Notizie Europa Medio Oriente, Lagarde lancia l’allarme: i mercati ignorano i veri rischi dello shock energetico

Medio Oriente, Lagarde lancia l’allarme: i mercati ignorano i veri rischi dello shock energetico

27 Marzo 2026 11:20

Christine Lagarde torna ad accendere i riflettori sui rischi economici legati al conflitto in Medio Oriente, invitando i mercati a non sottovalutare la portata dello shock. In un’intervista a The Economist, la presidente della Bce ha richiamato l’attenzione sui danni alle infrastrutture energetiche, avvertendo che le conseguenze potrebbero risultare molto più pesanti di quanto oggi venga incorporato dagli operatori. Un quadro che riporta in primo piano i timori per crescita, inflazione e stabilità finanziaria.

Le parole rilasciate al settimanale arrivano all’indomani della conferenza di Francoforte, durante la quale Lagarde aveva già affrontato il tema degli shock geopolitici e delle possibili ricadute sulla politica monetaria, ribadendo che il Consiglio direttivo continua a seguire con attenzione l’evoluzione dello scenario.

Mercati troppo ottimisti davanti al rischio energia

Lagarde ha richiamato l’attenzione sui danni già subiti dalle infrastrutture energetiche, parlando di uno shock reale la cui portata, a suo avviso, potrebbe rivelarsi ben superiore a quanto oggi venga percepito. La presidente della Bce ha anche osservato che i mercati sembrano continuare a scommettere su un ritorno relativamente rapido alla normalità, mostrando un ottimismo che rischia di essere prematuro.

Secondo le valutazioni tecniche citate da Francoforte, infatti, i problemi legati a capacità produttiva, estrazione, raffinazione e distribuzione non sarebbero risolvibili in pochi mesi, perché una parte rilevante delle infrastrutture risulta già compromessa. “La maggior parte delle persone parla in realtà di anni”, ha detto, aggiungendo però che l’esperienza maturata in passato potrà fungere da guida. “Le conseguenze effettive si comprendono gradualmente, man mano che si esaminano i fatti, le ripercussioni sulle catene di approvvigionamento, il tipo di materie prime che risultano decisive per una determinata produzione manifatturiera”, continua Lagarde. Già mercoledì, in un discorso a Francoforte, la presidente ha affermato che la BCE agirà in modo deciso e rapido se l’attuale impennata dei costi energetici dovesse rischiare di innescare una fiammata inflazionistica più ampia, anche se per il momento l’istituto sta ancora valutando lo shock provocato dal conflitto.

“Questa è una crisi nella quale stiamo imparando quasi poco per volta, giorno dopo giorno, quali saranno le conseguenze effettive, quali Paesi saranno maggiormente colpiti, quali materie prime saranno più richieste”, ha detto a The Economist. Questo “porta a una valutazione ritardata della gravità dell’attuale crisi”, ha aggiunto.

Tassi, la Bce resta prudente

Sul fronte dei tassi, durante l’intervista Lagarde ha evitato indicazioni nette su un eventuale nuovo rialzo, spiegando che lo shock in corso potrebbe avere un’intensità elevata ma una durata limitata. Proprio per questo, la presidente della Bce ha ribadito la necessità di mantenere un approccio flessibile, senza irrigidirsi su schemi già utilizzati in crisi precedenti. Il messaggio arrivato da Francoforte è che ogni fase di tensione presenta caratteristiche proprie e richiede una valutazione autonoma, sia per la velocità di trasmissione degli effetti sia per le ricadute su inflazione, crescita e mercati.

Mercoledì, intervenendo alla conferenza “The ECB and Its Watchers” di Francoforte, Christine Lagarde ha spiegato che la Bce non reagirà in modo automatico allo shock energetico innescato dalla guerra in Iran, ma valuterà se il rincaro dell’energia sia destinato a restare circoscritto oppure a trasmettersi in modo più ampio a prezzi, salari e aspettative di inflazione. “Non agiremo prima di avere informazioni sufficienti sull’entità e sulla persistenza dello shock e sulla sua propagazione”, ha detto la presidente della Bce, chiarendo però che Francoforte non resterà immobile: “il nostro impegno a garantire un’inflazione del 2% nel medio termine è incondizionato”.

Nel suo intervento Lagarde ha sottolineato che, fino a poche settimane fa, il quadro dell’Eurozona appariva più favorevole, mentre ora prevale una “profonda incertezza sul percorso dell’economia”. Da qui la scelta di mantenere una linea flessibile, “riunione per riunione”, senza vincolarsi in anticipo sui tassi. Il messaggio di fondo è che la Bce considera lo scenario attuale diverso da quello del 2022, ma resta pronta a intervenire se lo shock dovesse diventare più ampio e persistente, perché, come ha avvertito Lagarde, “scostamenti ampi e prolungati richiedono un’azione di politica monetaria energica”.