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Multipli 18 volte quelli di Tesla dopo il +3.000% in 8 mesi, l’euforia sulle EV stock non spiega il mistero Blink Charging

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(GERMANY OUT) The electric car Fiat 500e, at an electric vehicle charging station at Mission Bay. (Photo by Dünzlullstein bild via Getty Images)

Nei suoi 11 anni di storia Blink Charging Co. non ha mai chiuso un bilancio in profitto e l’entità dei ricavi è irrisoria se paragonata al valore a cui viaggia in Borsa. Nulla sembra giustificare il +3.000% messo a segno negli ultimi 8 mesi e che pone Blick tra i titoli più caldi di tutta Wall Street. La società fornisce apparecchiature e servizi di ricarica per veicoli elettrici (EV) lo scorso anno ha avvertito che rischia di andare in bancarotta e sta perdendo quote di mercato. Questo non sembra spaventare gli investitori che hanno puntato con forza sul titolo nel corso del 2020 e anche a inizio 2021 il titolo ha continuato a salire nonostante l‘aumento di capitale da $ 221,4 milioni in contanti tramite una vendita di azioni a $ 41 per azione concluso nelle prime settimane dell’anno. Blink ha affermato che utilizzerà i proventi per “finanziare la distribuzione di stazioni di ricarica per veicoli elettrici e finanziare i costi di acquisizione di attività, prodotti e tecnologie competitivi e complementari come parte della sua strategia di crescita, e per il capitale circolante e per scopi aziendali generali”.

Ieri nuovo balzo in Borsa (+14%) in scia all’accordo per l’installazione di stazioni di ricarica per veicoli elettrici a San Antonio, in Texas. Come sottolinea Bloomberg, il rapporto tra valore aziendale e ricavi, una metrica comune per valutare se un titolo è sopravvalutato, è balzato a 481 volte, mentre quello di Tesla è ‘solo’ 26x (Tesla è l’EV stock più grande e a sua volta presenta una valutazione molto alta).

Neanche l’AdC e la vendita di azioni del ceo Farkas fanno cambiare idea al mercato

A metà gennaio il presidente e CEO di Blink, Michael Farkas, ha venduto  $ 22,1 milioni di azioni. Anche questa mossa, che solitamente porta a vendite sul titolo, non ha scalfito l’umore degli investitori su Blick.
La società con sede a Miami Beach vanta oltre 23.000 stazioni di ricarica e mira a cavalcare la rivoluzione verso la mobilità elettrica negli Stati Uniti in seguito alla vittoria di Joe Biden alle elezioni Usa. Il nuovo presidente ha chiesto subito la transizione della flotta di veicoli del governo federale a veicoli elettrici.
Tra i possibili della pioggia di acquisti su Blick c’è anche l’ormai celebre ‘effetto Reddit’ con gli short squizee messi in atto da trader retail su quei titoli che presentano molte posizioni short da parte di hedge fund. Blink Charging è stato fortemente shortato dopo un massiccio rialzo nel corso del 2020 (al 15 gennaio, oltre un quarto del flottante di Blink risultava venduto allo scoperto).
L’ascesa di Blink sembra quindi avere a che fare con l’euforia sulle prospettive del business legato ai veicoli elettrici che sui fondamentali della società. Dopo tutto, la capitalizzazione di mercato di $ 2,2 miliardi del titolo è più di 336 volte le vendite di Blink. Nei primi 9 mesi del 2020 Blink ha segnato ricavi per soli 3,8 milioni di dollari (+84% a/a), con una perdita netta di 3,9 mln, superiore ai ricavi stessi.

“Tutto è sbagliato”, ha detto Andrew Left, fondatore di Citron Research, che lo scorso anno ha aperto posizioni short sul titolo. “È solo un nome carino che ha attirato l’attenzione degli investitori retail”.  Gli short complessivi su Blink – un indicatore della quantità di scommesse short sul titolo – è sceso a meno del 25% delle azioni free-floating da oltre il 40% a fine dicembre.
Sempre Left lo scorso novembre aveva affermato in un tweet che “è un insulto agli altri operatori del settore dei veicoli elettrici (Ev) definire Blink come un’azione Ev”, aggiungendo che “Questa è una beffa da 1 miliardo di dollari” (la capitalizzazione di allora di Blick, che ora vale più del doppio).
Come rimarca Bloomberg, per i venditori allo scoperto, una delle cose che ha lanciato l’allarme è che diverse figure legate a Blink, tra cui il ceo Michael Farkas, erano legate a società che anni fa gestivano una serie di regolamenti sui titoli.