A Intesa Sanpaolo serve boom profitti per attaccare massimi in Borsa. Preview 3° trimestre e target analisti
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Domani Intesa Sanpaolo toglierà il velo dai conti del terzo trimestre e sarà chiamata a rispondere a Unicredit che settimana scorsa ha dato in pasto agli investitori una trimestrale oltre le attese a livello di utile.
Cosa aspettarsi dal terzo trimestre 2025
Per il trimestre chiuso al 30 settembre il consensus indica un utile netto a 2,426 miliardi di euro. Gli analisti di Equita prevedono per Intesa Sanpaolo un utile netto in area 2,3 miliardi che permetterebbe al gruppo bancario di rimanere in linea con la guidance di fine anno prevista superiore ai 9 miliardi. Mediobanca Research indica invece un utile netto intorno a 2,4 miliardi grazie alla solidità dei margini d’interesse e a una moderata crescita delle commissioni. Il consensus indica inoltre ricavi intorno ai 6,7 miliardi e l’utile cumulato dei nove mesi sopra i 7,5 miliardi.
Leggermente più basse le attese di Banca Akros che indica l’utile netto a 2,249 miliardi di euro (-6% su base annua, -14% su base trimestrale). I ricavi sono attesi a 6,58 miliardi, in calo del 3% su base annua beneficeranno della crescita dei proventi netti da commissioni (+3% su base annua), mentre il margine di interesse dovrebbe diminuire del 6% su base annua a 3,68 mld e il trading dovrebbe essere più debole. “I costi operativi, attesi in leggero aumento su base annua, e gli accantonamenti per perdite su crediti (previsti a 325 milioni di euro) dovrebbero nel complesso essere sotto controllo”, scrive Akros.
Verso conferma della guidance
Non sono attese sorprese sul fronte guidance. La banca di Carlo Messina dovrebbe confermare l’indicazione di profitti “ben oltre” 9 miliardi. Infine, a livello di ratio patrimoniali, atteso in Cet1 al 13,6% dal 13,5% a fine giugno.
Nella prima metà dell’anno la maggiore banca italiana aveva registrato un utile netto di 5,2 miliardi (+9,4%) con circa 3,7 mld di dividendi maturati nel semestre (di cui 3,2 mld previsti come acconto da distribuire a novembre).
Messina atteso al varco su AM
Il release dei conti è atteso a metà giornata con conference call per analisti e investitori alle ore 15. Il ceo Carlo Messina sarà probabilmente sollecitato sulle possibili mosse future nell’asset management dopo che alcune indiscrezioni hanno visto emergere con forza il nome di Intesa come possibile partner alternativo di Generali nel caso saltasse l’accordo con il francesi di Natixis per creare una joint venture volta a dare vita a uno dei principali asset manager al mondo per masse gestite.
Un’alleanza tra le due big italiane creerebbe un polo nazionale di wealth management di dimensioni importanti con oltre 1.500 miliardi di euro di asset under management (AuM). Intesa Sanpaolo è già il primo gestore in Italia, con il suo polo di wealth management che ha raggiunto 909 miliardi di AuM nel primo semestre.
Titolo alla ricerca di nuovi stimoli rialzisti
Intesa Sanpaolo segna in Borsa un balzo del 42% negli ultimi 12 mesi e il titolo viaggia a ridosso dei massimi degli ultimi 18 anni. La market cap è in area 98 miliardi, attestandosi leggermente davanti a Unicredit (96,8 mld) che negli scorsi mesi l’aveva superata al primo posta tra i pesi massimi del listino milanese.
Analisti dicono buy
Tra gli analisti prevalgono i buy sul titolo Intesa. Il 66,7% dice ‘buy’, il 22,2% è ‘hold’, mentre l’11,1% ha un giudizio ‘sell’. Il prezzo obiettivo medio indicato è di 6,06 euro, con un rendimento potenziale del 7% circa rispetto ai livelli attuali.
Tra i più positivi su Intesa spiccano Morgan Stanley e Jp Morgan, che dicono buy e indicano rispettivamente 6,6 e 6,5 euro come prezzi obiettivo. RBC Capital indica invece un target a 7 euro. Citi indica Intesa tra le sue top pick alla luce dei solidi fondamentali, margini di crescita e un dividendo tra i più interessanti del settore. Di contro Goldman Sachs ha recentemente portato il giudizio sull’’istituto capitanato da Carlo Messina a neutral dal precedente buy ritenendo che il rally del titolo abbia ridotto i margini di rivalutazione, con pochi catalizzatori rimasti in grado di spingere ulteriormente la capitalizzazione.