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Messina (Intesa SanPaolo): target Bce su NPL eccessivi, gestione Ue di Tercas inizio dell’incubo

“Non credo che la banca parteciperà al consolidamento europeo – ha detto il manager all’FT, facendo riferimento a un’analisi condotta dallo stesso istituto, secondo cui un deal di M&A transnazionale …

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Già qualche mese fa, in occasione del World Economic Forum in corso a Davos, il numero uno di Intesa SanPaolo Carlo Messina si era fatto avanti indossando le vesti di paladino dell’Italia. In quell’occasione, a dispetto del downgrade arrivato dall’Fmi – che tra l’altro, per lui, non era stato corretto – l’ad si era fatto sponsor del paese, lanciando il suo ‘Buy Italia’.

Oggi, in un’intervista rilasciata all’FT, il dirigente ha sferrato un attacco alla Bce per la pressione che, a suo avviso, continua a esercitare sulle banche italiane. Messina non ha parlato ‘solo’ di questo: riguardo a Intesa SanPaolo, il ceo ha confermato di essere in trattative con Prelios, puntando a un accordo che possa ridurre ulteriormente i crediti deteriorati. E’ inoltre improbabile, ha aggiunto, che la banca – tra le principali in Europa in termini di valore di mercato – partecipi al risiko bancario che si sta delineando in Europa.

“Non credo che Intesa SanPaolo parteciperà al consolidamento europeo – ha detto all’FT, facendo riferimento a un’analisi condotta dallo stesso istituto, secondo cui un deal di M&A transnazionale apporterebbe “sinergie davvero molto limitate”.

La strategia di Intesa sembra così destinata a essere molto diversa da quella di UniCredit che, secondo indiscrezioni recenti, punterebbe a un accordo con la tedesca Commerzbank (a sua volta in trattative per una fusione con Deutsche Bank, per creare un campione nazionale tedesco) o con la francese Société Générale”.

La vera priorità per il manager è puntare su questioni sociali. Altrimenti, ha detto Carlo Messina, ‘non avremo un futuro”. L’Ft ricorda come il ceo sia stato spesso in prima linea, nel bel mezzo delle tensioni esplose tra l’Italia e l’Europa non solo riguardo al problema degli NPL (crediti deteriorati) durante la crisi dei debiti sovrani, ma anche per la legge di bilancio del governo M5S-Lega. Quelle tensioni, lo scorso autunno, avevano alimentato la paura degli investitori, facendo risalire di nuovo lo spread e scatenando  nuove paure su quel doom loop su cui è tornato a lanciare un avvertimento anche l’Fmi.

Quei diktat della Bce volti a ridurre i crediti deteriorati sono stati reputati inoltre eccessivi. In particolare, i target fissati sono, secondo Messina, “un errore, da un punto di vista sociale”. Sociale è stata una parola proferita più volte dal manager di Intesa SanPaolo, banca che ha aumentato tra l’altro le donazioni per combattere la povertà, lanciando diverse iniziative sociali.

D’altronde, ha ricordato Messina al Financial Times, i dati ufficiali mostrano che il numero degli italiani che vivono in condizioni di assoluta povertà è salito al 7% della popolazione. Questo significa che il governo M5S-Lega ha avuto ragione a “dare priorità alla situazione sociale in cui versa il paese”.

Insomma:

“la vera priorità è che abbiamo bisogno di investire in questi problemi sociali, altrimenti, non avremo un futuro“.

Carlo Messina ha detto di appoggiare anche la decisione dell’esecutivo di mettere a disposizione dei risparmiatori retail truffati nelle precedenti crisi bancarie 1,5 miliardi di euro per i risarcimenti. “L’Ue deve capire che ci deve essere un risarcimento”.

Non poteva mancare una critica alla Commissione europea per come ha gestito il caso Tercas (che ha portato il numero uno dell’Abi, Antonio Patuelli, a invocare le dimissioni della commissaria Ue alla concorrenza Margrethe Vestager): un “errore incredibile” e “l’inizio dell’incubo in cui (l’Italia) è stata costretta a gestire una situazione di crisi”.

Tornando al capitolo della pulizia di bilancio, Messina ha affermato che Intesa SanPaolo ha in mente “un target chiaro” per velocizzare la riduzione dei crediti UTP, ovvero crediti cosiddetti ‘unlikely to pay’, senza imporre un costo ai suoi azionisti. L’FT ricorda che, alla fine del 2017, il bilancio della banca italiana era ingolfato da NPL, su base netta, pari a 25,5 miliardi di euro, divisi in modo quasi equo tra bad loans e UTP. Negli ultimi due anni, l’istituto ha più che dimezzato il carico dei bad loans, ragion per cui il prossimo passo logico è concentrarsi sugli UTP. Le trattative Prelios vanno in tal senso.

Messina ha parlato anche di economia italiana, vittima di ripetuti downgrade degli ultimi giorni arrivati con il Def e i vari alert lanciati dall’Fmi. A suo avviso, il Pil italiano recupererà nel secondo semestre di quest’anno, con le aziende che tornano a investire di nuovo dopo le elezioni europee di maggio. Ma il dirigente si è detto d’accordo sulla necessità – di cui hanno parlato diverse istituzioni – di tagliare il debito monstre italiano, che ammonta a 2,5 trilioni di euro.

Nel commentare poi quelli che la stampa italiana ha definito attacchi, da parte del governo, nei confronti di Bankitalia, il dirigente ha detto di “non essere convinto” che Roma sia “contro queste istituzioni”, e ha mostrato tutta la sua fiducia nella figura del presidente Sergio Mattarella.

“In ogni caso abbiamo Mattarella, che è il vero punto di equilibrio del paese”.

Sull’iniziativa della Nuova Via della Seta promossa e lanciata dal governo, Messina ha detto che Intesa Sanpaolo ha siglato un accordo che potrebbe portarla ad aprire una boutique finanziaria o una divisione di private banking in Cina. “Ma in termini di sicurezza – ha detto – il posto dell’Italia è con gli Usa e nella Nato”.