Intesa Sanpaolo, Unicredit o Bper: su chi puntare per il 2025?
Le banche si apprestano ad affacciarsi al 2025 con il vento in poppa, grazie anche all’appeal legato all’M&A, ma la prospettiva di ulteriori tagli dei tassi di interesse che andranno a incidere sempre di più sui margini d’interesse.
Un 2024 avanti tutta
Tra le sei big bancarie di Piazza Affari, quella che ha fatto meglio in questo 2025 è Mps, con quotazioni più che raddoppiate (+116%) tra impennata della redditività, scenari M&A e in ultimo questa settimana la decisione della Bce di togliere la supervisione relativa ai dividendi che permaneva dal 2017. L’istituto guidato da Luigi Lovaglio stima la distribuzione di un dividendo, relativo ai conti 2024, superiore a un miliardo con payout (ossia la percentuale di utile distribuito ai soci) al 75%.
Performance a tre cifre anche per Bper (+101%), grande protagonista alla vigilia senza nessuna notizia particolare che giustificasse il +6% dell’istituto emiliano che vede Unipol come primo socio. A completare il podio c’è Banco Bpm (+64%), grande protagonista nelle ultime settimane a seguito dell’Ops annunciata da Unicredit. Proprio l’istituto di piazza Gae Aulenti segue in classifica con +58%, precedendo la maggiore banca italiana, Intesa Sanpaolo (+48%). Fanalino di coda, ma con anch’essa una netta sovraperformance rispetto al mercato, c’è la Popolare di Sondrio con +40% circa.
Pil debole e tassi giù, è tempo di abbandonare le banche?
Guardando alle sfide del prossimo anno, la prima è indubbiamente quella dei tassi. Il calo del costo del denaro, e i suoi effetti in termini di minore margine d’interesse, dovrà essere compensato in qualche modo con commissioni o tagli dei costi. Anche per questo da molte parti si fa presente come l’M&A può diventare una via obbligata per crescere a livello dimensionale ma soprattutto per fare sinergia a livello di costi.
Oggi gli analisti di Barclays hanno diffuso un report sulle banche europee in cui si fa riferimento proprio alle potenziali criticità future, anche se il giudizio di fondo rimane positivo sul settore, che è ritenuto interessante anche in questo contesto sfidante. “A prima vista, l’attuale contesto sembra impegnativo per le banche europee, considerando la lenta crescita del Pil in Europa, con il rischio politico che potenzialmente si aggiunge al rischio di ribasso e i tassi ora in discesa. Ciò porta alcuni a chiedersi perché investire nelle banche europee se l’NII diminuirà con tassi più bassi e le riserve aumenteranno in un contesto macroeconomico noioso (deterioramento della qualità degli asset)?”, è l’incipit di Barclays che poi va a spiegare perché non si trova d’accordo con questo ragionamento e ritiene le banche europee interessanti.
I prezzi odierni a detta di Barclays non riflettono il miglioramento strutturale delle banche. Dall’inizio del 2022 (poco prima dell’inizio degli aumenti dei tassi in Europa), il settore ha sovraperformato lo Stoxx 600 Europe ed è stato il settore con la migliore performance, guadagnando +45% contro il +6% dell’indice generale. A livello total return (dividendi inclusi) la performance è ancora più sorprendente, con un rialzo del 77% rispetto al +18% del mercato europeo.
“Il fattore trainante della sovraperformance sono state le forti revisioni al rialzo degli utili a livello settoriale, con l’Eps settoriale che è stato rivisto al rialzo di circa l’80% rispetto allo stesso periodo”… “e gli attuali livelli di valutazione sono ancora lontani dal riflettere le variazioni conseguite dalle banche europee in termini di redditività e di remunerazione per gli azionisti”.
Le preferite di Barclays
La casa d’affari britannica ha tagliato l’EPS del settore per il biennio 2025-2026 dell’1% – 2% sulla base di una previsione di il tasso Bce dell’1,5% (rispetto al 3% attuale). L’EPS 2026 indicato da Barclays è l’1% sopra rispetto al consenso Bloomberg, con un ote del 13% e un rendimento annuo del 7%.
Le banche preferite sono quelle con NII (margine d’interesse netto) a lunga durata, incentrate sulle commissioni e self-help. Tra queste Lloyds, Bnp Paribas, Julius Baer, Deutsche Bank e Kbc. Nessuna italiana quindi, anche se i giudizi positivi sugli istituti tricolori non mancano.
La raccomandazione è overweight su Banco Bpm (target price a 8,5 euro), su Mps (tp a 7 euro), su Bper (tp sceso da 7,2 a 6,70 euro), su Intesa Sanpaolo (tp da 4,7 a 4,5 euro) e su Unicredit (da 47,8 a 46,10 euro).
Intesa, Unicredit e Bper: gli analisti non hanno dubbi
Guardando al consensus degli analisti Bloomberg, Intesa Sanpaolo vede dominare i giudizi positivi (80,8% di buy, 19,2% hold) con prezzo obiettivo medio a 12 mesi di 4,55 euro, ossia un upside potenziale del 16,4%.
Netta prevalenza dei giudizi d’acquisto anche su Unicredit (72,7% di buy, 27,3% hold) con target a 47,02 euro, ossia un potenziale rialzo del 19,8% dai prezzi attuali.
C’è poi Bper, coperta da un numero inferiore di analisti, che ha il 75% di buy e 25% di hold, e il prezzo obbiettivo medio è di 7,11 euro, il 16,2% sopra i livelli attuali. Quindi su queste tre banche tricolori c’è una assonanza di vedute sulla possibilità di crescere ancora.