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L’era Draghi vista ai due estremi: salvatore dell’euro o colpevole del perpetuarsi di un sistema così difettoso?

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Titoli di coda del mandato di Mario Draghi alla presidenza della Banca Centrale Europea. A succedergli Christine Lagarde, (ormai ex) direttore del Fondo Monetario Internazionale. E’ d’obbligo tracciare un bilancio, a grandi linee, del suo mandato. Come scrive Marshall Auerback su Economy for All, Draghi ha probabilmente salvato la zona euro dall’implosione anche se non è ancora chiaro se l’obiettivo della moneta unica fosse realmente valido o semplicemente Draghi ha perpetuato un sistema profondamente difettoso che ha creato miseria per milioni di persone.

I due grandi problemi della zona euro

Fin dall’inizio, in verità ci sono stati due problemi correlati nell’Eurozona. Uno, sottolinea Auerback, è la questione della solvibilità che Draghi ha sostanzialmente risolto con il suo programma di Quantitative easing. Una misura che ha avuto un successo clamoroso ma dal costo enorme. In base al programma, la BCE sarebbe intervenuta solo per sottoscrivere le obbligazioni e garantire così la solvibilità nazionale a condizione che il paese beneficiario effettuasse tagli alla spesa. Un po’ come dire, la mano destra che ruba dalla mano sinistra visto che le misure di austerità hanno semplicemente aggravato il problema della scarsa domanda dei consumatori e delle imprese e hanno costretto i governi interessati ad emettere ulteriore debito pubblico. Oltre alla solvibilità c’è un altro grande problema che attanaglia la zona euro e riguarda la domanda. L’Eurozona ha avuto a lungo una domanda insufficiente (soprattutto nei paesi del sud Ue a lungo sofferenti, come Grecia, Italia, Portogallo e Spagna, ma ora anche per la Germania). Si tratta di un problema fiscale, ma al momento non esiste una tesoreria degli “Stati Uniti d’Europa”, per cui i singoli paesi dell’Eurozona sono ancora lasciati a se stessi nelle decisioni di spesa.
Il problema della domanda si è aggiunto a quello della solvibilità, creando una situazione nefasta. “I paesi “salvati” dalla BCE erano come relitti zoppi, le cui gambe venivano spezzate ogni volta che cercavano di stare in piedi da soli. Sono sopravvissuti, ma a quale costo?” si chiede Auerback. In tutto questo Mario Draghi cosa ha fatto?
Come sottolinea Filippo Andrea Diodovich, Senior Strategist di IG, una delle critiche maggiori fatte all’ex numero uno della Bce è stata quella del meccanismo di trasmissione della politica monetaria sull’economia reale. La scelta del quantitative easing per immettere liquidità attraverso l’intermediazione delle banche non è stata efficiente per molti e bisognerebbe pensare ad altre soluzioni come il celebre “helicopter money” ovvero distribuire direttamente ricchezza alle famiglie e alle imprese. Il piano di QE, ricorda Diodovich, ha solamente aumentato la base monetaria ma non la moneta perché le banche nonostante gli incentivi per aumentare i prestiti hanno solamente tesaurizzato la liquidità in eccesso.
Durante il suo mandato come presidente della BCE, Draghi ha fatto molto per espandere il mandato della banca centrale in attività giuridicamente discutibili. E a quale costo, si chiede Auerback? “Gran parte del continente è rovinata da una generazione di giovani perduti, che non hanno mai sperimentato nulla che si avvicini lontanamente a un’occupazione sicura e a tempo pieno o alla sicurezza economica. La disoccupazione a due cifre è ancora diffusa in molte parti dell’UE, insieme all’aumento delle disuguaglianze, all’aumento delle lotte politiche e alla rinascita delle tensioni nazionaliste.
Ma l’analista di IG spende anche molte  parole positive per il mandato di Draghi. “Indubbiamente durante la guida di Draghi alla BCE c’è stato un sostanziale miglioramento delle principali variabili macroeconomiche ma è sulla crisi debitoria che il numero uno dell’istituto di Francoforte è riuscito a fare il colpo da fuoriclasse”. “Il “whatever it takes” pronunciato a Londra da Mario Draghi ha indubbiamente stabilizzato l’area euro”. “Nonostante le critiche – continua Diodovich – crediamo che Mario Draghi possa essere ricordato come uno dei migliori e più aggressivi banchieri centrali di sempre. Due le doti principali che vogliamo ricordare per Mario Draghi: la reputazione e la diplomazia”. “Il nostro giudizio sull’operato di Draghi è ampiamente positivo e crediamo che, fra molti anni, sarà citato nei libri di storia (economica ma non solo) come l’economista che ha salvato l’area euro”.