Notizie Notizie Italia Unicredit studia l’addio ad Amundi. Per Orcel due opzioni

Unicredit studia l’addio ad Amundi. Per Orcel due opzioni

29 Ottobre 2025 10:03

Unicredit in manovra per dire addio ad Amundi. Secondo quanto rilancia l’agenzia Bloomberg il gruppo guidato da Andrea Orcel sta riducendo l’ammontare delle masse dei clienti  (oggi al 60% dall’80% del 2021) relativo al gestore francese per arrivare ad azzerarle nel 2027 quando scadrà l’accordo commerciale tra le parti. Martedì 28 le azioni di Amundi sono crollate in scia alle indiscrezioni, perdendo fino al 7,5% alla borsa di Parigi mentre la capogruppo Credit Agricole ha lasciato sul terreno fino all’1,6%.

Ogg il titolo francese ha aperto in rialzo dello  0,88% a 63,05 euro.

L’accordo

Gli accordi tra le parti scadrebbero nel 2027. Amundi, che il 18 novembre presenterà il nuovo piano dopo  aver raggiunto masse record nei 9 mesi, gestisce circa 69 miliardi di euro di asset per Unicredit in Italia, su un totale di 200 miliardi di euro nel Paese. I due gruppi hanno una partnership commerciale ma il suo rinnovo è in bilico da quando la banca ha tentato di acquistare Banco Bpm che ha come principale azionista il Credit Agricole che controlla, a sua volta, Amundi.

Le possibilità sul tavolo

Se l’intenzione di Unicredit fosse confermata, il gruppo avrebbe due possibilità: trovare un nuovo partner oppure gestire in autonomia gli asset. In ogni caso questa strada comporterà delle penali per la rottura del contratto ma si ritiene che un divorzio determinerebbe un onere minore rispetto alle commissioni addebitate nell’ambito dell’accordo attuale.

“Riteniamo  – commenta Banca Akros – che Unicredit abbia diverse opzioni per sostituire Amundi: internalizzare gli asset in gestione o firmare un nuovo accordo con terze parti. BNP Paribas ha dichiarato che la banca sarebbe aperta a una partnership con Unicredit.
Inoltre, vale la pena ricordare che alla fine del 2022, Azimut ha firmato una partnership con Gae Aulenti, lanciando una joint venture con sede a Dublino nel settore della gestione patrimoniale denominata NOVA Investment Management, che distribuirà i prodotti Azimut attraverso le filiali di UCG. Sia Azimut che UCG non hanno ancora divulgato molti dettagli sulla joint venture. L’accordo prevede il diritto per Unicredit di esercitare, dopo il quinto anno (2028), o prima, subordinatamente al verificarsi di specifiche condizioni consuete per questo tipo di operazioni, un’opzione call per acquisire una quota di maggioranza nella società di gestione irlandese, inizialmente interamente controllata da Azimut. Alla fine del 2033 UCG potrebbe inoltre completare l’operazione acquistando la quota di minoranza in NOVA”.

Il legame decennale

La partnership tra Unicredit e Amundi risale a quasi dieci anni fa, quando la banca italiana vendette la divisione Pioneer all’asset manager francese. Da allora, l’accordo ha rappresentato una pietra miliare per la gestione patrimoniale italiana, ma recenti vicende di mercato hanno complicato il quadro. Credit Agricole, infatti, ha una partnership del 20% anche con Piazza Meda e ha aumentato la propria quota dopo l’offerta di Unicredit, proprio per ostacolare un’aggregazione.
Amundi stessa ha manifestato preoccupazioni sul futuro della partnership, anticipando che il suo prossimo piano strategico, in uscita il mese prossimo, terrà conto della possibilità che il contratto non venga rinnovato. Il management di Amundi ha riconosciuto l’incertezza durante la conference call con gli analisti del terzo trimestre, con il vice amministratore delegato di Amundi, Nicolas Calcoen, che ha affermato che, in uno scenario meno favorevole, una parte significativa degli asset legati alla partnership con Unicredit potrebbe gradualmente uscire entro i prossimi due anni.

Il tema M&A

Andrea Orcel è tornato sul tema delle fusioni e acquisizioni in un intervento al Made in Italy Summit. Il ceo ha sottolineato come ci sia chi “fa leva su una scarsa conoscenza di come funzionano le banche per arrivare a delle conclusioni che sono errate”. Il top manager ha smontato l’idea secondo cui le aggregazioni bancarie possano avere un effetto negativo sul credito alle imprese. “Più è grande la banca, meno ha concentrazione, più ha un bilancio forte, più ha capitale”, ha spiegato Orcel citando l’esempio di quanto fatto con Alpha in Grecia e che, invece, Unicredit non riesce a replicare nè in Italia, né in GermaniaIl top manger è tornato a ribadire che “servono dei campioni bancari europei” altrimenti “l’Europa rischia tantissimo” .