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Italia: dilemma per la Bce. Ma basta allarmismo: per Morgan Stanley alert Soros è ridicolo

l’FT afferma che “un altro dilemma per la Bce sarebbe come reagire nel caso in cui gli eventi politici di Roma scatenassero maggiori preoccupazioni tra gli investitori: soprattutto, nel caso …

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L’Italia si conferma vero e proprio dilemma per la Bce. Non per niente continuano a circolare le indiscrezioni sulla telefonata con cui il numero uno Mario Draghi avrebbe avvertito il presidente della Repubblica Sergio Mattarella sul ‘pericolo’ Paolo Savona, azzerando così ogni speranza per l’economista di andare a Via XX settembre. A queste voci, e a quelle che potrebbero essere le prossime mosse della banca centrale, il Financial Times dedica un articolo.

Si parla di un dilemma, per la Bce, “reso ancora più complicato dalla nazionalità del presidente“.

Mario Draghi, si sa, è italiano, e, essendo stato “numero uno di Bankitalia prima della sua nomina alla Bce, conosce meglio di chiunque altro l’importanza che il suo paese riveste nel suo mandato, che è quello di assicurare la stabilità dell’ Eurozona”.

“Proprio i timori degli investitori sul futuro dell’Italia, continua l’FT, hanno fatto la storia del suo mandato, fino a costringerlo a promettere di fare il possibile per salvare la moneta unica. (la famosa espressione whatever it takes). Ora, le paure sulla stabilità politica dell’Italia stanno facendo scattare di nuovo i mercati, con gli investitori che tornano a valutare la probabilità di una coalizione di governo formata da populisti, a Roma, o un ritorno alle urne che finirebbe per trasformarsi in un referendum sull’euro“.

In questo contesto, il quotidiano britannico rileva come una complicazione sia rappresentata dal fatto che Draghi viene attentamente monitorato “per ogni qualsiasi effetto che la politica monetaria della Bce potrebbe avere su Roma, in modo non appropriato“.

Di conseguenza, un’eventuale decisione della banca centrale di tornare sui propri passi e magari di non staccare più la spina del QE come aveva detto di voler fare (sebbene le stesse dichiarazioni dei suoi esponenti, va detto, siano contraddittorie sui tempi e sui modi) potrebbe essere interpretata, soprattutto dai tedeschi, come un nuovo salvagente lanciato per non fare affogare l’Italia nell’uragano dei suoi problemi.

In teoria e fino a oggi,  l’agenda della Bce prevederebbe un rialzo dei tassi l’anno prossimo, seguendo le orme della Fed e della Bank of England. Ma i mercati temono che, nel caos politico in cui l’Italia ha finito per invischiarsi, una qualsiasi stretta monetaria potrebbe confermarsi fatale per il paese e per l’intera Eurozona.

La domanda, tuttavia, è la seguente: in generale la situazione in cui versa l’Europa, è davvero tanto drammatica?

Di certo, tra i vari lanciati nelle ultime settimane sul fato dell’Italia e sull’esistenza dello stesso euro, non sono state di buon auspicio le dichiarazioni dell’investitore miliardario George Soros, che ha parlato di una “crisi esistenziale” che potrebbe portare l’Unione europea anche alla sua fine. I suoi commenti sono arrivati nelle stesse ore in cui gli avvoltoi della finanza si avventavano sull’Italia, attaccando i BTP e provocando una forte impennata dei tassi e dello spread.

“Nell’ultimo decennio, tutto quello che poteva andare storto è andato storto”, ha detto Soros qualche giorno fa. Una frase forte, che però non trova d’accordo diversi esperi del mondo dell’alta finanza. Tra questi, il ceo di Morgan Stanley, James Gorman.

Una crisi esistenziale dell’Unione europea che finisca con lo scatenare una crisi globale? “Ridicolo”, ha tagliato corto Gorman, secondo cui, nello specifico dell’Eurozona, non ci sono affatto grandi pericoli. Ovvio, rischi di instabilità politica sono presenti,  e a tal proposito per il dirigente della banca Usa “l’Italia è una manifestazione di questi rischi”.

Ma, intervistato da Bloomberg, il ceo parla di una “crescita sincronizzata globale straordinaria”, tanto da prevedere che entro la fine dell’anno i tassi sui Treasuries si attesteranno tra il 3% e il 4%.

Dilemma Bce: Draghi ha un piano contro la speculazione?

L’Italia, insomma, e l’intera euro, non fa paura a tutti. Detto questo, a parte la vena di ottimismo di Morgan Stanley, l’FT afferma che “un altro dilemma per la Bce sarebbe come reagire nel caso in cui gli eventi politici di Roma scatenassero maggiori preoccupazioni tra gli investitori: soprattutto, nel caso in cui le speculazioni su una uscita dell’Italia dall’area euro fossero talmente forti, da provocare una fuga dai depositi (e dunque una corsa agli sportelli) . In questo caso, molte banche italiane navigherebbero in cattive acque”.

E’ vero che, “a quel punto, la Bce potrebbe ricorrere al suo potere di acquistare una quantità illimitata di bond, ricorrendo al programma Outright Monetary Transactions, volto a frenare la fuga dai depositi. Ma questo sarebbe possibile soltanto se Roma decidesse di accettare un eventuale road map di aggiustamento fiscale che venisse lanciato da Bruxelles…qualcosa che sarebbe quasi sicuramente un anatema per il governo del M5S e della Lega”.

Dunque? Dunque diverse sono le incognite sul futuro dell’Eurozona e della stessa Bce.

Il Financial Times ricorda che, da quando ha lanciato il piano di QE nel marzo del 2015, la Bce ha acquistato bond italiani per un valore di 341 miliardi di euro. Tuttora acquista una quantità di BTP per 4 miliardi di euro circa al mese.

A questo punto, cruciale sarà il prossimo meeting dell’istituto, in calendario tra due settimane a Riga, Lettonia, giovedì 14 giugno. Così commenta Carsten Brzeski, economista presso ING-Diba, all’FT:

“Mancano ancora due settimane a Riga ma, fissando una data per la fine del QE in questo momento, è come se la Bce decidesse di gettare la zappa sui piedi dell’Italia”.

I problemi che hanno scioccato i mercati finanziari italiani, secondo l’economista, sono infatti tali da dare ragione non tanto ai falchi, che vorrebbero decretare la fine del piano di Quantitative easing, ma alle colombe, note per essere a favore di manovre di politica monetaria espansiva.

Di conseguenza, secondo ING, “la Bce dovrebbe mantenere aperte le sue opzioni e anche chiarire che il QE sarà esteso almeno fino a dicembre (e non fino a settembre, mese ‘ufficiale’ della sua scadenza)”. Per ora sembra che Mario Draghi & Co abbiano voltato le spalle all’Italia. Fonti dell’Eurotower hanno riferito infatti che la banca centrale non ha intenzione di intervenire, al momento. Ma Draghi, come dimostra anche la telefonata a Mattarella,  continua ad agire da dietro le quinte.