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Tre trappole comportamentali per investitori sotto stress, ma c’è un antidoto ai bias?

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Durante i periodi di crisi gli investitori sono sottoposti a un livello di stress molto elevato. Nell’ultimo trimestre abbiamo assistito a una volatilità di mercato fuori dalla norma e questa situazione amplifica ancora di più alcune condotte che possono essere in qualche misura attribuite a bias (ovvero distorsioni) comportamentali e cognitivi. Lo si legge nel report a cura di Andrea Rocchetti, Head of Investment Advisory di Moneyfarm, secondo cui i bias comportamentali e cognitivi fanno parte del normale comportamento degli investitori, ma in quest’ultimo periodo, con l’attenzione sempre più focalizzata sugli investimenti e il maggiore stress emotivo legato all’alta volatilità a cui abbiamo assistito sui mercati, diventano ancora più rilevanti. In particolare, Moneyfarm pone l’accento sull’avversione al rischio e sull’overconfidence (che in un certo senso rappresentano due facce della stessa medaglia), oltre che sul cosiddetto confirmation bias (bias di conferma) che riguarda il modo in cui vengono fruite le informazioni. Queste tre distorsioni del comportamento tendono a rafforzarsi reciprocamente e a mescolarsi con altre tendenze durante periodi estremamente volatili.

Avversione al rischio

Andrea Rocchetti parte da uno dei bias logicamente più prevalenti in questo periodo, l’avversione al rischio. Quando siamo esposti a una situazione di crisi siamo portati naturalmente a una diversa percezione del rischio che ci spinge verso atteggiamenti di protezione o cautela. Quando si parla di investimenti infatti diventa più probabile prendere decisioni irrazionali e percepire come più sicure strategie orientate al breve termine, a discapito di scelte lungimiranti.
Per avere un’idea della portata del fenomeno, possiamo analizzare i flussi del risparmio gestito riportati dalle mappe mensili di Assogestioni. Nel complesso l’industria italiana del risparmio gestito ha registrato oltre 13,7 miliardi di euro di deflussi netti solo nei primi 3 mesi dell’anno: un evidente cambio di tendenza rispetto all’ultimo trimestre del 2019 (+17,7mld), che ben evidenzia la ricerca di strumenti di protezione e di tutela. Molti di questi movimenti hanno seguito l’onda lunga dell’emotività. Liquidare la propria posizione può diventare un rischio se porta a scelte di investimento in grado di compromettere le prospettive di rendimento di lungo termine di un investimento.

Un indizio di comportamenti anomali da parte degli investitori arriva anche dal fronte dei Piani Individuali di Risparmio (i PIR), strumento di lungo termine per la clientela retail che offre un beneficio fiscale a patto che si resti investiti per almeno 5 anni. Ebbene, la raccolta da inizio anno è negativa per oltre 640 milioni (oltre la metà nel solo mese di marzo), e ci ricorda che non c’è beneficio fiscale che tenga senza metodo e pianificazione, soprattutto in un contesto di alta volatilità. I mesi che ci separano dalla fine dell’anno saranno critici per invertire la tendenza. Eppure, solo la partecipazione ai mercati finanziari, spiega Moneyfarm, può aiutare davvero a proteggere il valore del proprio patrimonio attraverso la diversificazione.

Overconfidence

Accanto al bias dell’avversione al rischio se ne cela un altro: l’overconfidence. Contrariamente a quanto si possa pensare, molti studi hanno dimostrato la persistenza di questo bias anche nei periodi di forte volatilità. Durante l’ultimo mese le ricerche effettuate su Google riguardanti i servizi di trading online sono cresciute del 50%. All’aumentare della volatilità abbiamo assistito a un crescente interesse dell’investitore retail per asset class particolarmente volatili.
Attraverso l’overconfidence che si scatena negli investitori che vogliono provare a salire sul carro del vincitore pensando che durante i periodi di volatilità sia più facile fare profitto attraverso operazioni di tipo speculativo. Nel loro approccio comunicativo le piattaforme di trading online cercano proprio di fare leva sul bias dell’overconfidence degli investitori, esaltando l’abilità di pochi nell’ottenere risultati elevati nel brevissimo termine. Senza voler fare di tutta l’erba un fascio, Moneyfarm ricorda che il fai-da-te non tutela completamente gli investitori perché li espone a strumenti finanziari spesso complessi e potenzialmente inadeguati al loro profilo (conoscenze finanziarie, attitudine al rischio, situazione patrimoniale, ecc.).

Confirmation bias

In uno scenario dominato da incertezza e preoccupazione per il futuro come quello che stiamo vivendo oggi, diventa rilevante anche il cosiddetto confirmation bias che si manifesta quando le persone selezionano (più o meno direttamente) prove che tendono a confermare una visione dei fatti precostituita, ignorando le evidenze contrarie. Da quando è scoppiata l’emergenza Covid-19 molto si è parlato di questo bias per spiegare il comportamento spesso ondivago delle autorità politiche, ma questo tipo di comportamento ha effetti lampanti anche sul comportamento degli investitori. Tradizionalmente il confirmation bias nel mondo degli investimenti è associato alla presunta drammatizzazione delle notizie finanziarie da parte dei media. In un panorama in cui l’informazione viene sempre più consumata attraverso canali non tradizionali che non offrono una mediazione professionale delle notizie e monotematici, questo bias diventa sempre più pericoloso.
Oggi siamo molto più autonomi nel reperimento delle informazioni, i motori di ricerca si presentano molto flessibili, performanti, “assecondano” in un certo senso l’utente. Ma se la ricerca è in capo all’investitore stesso, che digita in autonomia la sua query, anche l’informazione che otterrà sarà influenzata dai presupposti della ricerca. Guardando i volumi di ricerca ci si accorge che negli ultimi tre mesi le ricerche su parole chiave come “vendita azioni”, “grande recessione” e anche “crisi del ‘29” sono aumentate fino a cinque volte con picchi proprio nei giorni di maggiore volatilità.

C’è l’antidoto contro i bias?

In questo scenario complesso dove volatilità, bias degli investitori e dei media si intrecciano in modo turbinoso, il modo migliore per aiutare l’investitore a effettuare le scelte giuste è ancora, e a maggior ragione, la consulenza. Secondo Moneyfarm l’industria del risparmio continua a essere la miglior garanzia per gli investitori, specialmente in momenti in cui il mercato finanziario è messo a dura prova. Resta infatti l’unica soluzione in grado di offrire al risparmiatore una serie di tutele che, periodicamente e costantemente, vengono riviste, migliorate e rafforzate lungo tutto la filiera.
Mai come in uno scenario come questo, in cui le opportunità di investimento si moltiplicano al pari dei rischi, gli investitori hanno bisogno di consulenza, specialmente indipendente e priva di conflitti di interesse. I numerosi investitori che fanno parte del cosiddetto segmento mass market (ma anche mass affluent), potrebbero trovare più semplice e accessibile il fai-da-te e sarebbe un grave errore non fornirgli un’alternativa: l’industria deve continuare a farsi scegliere, ma deve anche scegliere di seguire questi clienti che spesso, ricevono servizi meno personalizzati.
Questo risultato può essere raggiunto favorendo scalabilità e accessibilità, abbracciando la tecnologia e il modello digitale in tutte le sue forme. L’industria del risparmio gestito, specialmente in momenti come questo, può giocare un ruolo chiave nel democratizzare i servizi d’investimento di qualità, senza lasciare indietro nessuno.