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Nagel avvisa: spread è una grossa minaccia per l’economia, basta guardare cosa successe al PIL dopo crisi 2011

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Lo spread è una mina vagante che rischia di mettere in difficoltà le banche, ma non solo. A rischiare grosso è l’Italia nel suo complesso. Livelli elevati di spread per un periodo prolungato di tempo potrebbero tramutarsi in una crisi economica, così come successo negli anni successivi alla crisi dello spread del 2011. A rievocare lo scenario di qualche anno fa è stato oggi Alberto Nagel, ceo di Mediobanca, parlando con gli analisti a seguito della diffusione dei conti trimestrali della merchant bank milanese.

 

Il precedente di 7 anni fa

“Non bisogna sottovalutare l’impatto dello spread sull’economia, ha detto Nagel ricordando quanto successo nel 2011 con la crisi dello spread che ha avuto come effetto una contrazione del Pil importante negli anni successivi (-2,4% nel 2012 e -1,9% nel 2013). “Ci sono studi secondo i quali senza l’allargamento dello spread quei numeri non sarebbero stati di segno negativo”, ha precisato Nagel.

Nel novembre 2011 lo spread si spinse oltre quota 500 pb sfociando nella caduta del governo Berlusconi e le drastiche misure di austerity implementate dal governo Monti.

Nagel apprezza la sensibilità mostrata dal governo negli ultimi giorni circa i rischi di uno spread elevato. “Se rimane alto come ora per diversi trimestri – argomenta il numero uno di piazzetta Cuccia – la sua trasmissione all’economia reale sarà più importante e quindi potremo anche avere delle stime di Pil nazionale diverse per effetto dello spread”.

Sui motivi di un differenziale di rendimento così elevato, a detta di Nagel c’è ancora una fetta di investitori non ancora convinti sull’assenza di rischi di uscita dell’Italia dall’euro. “E’ importante il messaggio arrivato negli ultimi giorni dal governo al fine di chiarire che tale opzione non è sul tavolo e neanche nel retropensiero”.

Mediobanca non intende modificare nei prossimi mesi la propria esposizione ai Btp, pari a 2,8 miliardi con una duration media di due anni e mezzo. Entro fine 2018 scadranno 500-600 milioni di BTP e Mediobanca intende reinvestire tale somma sempre in titoli di Stato italiani.

 

 

Spread non intacca i conti di piazzetta Cuccia

I conti del primo trimestre dell’esercizio 2018-19 di Mediobanca hanno sorpreso in positivo il mercato con utile operativo e ricavi in crescita. Scende invece l’utile netto (-18% a 245 mln) che si confronta con l’analogo trimestre 2017-18 che includeva delle poste straordinarie. Riscontri oltre le attese del mercato (consensus Bloomberg a 219,2 mln).

A livello patrimoniale, gli indici di capitale, funding e liquidità elevati, non risultano penalizzati dallo spread con CET1 phase-in si attesta al 14,2% (+90bps a/a, stabile t/t), CET1 fully loaded a 13% (-10bps t/t per effetto applicazione IFRS9).
Dalle slide di presentazione dei conti trimestrali emerge che un allargamento di 100 punti base dello spread BTp-Bund si riflette in un impatto negativo sul Cet1 di Mediobanca limitato a 8 punti base.