Notizie Notizie Italia Ocse, stime su Italia: inflazione al 3% nel 2026 con shock energetico, Pil atteso allo 0,5%

Ocse, stime su Italia: inflazione al 3% nel 2026 con shock energetico, Pil atteso allo 0,5%

3 Giugno 2026 11:13

L’Italia dovrà fare i conti con una nuova accelerazione dell’inflazione nel 2026 a causa dello shock energetico legato alle tensioni in Medio Oriente e alla guerra che coinvolge l’Iran. È quanto emerge dall’Economic Outlook di giugno pubblicato dall’Ocse, che prevede un aumento dei prezzi al consumo al 3% nel 2026, in netto rialzo rispetto all’1,6% stimato per il 2025.

Secondo l’organizzazione internazionale, il rincaro dell’energia avrà effetti significativi sull’economia italiana, incidendo sui consumi delle famiglie, sugli investimenti delle imprese e sulle esportazioni. L’aumento dei prezzi energetici finirà inoltre per erodere i recenti progressi registrati dai salari reali, riducendo il potere d’acquisto delle famiglie.

Italia: crescita economica frenata dal caro energia

Sul fronte della crescita economica, l’Ocse ha leggermente rivisto al rialzo le proprie stime per il 2026, prevedendo un aumento del Pil tricolore dello 0,5%, rispetto al +0,4% indicato nelle previsioni di marzo. Tuttavia, la crescita resterà contenuta proprio a causa dell’impatto del nuovo shock energetico e del persistente clima di incertezza geopolitica.

Per il 2027, invece, le prospettive appaiono più favorevoli. Il graduale calo dei prezzi dell’energia e l’attenuazione delle tensioni internazionali dovrebbero consentire una ripresa dell’attività economica, con una crescita del Pil stimata allo 0,6%. Nello stesso anno, anche l’inflazione dovrebbe tornare ad avvicinarsi all’obiettivo delle banche centrali, attestandosi al 2,2%.

Il ruolo del Pnrr e delle riforme strutturali

L’Ocse evidenzia inoltre come l’accelerazione della spesa pubblica legata al Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) continuerà a sostenere l’economia, soprattutto nei settori delle costruzioni e della manifattura collegata. Proprio la piena attuazione del Pnrr rappresenta, secondo l’organizzazione, uno degli obiettivi strategici più importanti per il Paese.

Nel corso della presentazione delle nuove prospettive economiche, il capo economista dell’Ocse, Stefano Scarpetta, ha sottolineato l’importanza di mantenere il percorso di consolidamento fiscale e di portare avanti le riforme strutturali necessarie a rafforzare la competitività del sistema produttivo italiano.

Scarpetta ha ricordato che molte imprese italiane di medie e grandi dimensioni mostrano livelli di produttività superiori a quelli registrati in altri Paesi europei. Permane tuttavia un ampio divario con una parte significativa delle piccole aziende, caratterizzate da livelli di produttività molto più bassi. Per questo motivo, il sostegno alla trasformazione tecnologica e all’adozione dell’intelligenza artificiale rappresenta una delle principali sfide per l’economia italiana nei prossimi anni.

Italia più esposta ai rischi del Medio Oriente

L’Ocse sottolinea inoltre che l’Italia resta particolarmente esposta agli sviluppi del conflitto in Medio Oriente, sia per la forte dipendenza dai combustibili fossili importati sia per il peso della manifattura orientata all’export. Un eventuale aggravamento delle tensioni geopolitiche potrebbe quindi avere ripercussioni più marcate rispetto ad altri Paesi europei.

Nel confronto con le principali economie dell’Eurozona, l’Ocse ha rivisto al ribasso le prospettive della Germania, attesa crescere dello 0,7% nel 2026 e dell’1,1% nel 2027, e della Francia, prevista in espansione dello 0,7% nel 2026 e dello 0,8% nel 2027. Migliorano invece leggermente le stime per la Spagna, che dovrebbe registrare una crescita del 2,2% nel 2026, mentre resta confermata all’1,7% la previsione per il 2027. Sul fronte dei prezzi, l’inflazione in Germania è prevista al 2,7% nel 2026 e al 2,8% nel 2027, mentre in Francia dovrebbe attestarsi rispettivamente al 2,1% e all’1,8%.

Ocse: il peso sulla guerra sull’economia globale

Secondo l’Ocse, il conflitto in Medio Oriente è diventato il principale elemento di rischio per l’economia mondiale, dopo che l’inizio del 2026 aveva mostrato condizioni migliori del previsto e prospettive di crescita che sembravano destinate a una revisione al rialzo. Nell’Economic Outlook di giugno, l’organizzazione evidenzia tuttavia che l’incertezza legata all’evoluzione della crisi continua a pesare sulle stime globali e che gli effetti economici potrebbero protrarsi anche dopo un’eventuale conclusione del conflitto. Per questo motivo l’Ocse ha elaborato due scenari alternativi.

Nel caso di un’interruzione temporanea delle forniture energetiche attraverso lo Stretto di Hormuz, con un graduale calo dei prezzi dell’energia dalla metà del 2026, la crescita globale rallenterebbe dal 3,4% del 2025 al 2,8% nel 2026, per poi risalire al 3,1% nel 2027. L’inflazione nei Paesi del G20 salirebbe invece al 4% nel 2026, dal 3,4% del 2025, prima di ridursi al 3,1% nel 2027.

In uno scenario più negativo, caratterizzato da perturbazioni prolungate fino al 2027, la crescita mondiale scenderebbe al 2,1% nel 2026 e all’1,8% nel 2027, mentre l’inflazione aumenterebbe ulteriormente di 0,4 punti percentuali nel 2026 e di 1,3 punti nel 2027, aggravando le pressioni sui consumi e sugli investimenti a livello globale.