Fed: tassi giù dello 0,25% ma Powell non dà per scontato un altro taglio a dicembre
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L’ulteriore sforbiciata ai tassi di interesse sui fed funds americani è arrivata come previsto. La Federal Reserve guidata da Jerome Powell ha annunciato un taglio di un quarto di punto percentuale, portandoli ad un range tra il 3,75% e il 4%.
Si tratta del secondo taglio dei tassi quest’anno e il livello più basso raggiunto dai tassi dalla fine del 2022.
Il presidente della Fed, nella conferenza stampa a seguito dal comunicato, ha sottolineato come tra i membri del Fomc, il braccio di politica monetaria della banca centrale americana, vi sia stato una “decisa” divergenza di vedute sulla direzione da prendere nella riunione di dicembre, l’ultima del 2025. Questo fa pensare che un ulteriore taglio di tassi non sia per nulla scontato.
In questa riunione la decisione di ammorbidire la politica monetaria è stata presa con il favore di tutti i membri del Fomc, ad eccezione di Stephen Miran, che avrebbe preferito un taglio più deciso, pari a mezzo punto percentuale, e di Jeffrey Schmid, che ha votato per mantenere i tassi invariati.
Con l’impasse del Congresso mancano i dati ufficiali: incertezza potrebbe portare più cautela nel Fomc
La peculiare situazione in cui si trova la Federal Reserve è quella di dover prendere decisioni in mancanza di gran parte di dati e indicatori macroeconomici ufficiali per via dell’impasse politica al Congresso che ha provocato lo stop delle operazioni dei servizi pubblici americani.
Powell ha detto che la Fed è in grado di ottenere un quadro abbastanza accurato utilizzando dati da fonti diverse da quelle governative ma che un elevato livello di incertezza potrebbe anche avere effetti sul meeting di dicembre.
“Ci arrivano un po’ di dati sull’inflazione, altri sull’attività economica. Ci faremo un’idea di come vanno le cose”, ha detto Powell. Tuttavia, se in dicembre “ci sarà un grande livello di incertezza, questo potrebbe essere un argomento a favore della cautela”.
Powell ha poi detto che tra i membri del Fomc sta crescendo l’idea che possa essere il caso di terminare l’anno prendendosi una pausa di riflessione senza operare quindi ulteriori tagli.
“Abbiamo tagliato due volte”, ha detto Powell, “C’è un coro crescente di voci che ora pensano si debba almeno aspettare un ciclo, o una cosa del genere”.
Disoccupazione: la Fed sta monitorando “licenziamenti molto attentamente”
Il tema dell’occupazione è stato centrale in questa ultima decisione. Powell ha detto che la Fed sta monitorando la situazione occupazionale “molto, molto attentamente”, dopo una serie di licenziamenti avvenuti di recentemente tra le file di molte grandi aziende americane. “Vediamo un numero significativo di aziende che annunciano di non assumere o che stanno proprio licenziando, e molto spesso parlano di AI e di cosa può fare”, ha detto il numero uno della Fed.
Questa settimana, per esempio, Amazon ha detto che taglierà 14.000 posti di lavoro, mentre UPS ha annunciato il taglio di 48.000 dipendenti.
Proprio l’intelligenza artificiale è stato un tema su cui Powell si è soffermato più volte nella conferenza stampa. Ha detto di non pensare che le decisioni della Fed possano avere un impatto sugli enormi investimenti del settore tecnologico di questi tempi. “Non penso che le spese per costruire i data center in tutto il paese sia particolarmente sensibile ai tassi d’interesse”, ha detto Powell, “Sono basate su progetti di lungo termine”.
Powell sull’inflazione: senza dazi non sarebbe tanto male
Il numero uno della Fed ha poi detto che se si togliesse l’effetto dei dazi commerciali di Donald Trump l’inflazione non andrebbe male. “L’inflazione, senza i dazi, non è in realtà molto lontana dal nostro obbiettivo del 2%”, ha detto.
Powell ha aggiunto che l’istituto centrale stima che l’effetto dei dazi rappresenti circa cinque o sei decimi dell’indice PCE dei prezzi al consumo, il principale termometro dell’inflazione utilizzato dalla Fed. Powell ha detto che in termini concreti ciò significa che, escludendo i dati, il PCE core sarebbe in un range tra il 2,3% e il 2,4%. Ha poi reiterato un punto di vista già espresso in precedenti riunione, ossia che l’effetto dei dazi sarà probabilmente una tantum. “Per quanto riguarda l’inflazione da dazi, l’opinione di base è che arriverà e aumenterà ulteriormente ma, si tratterà di un aumento straordinario”.