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Nervi tesi sui mercati non per colpa di Omicron e lo si capisce dal Nasdaq. Fugnoli (Kairos) spiega qual è oggi il vero nemico

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E’ andata in archivio una settimana decisamente nervosa sui mercati con la volatilità indicata dall’indice VIX che si è portata ai massimi da gennaio.

Tensioni dettate dal diffondersi della variante Omicron e dall’incertezza che tale evento genera sulle prospettive di crescita economica. Altro elemento di tensione della settimana soso state però anche le parole di Jerome Powell. Nell’audizione al Senato, il numero uno della Federal Reserve ha fatto capire che un’accelerazione sul fronte tapering (riduzione degli acquisti) è giustificata alla luce dell’impennata dell’inflazione e di questo discuterà il meeting Fed del 14-15 dicembre.

Secondo Alessandro Fugnoli, Strategist di Kairos, proprio la normalizzazione monetaria è il principale motivo del nervosismo sui mercati. “Se fosse su Omicron, i titoli stay at home andrebbero bene e invece li vediamo deboli come il resto della tecnologia, presa di mira come proxy dai tassi”, asserisce l’esperto nella sua rubrica settimanale ‘Il Rosso e il Nero’.

Dai massimi storici del 19 novembre, l’indice Nasdaq è arrivato a cedere circa il 7% in due settimane, sottoperformando rispetto agli altri principali indici azionari.

Sono tanti gli indizi che fanno intendere come l’inflazione sia diventata una priorità a livello politico per l’amministrazione Biden. Il dollaro forte, la conferma di Powell alla Fed con il via libera della Yellen, l’accorciamento del tapering, l’offensiva diplomatica sul petrolio e la messa sul mercato delle scorte strategiche, tutto indica che contenere l’inflazione e riuscire ad arrivare a un dato mensile che ne indichi il rallentamento sono una priorità tattica. “Avere un’inflazione che scende significa avere una possibilità in più di convincere il senatore Manchin ad approvare il Build Back Better, che è la priorità strategica”, asserisce Fugnoli ricordando però come la discesa del petrolio è per ragioni politiche, ma i suoi fondamentali sono sempre più forti.

“L’inflazione strutturale, quella che ci accompagnerà nei prossimi anni quando sarà passata l’ondata transitoria, non è destinata a lasciarci, ma è un problema di medio termine. Insomma, per ora c’è da preoccuparsi eventualmente solo del virus. Il resto va bene”, conclude lo strategist di Kairos.