Notizie Asset Class Commodity L’Opec+ spinge la produzione. Ora il prezzo del petrolio sarà tra 60-70 $

L’Opec+ spinge la produzione. Ora il prezzo del petrolio sarà tra 60-70 $

7 Luglio 2025 09:46

L’Opec+ inonda il mercato de petrolio  con un aumento della produzione più rapido del previsto a partire dal prossimo mese. Il nuovo incremento segna un’accelerazione della svolta strategica dell’Opec+, che da aprile ha abbandonato anni di tagli alla produzione in favore di un ritorno aggressivo sul mercato. In apertura oggi le quotazioni del petrolio continuano a calare. Il Wti arretra dell’1,01% a 66,32 dollari al barile. Il Brent perde lo 0,35% a 68,06 dollari al barile. L’Agenzia internazionale dell’energia prevede un surplus significativo, e banche come JPMorgan e Goldman Sachs stimano prezzi in discesa verso i 60 dollari al barile o meno nel quarto trimestre. Equita sta sui 68 dollari.

La decisione

Gli otto Paesi chiave dell’alleanza, Arabia Saudita, Russia, Emirati, Kuwait, Oman, Iraq, Kazakhstan e Algeria, hanno deciso sabato in videoconferenza di innalzare l’offerta di 548.000 barili al giorno da agosto, sorprendendo i mercati che si aspettavano un aumento più contenuto, sulla scia dei 411.000 barili già aggiunti nei mesi di maggio, giugno e luglio. Una mossa che punta a sfruttare la domanda robusta dei mesi estivi nell’emisfero nord e a riconquistare quote cedute a rivali come gli operatori di shale gas statunitensi. Secondo quanto riporta l’agenzia Bloomberg, l’Opec+ ha preso questa deciso basandosi su un “outlook economico globale stabile e fondamentali di mercato sani, come dimostrano le scorte di petrolio relativamente basse”.
I prezzi del petrolio sono aumentati bruscamente il mese scorso durante il sanguinoso conflitto di 12 giorni tra Israele e Iran, ma anche dopo che gli Stati Uniti hanno contribuito a mediare un accordo di pace dopo aver sganciato bombe su tre dei principali siti nucleari iraniani.

Lo scenario

Un altro step importante è atteso il 3 agosto, quando i Paesi produttori torneranno a riunirsi per valutare se aggiungere un altro aumento di circa 548.000 barili a Settembre, chiudendo così con un anno di anticipo il piano di riattivazione dei 2,2 milioni di barili al giorno di capacità tagliata nel 2023. Gli analisti iniziano dunque a prevedere un possibile surplus nella seconda parte dell’anno. Banche come JPMorgan e Goldman Sachs stimano prezzi in discesa verso i 60 dollari al barile o meno nel quarto trimestre. E i future sul Brent hanno già perso l’8,5% nel 2025, spinti dall’espansione dell’offerta e dall’incertezza legata alla guerra commerciale voluta da Trump, che potrebbe pesare sulla crescita globale.

Secondo Equita “il basso livello di scorte nel sistema e margini di  raffinazioni sostenuti, sono un’evidenza di un mercato in buon equilibrio”. Restiamo moderatamente positivi sul settore e i nostri titoli preferiti  – spiegano gli esperti – sono Eni e Tenaris. La nostra  ipotesi di Brent sul 2025 è al momento pari a 70 dollari al barile che implica un prezzo medio fino a fine  anno di circa 68 dollari al barile”.

Una conferma del calo dei prezzi del petrolio e l’indebolimento del dollaro statunitense sono stati i principali motori dei guadagni delle valute dei mercati asiatici emergenti fino a oggi, questo trend quindi potrebbe favorire questa asset class. La riduzione dei prezzi del petrolio mitiga il disavanzo delle partite correnti e rafforza la valuta dei Paesi importatori netti di petrolio a tutto beneficio di Filippine e India, per esempio.