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Mps, Bce e Ue suonano campanello d’allarme. Aumento di capitale da 2,5 miliardi urgente, insieme a M&A (con UniCredit) entro marzo

QUOTAZIONI Bca Mps
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Mps: torna di nuovo protagonista la martellante opzione di un matrimonio con UniCredit, con tanto di pressing da parte del Tesoro e della Bce, e a dispetto dei desiderata del M5S, e tanto meno dei voleri del numero uno della FABI Lando Maria Sileoni, che sogna un polo a tre con Carige e Pop Bari.

Mps: rumor parlano di pressing Bce su aumento di capitale contestualmente a M&A (con UniCredit) entro marzo
This picture taken on January 19, 2016 shows the logo of the Monte Dei Paschi di Siena bank in Milan. – Italian banking stocks saw another day of meltdown on January 19, 2016 as skittish investors were spooked by the country’s burgeoning toxic loan crisis. The world’s oldest bank, Banca Monte dei Paschi di Siena (BMPS), was hit hardest and was briefly suspended from trading following an equally bleak on January 18 which saw stocks plummet across the board. (Photo by GIUSEPPE CACACE / AFP) (Photo by GIUSEPPE CACACE/AFP via Getty Images)

Stando a quanto riportato da Il Messaggero, la Bce vorrebbe che la ricapitalizzazione e l’operazione M&A salva Mps avvenissero contestualmente, “in tandem”.
Le autorità europee reputerebbero inoltre urgente l’aumento di capitale, per un importo di 2,5 miliardi di euro:
“La Vigilanza europea potrebbe chiedere d’urgenza una ricapitalizzazione per rialzare il Cet1, che potrebbe essere fino a 2,5 miliardi: ma essa dovrà avvenire in tandem con il merger”, come richiesto dalle autorità Antitrust europee e anche dalla Bce, “affinché il nuovo assegno staccato dal Mef (1,7 miliardi la sua quota-parte) non venga classificato come aiuto di Stato e quindi da restituire”.
Fino a qualche giorno fa si parlava invece di un aumento di capitale che sarebbe avvenuto in ogni caso prima di un eventuale matrimonio con una qualsiasi banca.
La girandola di rumor e di vari dichiarazioni non ha tenuto però in considerazione che il futuro della banca senese non potrà prescindere dalle decisioni che verranno prese  a Bruxelles, per la precisione dal Dg Comp.
L’operazione di ricapitalizzazione preventiva lanciata dallo Stato nel 2017, che fece diventare il Tesoro italiano primo azionista di Mps, avvenne infatti grazie a un accordo con l’Ue. Questo accordo stabilì che, con la regia dello Stato, Mps avrebbe dovuto avviare una ristrutturazione dei costi.
Altra condizione – ricorda il quotidiano romano – è che “l’intervento pubblico fosse sufficiente a confezionare una vendita, o fusione di una società risanata con il bilancio 2021″.

Mps e perdita monstre di oltre 2 miliardi, urgente la ricapitalizzazione

Piccolo dettaglio: Mps è tutto fuorché risanata. E a Bruxelles, così come a Francoforte, lo sanno bene, visto che, ben prima dell’annuncio della banca di procedere a una ricapitalizzazione, circolavano rumor di richieste della Bce al Tesoro per facilitare una qualsiasi operazione di M&A.
Il Messaggero sottolinea ora che, con un “rendiconto 2020 che potrebbe registrare una pesante perdita di oltre 2 miliardi“, la vigilanza Ue avrebbe fatto già capire al Mef l’urgenza di intervenire a marzo con una operazione di aumento di capitale. Riguardo ai 10 miliardi di rischi legali, la soluzione sarebbe “uno spin off a favore di Fintecna”, come era trapelato da precedenti indiscrezioni.
Tutto questo mentre i mercati attendono con trepidazione l’esito della riunione del cda, in calendario dopodomani, giovedì 17 dicembre.
E’ allora che saranno resi noti i dettagli del piano strategico dell’ad Guido Bastianini che, scrive ancora il Messaggero, “prevede 2.600 esuberi, un taglio dei costi per 500 milioni e 50 filiali Mps in meno”.
In vista di un matrimonio con UniCredit che, a dispetto dei 5 Stelle, sembra comunque che ci sarà sempre entro il mese di marzo 2021. La soluzione, per permettere che le nozze siano neutre sul capitale di Piazza Gae Aulenti, risiederebbe ancora sulle DTA da quasi 3 miliardi. A tal proposito, il Tesoro starebbe mettendo a punto proprio la norma sul regalo di Stato che andrà a chi si accollerà il Monte di Stato.