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John Bollinger a Milano svela le strategie vincenti

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Veramente una bella giornata per gli appassionati dell’analisi tecnica. Lo scorso venerdì 8 novembre, il team di Stefano Gianti, Education Manager della filiale italiana del broker svizzero Swissquote, ha portato a Milano uno dei padri dell’analisi tecnica: John Bollinger.
L’evento, che ha raccolto trader da tutta Italia e che si è svolto presso una delle sale più belle dell’Hotel Melia di Milano, è stata un’occasione per conoscere l’ideatore delle famose bande di Bollinger e venire a conoscenza delle sue principali strategie e pattern grafici.

Le Bande di Bollinger: un tool tecnico sempre verde

Le bande di Bollinger sono sicuramente uno tra i più conosciuti e utilizzati strumenti a disposizione dei trader. Ideate negli anni ’80 (compiono 36 anni quest’anno) sono formate da tre linee distinte sul grafico. La linea centrale rappresenta la media mobile del prezzo (di default si usa la media mobile semplice a 20 periodi). La banda superiore (upper band) è calcolata sommando due deviazioni standard al prezzo alla media mobile. La banda inferiore (lower band) è calcolata sottraendo due deviazioni standard del prezzo al valore della media mobile. In questo modo “le bande – ha sottolineato Bollinger – combinano volatilità e tendenza per delineare le migliori opportunità di trading. La media mobile infatti è un indicatore di tendenza, un’ancora per le bande, mentre queste ultime misurano la volatilità presente sul mercato in un dato momento”.
John Bollinger ha definito le sue bande di volatilità come “un tool di analisi tecnica” e non un sistema di trading. Un tool valido per ottenere, se usate nella giusta maniera, un triplice obiettivo: incrementare le trades in vincita (in percentuale di quelle totali); incrementare le dimensioni delle vincite relativamente alle perdite e minimizzare i drawdowns, ovvero il rischio di perdita massima della trades. Per John l’attenzione anche ai piccoli dettagli è fondamentale per un trader poiché “piccoli cambiamenti possono produrre grandi benefici, con effetti anche esponenziali sui profitti dell’investitore”. Come dire che nulla deve essere lasciato al caso quando si fa trading.
Dopo una breve introduzione alla storia delle bande di Bollinger e alle diverse bande di volatilità che gli investitori possono utilizzare (Percent, Keltner e Donchian), il trader si è focalizzato su quelle da lui sviluppate. Come tutte le bande di volatilità, anche quelle di Bollinger hanno lo scopo di definire se il prezzo è alto o basso su base relativa. Un prezzo sarà alto quando andrà sulla banda superiore e basso quando andrà su quella inferiore.
Non poteva che essere confermata la duttilità e flessibilità di utilizzo di questo tool ideato da Bollinger. Le bande infatti, ha specificato il trader, “possono essere utilizzate su qualsiasi time frame con le impostazioni standard: weekly, hourly, 10 minuti e inferiori. L’importante è che l’intervallo utilizzato presenti abbastanza liquidità per osservare il meccanismo di formazione del prezzo” (per intenderci: massimi, minimi, apertura e chiusura). Sicuramente l’utilizzo preferito dall’ideatore è con candele daily. Allo stesso tempo, le bande di Bollinger possono essere usate su qualsiasi mercato finanziario: azioni, indici, ETF, Futures e CFD, Forex e più in generale su qualsiasi cosa tradabile con sufficiente liquidità.

