesta perfetta, ma anche la credibilità dell’uomo che le ha pronunciate ha salvato l’Europa. La sua forza, la sua reputazione e la sua capacità. Ora quell’uomo può regalarci una stabilità politica che noi non abbiamo mai avuto prima e una visibilità del futuro che all’Italia non è mai stata in fondo concessa, o meglio, che a chi ha investito nell’Italia non è stata mai in fondo concessa. Due, forse anche cinque o sette anni di visibilità politica è un’enormità ed è esattamente quello che l’investitore vuole.
La stabilità politica è fondamentale in un Paese, perché ne determina la credibilità. C’è però un secondo punto, globale, un punto di cambiamento di politica economica. Larry Summers in un paper scritto a gennaio lo dice chiaramente: prima di tutto ci dice che i parametri di Maastricht, con questi livelli di tassi d’interesse perdono di valore e significato, perché la sostenibilità del debito, essendo questo meno caro, è ovviamente migliorata. Summers ci dice anche che per i Paesi come l’Italia, che hanno un altissimo livello di debito sul Pil l’unico modo per abbattere quel livello è fare più debito, quindi espandere il deficit, a patto che il debito generi una crescita superiore al tasso di finanziamento del debito stesso. Quindi non si lavora più su un’austerity spinta e su tagli ma, chiaramente, c’è un’aria di neo-keynesianesimo in giro, cioè investimenti pubblici, ricerca di una crescita superiore al tasso di interesse a cui ci si indebita. Torna Keynes, in Italia tornano le teorie di Federico Caffè, di cui Mario Draghi è stato allievo.
Il terzo elemento è rappresentato dai tassi di interesse, ai minimi storici. Ovunque e anche e finalmente in Italia, con uno spread che si stringe sempre di più e aiuta il Paese nella sfida enorme rappresentata dal cercare una crescita superiore al tasso di finanziamento.
C’è poi un quarto elemento che non dobbiamo assolutamente sottovalutare: il Recovery Plan. Una sorta di piano Marshall, un piano fatto sì di debito ma anche di sussidi, un inizio, e questo lo abbiamo ripetuto e detto tante volte fin da giugno. Un inizio di Eurobond, nel quale sono presenti dei trasferimenti, nel quale si parla di sussidi, quanto tempo ci ha messo l’Europa ad arrivar fin qui. Se ricordiamo quella passeggiata tra Angela Merkel e Nicolas Sarkozy, quando si disse che in caso di fallimento della Grecia anche i privati avrebbero dovuto contribuire.
Oggi ci sono i sussidi in questo Recovery Plan ed è grande, un’opportunità enorme per ricostruire il nostro Paese sin dalle fondamenta.
C’è poi un’idea strategica dettata sia dalla pandemia che dalla globalizzazione, la globalizzazione selvaggia si è arenata. Ripetiamo tante volte che l’Italia deve diventare un asset trofeo nel mondo. Un asset dove si può venire a lavorare e a vivere, a patto che funzioni la fibra, funzionino i trasporti, funzioni la sanità e funzioni la scuola. L’Italia può diventare davvero un luogo incontaminato, perché l’ambiente è un fattore che siamo riusciti a preservare e nel nuovo mondo green il nostro Paese può avere un suo ruolo fondamentale.

La parola ai numeri: tutta Borsa Italiana vale solo un terzo di Apple

C’è per ultimo un dato, un dato importante che è quello dei numeri. La capitalizzazione complessiva del mercato azionario italiano oggi, è di 600 miliardi circa. Addirittura, il segmento delle piccole medie imprese, l’AIM, ha una market cap di soli 7 miliardi di euro. Ora, pensiamo che la capitalizzazione rispetto al Pil in Italia è del 30%, contro un valore medio del 50% in Europa e addirittura un valore del 150% negli Stati Uniti.
Addirittura, a fine del 2020 il mercato americano contava, per il 50% sul totale del valore globale azionario. Il piano di aiuti europei, che potrebbe essere per l’Italia di 200 billion, corrisponde a un terzo della capitalizzazione del mercato azionario. Il risparmio, in termini di yield, cioè di rendimenti governativi italiani, è di circa l’1%.
L’altr’anno gli yield governativi sono stati in media del 2%, se ora la media scendesse all’1%, significherebbe che ci sarebbero 25/30 miliardi di risorse addizionali da utilizzare. Un dato
che fa male, è sapere che l’intero mercato italiano rappresenta circa un terzo della capitalizzazione di Apple. Questi sono dati che ovviamente ci spingono sempre di più a
riflettere sull’Italia, e combinati agli elementi che vi ho raccontato, possono creare uno shift direi monumental, monumentale verso il mercato azionario italiano.
Noi come Kairos siamo pronti a prenderlo, abbiamo costruito la nostra verticale, tra pochissimo partirà l’Eltif. La nostra verticale vuol dire che investiamo dalle big cap, cioè dalle grandi aziende, alle mid cap. La nostra presenza è anche nelle small è molto importante, ma con l’Eltif entriamo anche nella parte non quotata. L’Eltif lo chiamiamo Renaissance, Rinascimento.