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Meme stocks: the Party is Over? AMC -41% da inizio mese. Male anche GameStop, che riceve ora sonoro schiaffo da Netflix

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Brutto periodo per le meme stocks, con AMC Entertainment che continua a perdere terreno dall’inizio del mese e che, con il tonfo pari a -15% della giornata di ieri, si ritrova ad aver perso in questa prima metà di luglio il 41% e a valere $33 circa, meno della metà rispetto al record di sempre testato all’inizio di giugno, a $72,62.

Le cose vanno male anche per GameStop, ex regina delle meme stocks e oggi vittima di Netflix: dall’inizio del mese, il titolo ha perso più del 21%.

Stessa storia per le new entry nel mondo delle meme stock Clover Health e Clean Energy Fuels, che sono crollate rispettivamente del 34,8% e del 22,6% nello stesso arco temporale.

Certo, il trend dall’inizio dell’anno resta per alcuni analisti fin troppo positivo: AMC ha incassato nel 2021 un guadagno superiore a +1.400%, GameStop ha segnato un rally di oltre +780%, grazie alla febbre esplosa tra i trader amatoriali, che hanno coordinato le loro puntate bullish sui vari forum e social network, come la chat room WallStreetBets di Reddit, lanciando una vera e propria sfida contro le scommesse short degli hedge fund.

Proprio i buy scatenati hanno portato GameStop a dire addio all’indice delle small cap Russell 2000 e a fare il suo ingresso nell’indice Russell 1000, quello di cui fanno parte le large cap.

Quei buy sono ora andati in ferie? “Sebbene i ribassi di questi asset price siano stati rapidi, i loro livelli rimangono storicamente elevati, fattore che potrebbe scatenare ulteriori problemi nel futuro”, avverte in una nota riportata dalla Cnbc Maneesh Deshpande, responsabile della divisione di strategia Usa sull’equity e sui derivati globali di Barclays.

D’altronde, gli short seller non mollano la presa, nonostante abbiano sofferto molte perdite all’inizio dell’anno, a causa delle loro puntate ribassiste sui titoli. Basta guardare ai dati snocciolati dalla società S3, che mostrano come gli short interest siano balzati nell’arco delle ultime settimane.

Oggi, contro GameStop, c’è anche la notizia che vede protagonista Netflix. Nella società è entrato Mike Verdu, un nome altisonante nel mondo dei videogame.

Verdu ha lavorato finora per Facebook, ricoprendo la carica di vice direttore generale della divisione di contenuti di realtà virtuale e realtà aumentata. La sua assunzione sta alimentando sui mercati le speculazioni sulla possibile intenzione di Netflix di espandersi nel mercato dei videogiochi.

Prima dei suoi due anni nella società di Mark Zuckerberg, Verdu aveva lavorato per le società di videogame Electronic Arts, Kabam, Zynga e Atari, a partire dalla fine degli anni ’90.

Il suo arrivo nel gigante Netflix sa di sonoro schiaffo per GameStop, attiva proprio nel segmento dei videogame.

Il gruppo sta attraversando tra l’altro una fase cruciale, dopo aver raccolto $1,7 miliardi di ‘mezzi freschi’ con la vendita delle sue azioni, al fine di perseguire l’obiettivo di crescere nel settore dell’e-commerce. Per centrare l’obiettivo e andare avanti con la sua nuova strategia, la società ha anche assunto lo scorso mese un dirigente ex Amazon.

Ma la mossa non è stata evidentemente sufficiente a mantenere alto l’interesse sul titolo, che nelle ultime settimane è capitolato.

E’ possibile che le meme stocks stiano scontando un ipotetico effetto Michael Burry. In un’intervista rilasciata a Barron’s, Mr Big Short ha ripetuto infatti di credere che le meme stock siano destinate a un crash simile a quello che fece sgonfiare la bolla dot-com e, anche, la bolla immobiliare, negli ultimi decenni.

Dai dati di FactSet emerge inoltre che nessun analista di Wall Street che ha una copertura su AMC e GameStop ha un rating “buy” su questi titoli.

Tornando a Netflix, facendo entrare nel suo team un guru dei videogiochi del calibro di Mike Verdu, il colosso di video streaming sarebbe pronto ormai  a puntare con più decisione su un mercato, quello dell’online gaming, che sta diventando sempre più competitivo e che, nel suo caso, potrebbe contare su un bacino di utenti superiore a 200 milioni di abbonati.

Anche le altre Big Tech come Amazon, Google e Microsoft si stanno facendo strada nel settore.