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Mps, Sileoni (FABI): ‘non accetteremo nè spezzatino né macelleria sociale. A quel punto meglio banca pubblica’

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“Lo dico con chiarezza: non accetteremo lo spezzatino né una macelleria sociale. Con la Fisac Cgil di Nino Baseotto e con gli altri sindacati siamo perfettamente in linea. Sarebbe auspicabile ottenere una proroga dalla Bce per aspettare tempi e modalità migliori per un eventuale disimpegno dello Stato. Se invece rimarrà per sempre pubblica vorrà dire che il governo avrà ottenuto un importante successo che andrà riconosciuto”.

Mps: segretario generale FABI Lando Sileoni afferma: se deve essere macelleria sociale allora meglio banca pubblica
A picture shows the logo of Italian bank Monte Dei Paschi di Siena (BMPS) on January 16, 2017 in Milan. (Photo by GIUSEPPE CACACE / AFP) (Photo by GIUSEPPE CACACE/AFP via Getty Images)

Insomma “meglio la banca pubblica della macelleria sociale”. Così Lando Sileoni, segretario generale della Fabi, il principale sindacato dei bancari, in un’intervista rilasciata a La Stampa, parla del caso Mps: la banca che, sembra, nessuno vuole  tanto che lo Stato, azionista di maggioranza dal 2017 con una quota del 68%, starebbe valutando l’opzione di posticipare la sua uscita dal capitale a oltre il 2021: ipotesi rilanciata ormai da diverse fonti.
In un momento in cui si parla tanto di risiko bancario, febbre M&A, voglie varie di fusioni e di acquisizioni, Sileoni lo fa capire chiaramente: ok alle aggregazioni tra gli istituti di credito, a patto che l’occupazione venga salvaguardata.
E, nel caso del Monte dei Paschi di Siena, sempre se si trovasse un acquirente, ci sarebbe il rischio di oltre 10 mila esuberi. A quel punto, per Sileoni, sarebbe davvero meglio lasciare la banca in mani pubbliche.
Riguardo alla fusione che sta andando avanti e che ha inaugurato un nuovo ciclo di M&A nel settore bancario in Italia, ovvero quella tra Intesa SanPaolo e Ubi Banca, con la conseguente cessione degli sportelli a Bper, Sileoni fa notare la “cultura sociale ed innovativa” di Intesa, e “la fortissima simbiosi con il territorio e un importante senso di appartenenza dei lavoratori” che caratterizzano Ubi Banca. Bper invece, “è un serio e solido gruppo bancario in veloce crescita ma tutto centrato su Modena“. Di conseguenza, “per il successo dell’operazione, devono essere salvaguardate le professionalità di Ubi e noi siamo pronti a difenderle. Solo così l’integrazione avrà successo”.
Prossima grande protagonista del risiko bancario è, anche per la FABI di Sileoni, Banco BPM:
Bpm Banco dovrà per forza crescere in dimensioni: se salvaguarderà l’occupazione anche attraverso progetti seri a sostegno dei territori e della clientela la sosterremo. Stesso discorso per Unicredit e Credit Agricole“.
E certo di Banco BPM si è parlato parecchio nelle ultime settimane, soprattutto in merito a un presunto forte interesse da parte della francese Credit Agricole, che avrebbe scaricato invece Creval. I francesi di Credit Agricole avrebbero sbattuto tra l’altro la porta in faccia, tra le altre cose, a Mps. Su BPM lo stesso amministratore delegato Giuseppe Castagna si è espresso, qualche giorno fa, sul consolidamento bancario in Italia che, a suo avviso, soprattutto dopo l’operazione Intesa-Ubi, andrà avanti.