BandWidth e %B: due indicatori che completano il tool di Bollinger


Quando parliamo del tool sviluppato da Bollinger non dobbiamo solo pensare alle bande di Bollinger. Per meglio utilizzare questo strumento il trader ha infatti ideato due indicatori: %B e il BandWidth.
La percentuale di B ci dice dove i prezzi si trovano rispetto alle bande di Bollinger, mentre il BandWidth, ci dice quanto queste sono ampie. Dunque ulteriori informazioni sulla volatilità presente in quel momento sul mercato.
La formula della percentuale di B è semplice ed è derivata dai classici indicatori stocastici:
%b = (Last – Lower Band) / (Upper Band – Lower Band)
Nel grafico sopra la percentuale di B è quella in basso in blu che oscilla, proprio come un classico oscillatore tra due livelli precisi, normalizzando di fatto la upper band e la lower band. La banda superiore corrisponde al valore 1, mentre la banda inferiore al valore di 0. Quando la banda supera questi livelli significa che i prezzi hanno rotto al rialzo la banda superiore (se la %B sale sopra 1) o al ribasso quella inferiore (se la %B scende sotto 0). Molto interessante notare come questo strumento evidenzi quanto la volatilità tende a manifestarsi soprattutto e con più forza nei ribassi che non nei rialzi. Infatti, le violazioni al ribasso dello zero sono più numerose e più forti di quelle al rialzo e sopra 1. Diverse le strategie che si possono usare su questo strumento e che sono state illustrate da Bollinger. Ad esempio, pensiamo all’individuazione delle divergenze e le due strategie che da questo derivano: W Bottom e M Tops.
Abbiamo un W Bottom quando sui prezzi ho due minimi decrescenti, ma sull’indicatore %B, in corrispondenza dei due minimi di prezzo, ho l’oscillatore crescente. In questo modo posso individuare inversioni di prezzo di medio e lungo periodo. I due minimi hanno anche un nome tecnico, il primo, quello più alto sul grafico, è chiamato momentum low, il successivo invece minimum low. Lo stop andrà sotto il minimum low. Sotto un esempio grafico.

Il contrario per un M Tops. In questo caso avremmo due massimi sul prezzo non confermati da %B. In questo caso avremo il primo top chiamato momentum high e il secondo maximum high. Lo stop andrà sopra il maximum high.

Il BandWidth è una misura dell’ampiezza delle bande e dunque della volatilità generata dal mercato. La formula è la seguente:
BandWidth = (Upper Band – Lower Band) / Middle Band
Questo indicatore ci aiuta a individuare due concetti chiave di Bollinger, quello di Squeeze e quello di Bulge. Abbiamo uno Squeeze quando vi è una compressione di volatilità, che si esprime con un restringimento delle bande e dunque valori bassissimi di BandWidth (che genera un minimo). Abbiamo un Bulge quando le bande si allargano tantissimo e il BandWidth genera un massimo. Sotto due esempi, uno di Squeeze e uno di Bulge.

Come ha spiegato lo stesso Bollinger, essendo la volatilità ciclica, fasi di Squeeze e Bulge si susseguono dando indicazioni ben precise e utili per il trader. Spesso infatti e come si vede anche nell’esempio sopra, un “Bulge è un’indicazione di esaurimento di una tendenza (non sempre di fine tendenza come invece è in questo caso specifico), mentre lo Squeeze al contrario individua fasi di inizio di un trend”. Sul concetto di Squeeze inoltre John Bollinger ha ricordato che questi si verificano soprattutto su luoghi logici, ad esempio livelli di supporto o resistenza di particolare importanza.
Bollinger ha poi parlato di una delle situazioni da lui predilette per far trading: le Headfake. Queste si generano quando a seguito di uno Squeeze, i prezzi rompono prima una banda, ad esempio quella inferiore, per poi cambiare velocemente direzione e definire il nuovo trend. Nel caso sotto evidenziato è quello rialzista.

Con questo articolo abbiamo voluto trattare alcune dei temi e delle strategie trattate da John Bollinger nel suo lungo intervento avvenuto venerdì scorso. Ricordiamo però, per chi non avesse avuto modo di partecipare all’evento che Swissquote per i clienti ha organizzato mercoledì 13 novembre alle 18.00 un webinar gratuito. Un’occasione per riprendere le principali strategie illustrate nell’articolo ed altre enunciate da Bollinger. Non solo, il team del broker svizzero illustrerà il funzionamento della nuova dashboard basata appunto sugli indicatori di John Bollinger.

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