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Manovra, Dpb: stangata da oltre 4 miliardi su banche e assicurazioni. L’impatto nella nota di Equita

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Stangata su banche e assicurazioni: è quanto emerge dal Dpb, il documento programmatico di bilancio che il governo M5S-Lega ha inviato a Bruxelles.

‘Reddito di cittadinanza finanziato con tagli a banche e assicurazioni: così si ottengono 4 dei 6,6 miliardi che servono‘, scrive il Corriere della Sera. ‘Banche e polizze, stretta da 4 miliardi, ma potrebbero pagare i correntisti’: avverte La Stampa. ‘Polizze Rc Auto, al Nord rischio aumenti fino al 40%’, lancia l’allarme Il Sole 24 Ore.

Spulciando la legge di bilancio M5S-Lega, si arriva a una conclusione che era stata già anticipata da più di una dichiarazione contro il settore bancario-assicurativo rilasciata dagli esponenti dell’esecutivo giallo-verde qualche settimana fa: banche e assicurazioni sono nel mirino di questo governo.

Come scrive il quotidiano di Confindustria nell’altro articolo pubblicato oggi: ‘Nel 2019 stabile il peso del fisco. Il ‘conto’ a banche e imprese’, “nel capitolo delle entrate tocca a imprese e banche il ruolo da protagoniste: arriva da loro almeno il 79,5% degli introiti aggiuntivi, 6,4 miliardi su 8 complessivi”.

Il Sole 24 Ore fa riferimento per l’appunto alle cifre che emergono dal Documento programmatico di bilancio (Dpb), che è stato inviato a Bruxelles, e che rappresenta l’ossatura della manovra per il 2019.

La Stampa conferma la stretta fiscale su banche e assicurazioni, valutata 4 miliardi e 200 milioni nel 2019: di fatto, “dalle banche, in generale, arriverà un contributo di 3,3 miliardi alla manovra, mentre è di 900 milioni l’incasso previsto dall’aumento degli acconti sui premi delle polizze”.

Sulla zavorra superiore ai 3 miliardi che peserà sulle banche, questa sarà dovuta all’introduzione di diverse misure contenute nel Dpb che Il Messaggero elenca così: “rinvio della deducibilità delle svalutazioni e perdite da credito (1 miliardo), svalutazioni per le perdite dai principi contabili spalmate su 10 anni (1,2 miliardi) e altri interventi fiscali non definiti (forse mancata deducibilità interessi passivi) per 1,2 miliardi. Ci sono poi 1,5 miliardi stanziati dal governo a favore dei risparmiatori delle banche fallite ma le risorse dovrebbero arrivare da altre fonti come i conti dormienti o la gara 5G”.

Per le assicurazioni, il cui settore pagherà 900 milioni e l’effetto è concentrato sul 2019 visto che si tratta di una rideterminazione degli acconti dell’imposta sui premi assicurativi. L’aliquota, si legge nel Dpb, “attualmente determinata nella misura del 59 per cento per l’anno 2019 e al 74 per cento per gli anni successivi, è rideterminata al 75 per cento per l’anno 2019, al 90 per cento nel 2020 e al 100 per cento dal 2021 a decorrere”.

Il problema, come fa notare La Stampa, è che esiste il rischio che “i maggiori costi vengano comunque scaricati su correntisti e assicurati”. Tra l’altro, la situazione in cui versano le banche non è delle migliori, se si considerano le perdite subite dai titoli legate al rialzo dello spread dall’insediamento del governo M5S-Lega e l’annoso problema del doom loop.

Equita su impatto manovra su banche da Dpb

Giovanni Razzoli di Equita commenta in una nota datata 16 ottobre dell’aumento della tassazione sulle banche, facendo notare tuttavia che le misure sono incerte:

“Secondo la stampa la manovra di governo dovrebbe prevedere un inasprimento della tassazione sulle banche ma non è ancora affatto chiaro di quali misure si tratti e quali siano gli importi in gioco. L’unico riferimento quantitativo ‘certo’ è legato all’allargamento del fondo per la tutela dei ‘risparmiatori truffati’ (v. azionisti BP Vicenza, Veneto Banca ecc) che verrebbe aumentato a €1.5mld (2% market cap del settore ), ammontare che secondo noi è ragionevole immaginare verrà posto a carico delle banche”

Fra le misure di cui si continua a parlare quanto all’inasprimento della fiscalità ci sarebbero:

  • introduzione di un limite (16%) alla deducibilità degli interessi passivi, misura già introdotta in passato (2004) e successivamente rimossa. In base ai nostri calcoli, questa iniziativa porterebbe €370mn di gettito annuo aggiuntivo con un impatto negativo del 4% sugli utili di settore.
  • Reintroduzione di un regime di parziale deduzione delle rettifiche su crediti, con un impatto negativo sulla cassa delle banche ma non sugli utili. In passato (fino al 2013) era consentita la deducibilità ai fini IRES ed IRAP delle perdite su crediti eccedenti una certa soglia (30bps sui crediti) in un periodo di 18 anni (poi ridotto a 5 anni). L’importo eccedente questa soglia generava DTA computabili nel CET1 con una ponderazione del 100% a fronte del pagamento di una fee al Governo (40bps). La reintroduzione di un regime di parziale indeducibilità delle rettifiche su crediti non avrebbe quindi impatto sugli utili perché le maggiori imposte dell’anno verrebbero compensate dalla DTA, mentre il CET scenderebbe di 6bps al 2020 per maggiori RWA. Il Governo beneficerebbe invece di un maggior gettito – in base ai nostri calcoli – di €2bn nel 2018 e di €5bn nel triennio.
  • Aumento degli acconti IRES che, stando alla nostra interpretazione, dovrebbe avere un impatto negativo sulla cassa delle banche ma non sugli utili.