Notizie Notizie Mondo Nvidia richiede pagamento anticipato per chip H200 in Cina. Si aspetta l’ok di Pechino

Nvidia richiede pagamento anticipato per chip H200 in Cina. Si aspetta l’ok di Pechino

8 Gennaio 2026 13:16

In un contesto di persistente incertezza geopolitica, Nvidia si muove con estrema cautela sul fronte cinese. Mentre Pechino sembra avvicinarsi all’approvazione dell’importazione dei chip H200 già nel corso del trimestre, il colosso statunitense dei semiconduttori ha deciso di tutelarsi imponendo condizioni di vendita particolarmente stringenti.

Secondo Reuters, l’azienda richiede il pagamento anticipato integrale degli ordini, escludendo qualsiasi possibilità di annullamento, rimborso o modifica successiva. Parallelamente, le autorità cinesi starebbero preparando il via libera per consentire alle imprese locali di acquistare il componente esclusivamente per specifici utilizzi commerciali, una mossa che potrebbe permettere a Nvidia di recuperare l’accesso a uno dei suoi mercati più strategici.

Il chip H200 in Cina

L’H200 è un chip di precedente generazione che, secondo l’amministrazione Trump, può essere esportato in Cina al contrario di processori più avanzati su cui restano in vigore restrizioni ferree per motivi di sicurezza nazionale. Presentato nel 2023 e spedito ai clienti a partire dall’anno successivo, l’H200 appartiene alla generazione Hopper di Nvidia, posizionandosi al di sotto della più recente linea Blackwell e risultando già due generazioni indietro rispetto alla futura serie Rubin. Proprio il ritardo tecnologico di circa 18 mesi rispetto ai chip più avanzati del gruppo ha rappresentato uno degli elementi chiave alla base della decisione dell’amministrazione Trump di autorizzarne l’esportazione verso il mercato cinese.

Tuttavia, per ragioni di sicurezza, la Cina ha vietato l’utilizzo dell’H200 in ambito militare, presso agenzie governative sensibili, infrastrutture critiche e imprese statali. La misura ricalca restrizioni analoghe adottate dalle autorità cinesi nei confronti di prodotti stranieri, come i dispositivi di Apple e i chip di Micron Technology. Eventuali richieste di impiego del componente da parte di tali soggetti saranno valutate singolarmente dalle autorità competenti.

Una grossa opportunità per Nvidia

Nonostante le clausole restrittive imposte sulle forniture, la decisione rappresenta una significativa vittoria strategica per Nvidia. La Cina è infatti il più grande mercato mondiale dei semiconduttori e, secondo il Ceo Jensen Huang, il solo segmento dei chip per l’intelligenza artificiale potrebbe generare ricavi per 50 miliardi di dollari nei prossimi anni.

Al di là delle limitazioni operative, le prospettive complessive di crescita del gruppo restano solide. Già a ottobre Nvidia aveva stimato ricavi cumulati prossimi ai 500 miliardi di dollari dai chip per data center, attuali e futuri, entro la fine del 2026; obiettivo che l’azienda ha dichiarato questa settimana di essere ora in grado di superare. In questo contesto si inserisce anche la decisione dell’amministrazione statunitense: all’inizio di dicembre, il presidente Donald Trump ha revocato un precedente divieto, autorizzando la spedizione del chip H200 in Cina in cambio di un sovrapprezzo del 25%, una mossa che potrebbe consentire alla società più capitalizzata al mondo di recuperare potenzialmente miliardi di dollari di ricavi persi.

Secondo banca Akros, qualsiasi volume aggiuntivo potrebbe essere considerato positivo per Nvidia in quanto, le attuali previsioni, non tengono conto delle vendite dei data center dalla Cina. Tuttavia, le restrizioni sui volumi di esportazione verso la Cina potrebbero mitigare l’effetto positivo. Intanto la banca conferma sia la raccomandazione sia il prezzo obiettivo.

Non abbassare la guardia

Tuttavia, secondo The Information, il governo cinese ha chiesto ad alcune aziende tecnologiche di sospendere temporaneamente i piani di acquisto dei chip H200 di Nvidia, in attesa della decisione finale del governo sulla questione dei chip stranieri. Il Ceo di Nvidia, Jensen Huang, ha affermato di non aspettarsi che il governo cinese rilasci una dichiarazione formale di approvazione, ma “se arrivano gli ordini di acquisto, è perché sono in grado di effettuare ordini di acquisto”.

I severi requisiti di pagamento evidenziano il delicato equilibrio che Nvidia è chiamata a gestire nel tentativo di intercettare la crescente domanda cinese (secondo quanto riportato da Reuters il mese scorso, le aziende tecnologiche cinesi hanno ordinato più di 2 milioni di chip H200, al prezzo di circa 27 mila dollari ciascuno, superando le scorte di Nvidia di 700.000 chip), muovendosi al contempo in un contesto di forte incertezza normativa su entrambi i fronti. Dal 2022, durante l’amministrazione Biden, il gruppo è stato soggetto a un divieto (revocato il mese scorso da Trump) di vendita, verso la Cina, del proprio hardware di intelligenza artificiale più avanzato, restrizioni introdotte per il timore che tali semiconduttori possano garantire a Pechino un vantaggio militare.

Le norme, inasprite più volte dai legislatori statunitensi, hanno contribuito a far crollare la quota di mercato di Nvidia in Cina dal 95% allo zero, secondo quanto dichiarato dall’amministratore delegato Jensen Huang, che ha tuttavia ribadito come Washington non dovrebbe preoccuparsi di un eventuale utilizzo dei chip Nvidia da parte dell’esercito cinese. In questo contesto, la struttura di pagamento prevista per l’H200 trasferisce di fatto il rischio finanziario dall’azienda ai clienti, chiamati a impegnare capitali senza la certezza che le autorità di Pechino approvino l’importazione dei chip o che la tecnologia possa essere implementata secondo le previsioni.