Notizie Notizie Mondo Meta, Microsoft e Alphabet: post conti. Timori spese legate all’Ai

Meta, Microsoft e Alphabet: post conti. Timori spese legate all’Ai

30 Ottobre 2025 10:24

Tutti gli occhi del mercato erano rivolti ai numeri trimestrali di alcuni pesi massimi tech di Wall Street. Ieri a mercati chiusi sono arrivati, in particolare, i risultati di Meta, Microsoft e Alphabet (tre dei Magnifici 7).

C’è però un elemento di preoccupazione su cui sembra essersi concentrato maggiormente il mercato: ossia la corsa agli investimenti in intelligenza artificiale e  sull’effettivo ritorno dell’investimento.

Ma vediamo ora nel dettaglio i numeri delle tre big tech Usa.

Microsoft giù nel pre-market

I risultati di Microsoft hanno battuto le stime nel primo trimestre fiscale, grazie a una forte performance nel settore cloud, ma il titolo ha perso terreno nelle contrattazioni estese, a causa delle aspettative elevate e di qualche preoccupazione per le spese legate all’AI.

I ricavi totali hanno raggiunto i 77,67 miliardi di dollari, superando la previsione di 75,55 miliardi del consensus di Bloomberg.

Il segmento Microsoft Cloud ha generato ricavi per 49,1 miliardi di dollari, rispetto a 48,6 miliardi attesi. In particolare, l’Intelligent Cloud ha toccato i 30,9 miliardi (stima 30,18 miliardi), mentre Azure e altri servizi cloud hanno registrato una crescita del 39% al netto delle variazioni di cambio, superando il +37,1% previsto.

Sotto la lente del mercato questa voce: ossia le spese in conto capitale. Il dato, inclusi i beni acquisiti tramite leasing finanziario, è stato pari a 34,9 miliardi di dollari, a fronte di 30,06 miliardi di dollari previsti. Nonostante un utile per azione di 3,72 dollari e un reddito operativo di 37,96 miliardi, superiore ai 35,1 miliardi previsti, le azioni di Microsoft perdono terreno nel pre-market a Wall Street.

Meta a picco: cosa ha deluso il mercato?

Meta a picco nel mercato afterhour nonostante i conti positivi, dopo le parole del Ceo Zuckerberg sull’aumento della spesa per l’intelligenza artificiale.

Nel terzo trimestre, Meta ha riportato un fatturato di 51,24 miliardi di dollari, con un incremento del 26% su base annua, superando le stime di 49,59 miliardi. I ricavi pubblicitari hanno raggiunto i 50,08 miliardi, anch’essi in crescita del 26% rispetto all’anno precedente. Inoltre, i ricavi della ‘Family of Apps‘ di Meta sono stati di 50,77 miliardi, mentre i ricavi di Reality Labs hanno visto un aumento del 74%, raggiungendo i 470 milioni di dollari.

L’utile operativo è aumentato del 18% a 20,54 miliardi, mentre l’EPS è risultato pari a 1,05 dollari, rispetto a 6,03 dollari di un anno fa.

Per il quarto trimestre Meta prevede ricavi compresi tra i 56 e i 59 miliardi di dollari, leggermente superiori alle aspettative degli analisti, che si attestavano sui 57,38 miliardi di dollari.

Per l’anno in corso, Meta stima che le spese totali si aggireranno tra i 116 e i 118 miliardi di dollari, un aumento rispetto alla previsione precedente di 114-118 miliardi. Anche le spese in conto capitale sono previste in aumento, con una stima tra i 70 e i 72 miliardi di dollari, rispetto alla precedente di 66-72 miliardi.

Mark Zuckerberg ha promesso che Meta Platforms investirà in modo ancora più incisivo nell’intelligenza artificiale nel prossimo anno, sollevando preoccupazioni tra gli investitori sul ritorno sull’investimento.

Anche in questo caso, gli investitori si sono soffermati su questxo messaggio. Le spese in conto capitale di Meta saranno “notevolmente maggiori” il prossimo anno, con una spesa prevista fino a 72 miliardi di dollari nel 2025, e le spese totali “cresceranno a un tasso percentuale significativamente più rapido nel 2026 rispetto al 2025”, ha dichiarato.

Le azioni della società sono scese nelle contrattazioni estese dopo l’annuncio, segnalando un cambiamento di sentiment da parte degli investitori riguardo alla continua spesa per le capacità di intelligenza artificiale

Google: i numeri del terzo trimestre

Le azioni di Alphabet hanno visto un incremento nel trading after-hour, a seguito della pubblicazione dei risultati del terzo trimestre che hanno sorpreso positivamente gli analisti. Questi ultimi si sono mostrati particolarmente ottimisti riguardo al business del cloud computing dell’azienda.

Il fatturato dell’azienda nel terzo trimestre, esclusi i compensi ai partner, è salito a 87,5 miliardi di dollari, superando gli 85,1 miliardi di dollari previsti in media dagli analisti. Ad alimentare le vendite, un’impennata della domanda di servizi cloud e di intelligenza artificiale.

L’amministratore delegato di Alphabet, Sundar Pichai, ha affermato che l’intelligenza artificiale sta generando risultati aziendali concreti in tutta l’azienda, con un fatturato derivante da prodotti basati sui modelli di AI generativa di Google in crescita di oltre il 200% rispetto all’anno precedente.

Il reddito operativo è salito del 9,5% a 31,23 miliardi di dollari, meno dei 32,11 miliardi stimati.

L’utile netto è stato di 2,87 dollari per azione, rispetto alla stima di Wall Street di 2,26 dollari.

Per il full year, Alphabet prevede una spesa in capitale da 91 a 93 miliardi di dollari, rispetto a 85 miliardi precedentemente stimati.

Investimenti in intelligenza artificiale, un tema che sta mettendo alla prova la pazienza del mercato?

Le principali aziende tecnologiche al mondo stanno scommettendo su un futuro sempre più basato sull’intelligenza artificiale, alimentato da giganteschi complessi di data center. Ora che l’ingente costo di questa spinta sta via via diventando più chiaro agli occhi di tutti, la pressione inizia a vedersi a Wall Street.

Come ricorda Bloomberg, i tre leader tech – Alphabet, Meta Platforms e Microsoft – hanno accumulato insieme circa 78 miliardi di dollari in capital expenditure lo scorso trimestre. Un aumento dell’89% rispetto all’anno precedente.

“La maggior parte di questa liquidità è stata destinata alla costruzione di data center e alle unità di elaborazione grafica e ad altre apparecchiature per il loro funzionamento. Ognuna di esse ha alzato le proprie previsioni di spesa futura. Questo è stato sufficiente a mettere sotto pressione gli investitori abituati ad aspettarsi spese enormi“, si legge nell’articolo di Bloomberg.