Notizie Notizie Italia La Tobin Tax raddoppia. Tutti gli effetti su Borsa, fondi, azioni ed Etf

La Tobin Tax raddoppia. Tutti gli effetti su Borsa, fondi, azioni ed Etf

15 Dicembre 2025 09:55

Alla ricerca di fondi a copertura della manovra finanziaria, il governo sta lavorando al raddoppio della Tobin Tax. La tassa sulle transazioni finanziarie, la cosiddetta aumenta dallo 0,2% allo 0,4%. E’ quanto prevede uno degli emendamenti riformulati dal governo e presentato in commissione Bilancio al Senato. Dalla misura sono attesi effetti finanziari positivi valutati in 337,3 milioni di euro a decorrere dal 2026. Ma è davvero così? Alert per fondi, azioni ed Etf.

Di cosa si tratta

La Tobin Tax è un’imposizione fiscale odiata dai mercati. Prende  il nome dall’economista statunitense James Tobin, che negli anni ’70 propose un’imposta sulle transazioni valutarie per limitare la speculazione a breve termine.

In Italia è stata introdotta nel 2013 dal governo Monti, colpisce le società con sede legale in Italia che hanno un valore a partire da 500 milioni di euro e viene applicata in capo ai soggetti che acquistano quote di queste imprese indipendentemente dalla loro nazionalità.

Non interviene quindi su redditi o consumi, ma su ogni passaggio di proprietà degli strumenti finanziari. L’idea alla base è quella di prelevare una piccola quota su ogni operazione, con l’obiettivo dichiarato di raccogliere gettito e, allo stesso tempo, frenare le operazioni più speculative.

La proposta

La proposta attuale prevede di portare dallo 0,1% allo 0,2% l’aliquota per le società quotate sui mercati regolamentati e dallo 0,2% allo 0,4% per quelle nei mercati non regolamentati, dallo 0,02% allo 0,04% l’imposizione sulle negoziazioni ad alta frequenza. Vengono invece escluse le operazioni a mercato che si aprono e chiudono in giornata.
Le società che hanno trasferito la sede legale non sono toccate dalla Tobin.
Anche fondi comuni ed Etf devono pagare l’imposta se acquistano titoli a larga capitalizzazione di Piazza Affari.

Sono esenti fin dal 2013 i fondi etici. Escluse obbligazioni, titoli di Stato, i fondi comuni di investimento, le quote di Sicao o Oicr e le azioni di società di capitali con capitale inferiore ai 500 milioni di euro.

Effetti

Con la Tobin Tax gli scambi a Piazza Affari sono scesi del 40% circa mentre sono rimasti stabili in Paesi dove non esiste la Tobin come Svizzera, Regno Unito e nell’area del Nord Europa. La liquidità è quindi a rischio. Il calo degli scambi ha generato un mancato gettito rilevante in termini di Irpef e Ires riconducibile al settore dell’intermediazione finanziaria e del risparmio gestito.

Inoltre, per molte società a media e grande capitalizzazione sarebbe conveniente trasferire la sede legale in altri Paesi europei, come i Paesi Bassi, pur mantenendo quella fiscale in Italia, come hanno già fatto altre aziende italiane negli ultimi anni

Le entrate?

Attualmente la Tobin Tax genera entrate per circa 546 milioni di euro all’anno. Con il raddoppio, si stima un incremento delle entrate fino a 1,5 miliardi nei prossimi tre anni.  Ma uno studio condotto da Ambromobiliare ha ipotizzato che l’introduzione della Tobin Tax in Italia abbia portato a una perdita netta di gettito fiscale per lo Stato pari a circa 500 milioni di euro nel solo 2024, anziché l’incremento previsto. Questa perdita deriverebbe principalmente da una contrazione dei volumi di scambio azionario che, a sua volta, ha ridotto i ricavi e il conseguente gettito IRPEF e IRES per l’industria italiana del risparmio gestito e il suo indotto.

L’analisi di Ambromobiliare evidenzia una forte correlazione tra l’introduzione dell’imposta e una riduzione degli scambi azionari sulla Borsa di Milano. I volumi scambiati prima dell’introduzione della Tobin Tax superavano 1.000 miliardi di euro all’anno

La nuova tassazione dei dividendi

Per quanto riguarda l’aumento della tassazione sui dividendi incassati da società partecipate, viene ridotto l’impatto della stretta. La riformulazione cambia le condizioni di accesso al regime della cosiddetta esclusione, previsto come strumento di contrasto ai fenomeni di doppia tassazione, limitandole a: partecipazioni detenute direttamente o indirettamente tramite società controllate superiori al 5% o di importo superiore a 500 mila euro.