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McDonald’s: l’addio alla Russia di Putin dopo 32 anni. Fine di un’era: con guerra Ucraina ‘business non più sostenibile e coerente con i nostri valori’

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E’ la fine di un’era, durata 32 anni, che ha visto McDonald’s prosperare in Russia: un’era iniziata nel 1976, in occasione delle Olimpiadi di Montreal, quando la catena di fast food consentì al team olimpico russo di utilizzare il suo marchio Big Mac Bus. Lo ha ricordato lo stesso attuale ceo Chris Kempczinski, in un messaggio inviato ai punti vendita, ai fornitori e al personale russi.

La missiva, ottenuta dal New York Times, ha ricordato l’esordio ufficiale del gigante americano in Russia, 14 anni più tardi, nel gennaio del 1990, quando il primo ristorante McDonald’s di Mosca aprì i battenti Altro segnale epico dell’avvento della globalizzazione e della conquista di nuovi mercati da parte delle multinazionali.

Ma l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia di Vladimir Putin dello scorso 24 febbraio 2022 ha cambiato i connotati del mondo intero, portando diversi colossi a dileguarsi pian piano dalla Russia.

McDonald’s ci ha messo un po’, visto che era capitolata alle richieste dei consumatori pronti a boicottare i prodotti, ma non del tutto.

Russia: pressioni boycott anche su CocaCola e Pepsi

Agli inizi di marzo, e insieme ad altri titani del calibro di PepsiCo e Starbucks, il gruppo aveva sospeso le proprie operazioni, senza lasciare però la Russia, a fronte dei vari #BoycottCocaCola, #BoycottPepsi e #BoycottMcDonalds e agli appelli lanciati dall’attore Sean Penn  e da altre personalità del mondo dello spettacolo a recidere ogni legame con il paese di Putin.

Così aveva tuonato l’attore Sean Penn:

Fino a quando Coca-Cola, PepsiCo e McDonald non sospenderanno i loro affari in Russia, i cittadini americani disporranno di un modo molto semplice e sicuro di essere al fianco dell’Ucraina. Tutti tra noi possiamo sospendere l’acquisto dei loro prodotti e chiedere ai nostri amici di fare la stessa cosa”, aveva scritto Penn.

McDonald’s aveva annunciato così la chiusura temporanea dei suoi 850 ristoranti in Russia, citando “la sofferenza inutile che sta colpendo l’Ucraina”.

In quel caso l’AD Chris Kempczinski aveva scritto in una lettera indirizzata ai ristoranti in franchising e ai dipendenti che la sospensione avrebbe riguardato tutte le operazioni attive in Russia. Il colosso dei fast food aveva tuttavia anche aggiunto che avrebbe continuato a pagare i suoi 62.000 dipendenti russi, e che la sua fondazione no profit Ronald McDonald House Charities avrebbe continuato a essere attiva nel paese.

McDonald’s: impossibile ignorare crisi umanitaria Ucraina

Oggi, la svolta storica annunciata dallo stesso colosso.

La crisi umanitaria provocata dalla guerra in Ucraina e il precipitare imprevedibile del contesto operativo  hanno portato McDonald’s a concludere che la continua proprietà del business in Russia non sia più sostenibile, né coerente con i valori di McDonald’s“.

McDonald’s, che ha più di 800 ristoranti e 62.000 dipendenti in Russia, ha annunciato di essere alla ricerca di un potenziale acquirente.

“Qualcuno potrebbe obiettare che garantire l’accesso ai beni alimentari e continuare a tenere decine di migliaia di cittadini alle proprie dipendenze siano la cosa giusta da fare. Ma è impossibile ignorare la crisi umanitaria provocata dalla guerra in Ucraina. Ed è impossibile immaginare che gli Archi Dorati possano rappresentare la stessa speranza e la stessa promessa che ci avevano portati a entrare nel mercato russo 32 anni fa”.

E’ arrivato insomma il momento di lasciare il paese e di vendere il proprio business a un acquirente locale.

McDonald’s, si apprende, toglierà così i famosi archi della sua ‘M” dai ristoranti, che dunque non utlizzeranno più il nome, il logo o il brand McDonald’s.

Che succederà però alla sua forza lavoro russa?

Le nostre “priorità – si legge nel comunicato – includono il cercare di assicurare che i dipendenti di McDonald’s in Russia continuino a essere pagati fino alla fine di qualsiasi transazione e che possano avere anche un’occupazone in futuro con chiunque sarà il potenziale acquirente”.

Il punto è che, si legge ancora nel comunicato, “il precipitare imprevedibile del contesto operativo ha portato McDonald’s a concludere che la continua proprietà del business in Russia non sia più sostenibile, né coerente con i valori di McDonald’s”.

McDonald’s: il ceo ricorda la storia del colosso in Russia

Il ceo ha ricordato nella lettera che l’apertura del punto di vendita in Russia, a Mosca, in quell’ormai lontano 1990, “fu una delle pietre miliari più entusiasmanti e di motivo di orgoglio, nella storia di McDonald’s. Dopo circa mezzo secolo di avversione provocata dalla Guerra Fredda, l’immagine di quegli archi dorati che brillavano nella piazza di Pushkin aveva inaugurato per molti, in entrambi i lati della Cortina di Ferro, l’inizio di una nuova era“.

Nuova era che si chiude drammaticamente nella giornata di oggi: “Questa non è stata una decisione semplice, così come non sarà semplice riuscire a concretizzarla, vista la dimensione del nostro business e le attuali sfide per chi opera in Russia – ha scritto ancora Kempczinski -ma lo stato finale è chiaro”.

Il Washington Post ricorda lo slogan di quei tempi che si apprestano a morire: “Se non puoi andare in America, vieni da McDonald’s a Mosca”.

“Abbiamo un impegno verso la nostra comunità globale ed è necessario che rimaniamo fermi nei confronti dei nostri valori – ha continuato il ceo – E il nostro impegno a rispettare i nostri valori significa che non possiamo più tenere lì i nostri archi”.

McDonald’s ha annunciato anche che i suoi ristoranti in Ucraina rimarranno chiusi e che nel frattempo continuerà a pagare i dipendenti ucraini.

Il sito Cnbc ricorda che la Russia e l’Ucraina incidono per il 2% circa nelle vendite di sistema del gigante Usa, contando per il 9% circa sul suo fatturato e per il 3% sul suo utile operativo.

L’uscita dalla Russia, ha informato il colosso Usa, si tradurrà in un onere non cash compreso tra 1,2 e 1,4 miliardi di dollari. La sospensione delle attività nel mese di marzo costeranno invece al gigante dei fast food $50 milioni al mese, per un valore di 5-6 centesimi per azione.