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Insidia elezioni regionali, Barclays indica tre scenari (pareggio, sconfitta o debacle). Ecco cosa può succedere dopo il 21/9

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E’ partito il conto alla rovescia in vista dell’importante tornata di elezioni Regionali per l’Italia a cui si aggiunge il Referendum sul taglio dei parlamentari. Il 20 e 21 settembre saranno ben sette le regioni italiane (Toscana, Valle d’Aosta, Liguria, Marche, Puglia, Veneto e Campania) chiamate a votare per eleggere i rispettivi governi locali. Quattro regioni su sette – ovvero Puglia, Marche, Toscana e Campania – sono attualmente governate dal centrosinistra, con la Toscana che rappresenta una delle storiche “fortezze rosse” del PD.

Test probante per tenuta governo Conte

 Nei giorni scorsi è circolata l’indiscrezione di un patto tra Zingaretti e Conte di andare avanti con l’attuale formazione di governo a prescindere da quello che emergerà alle urne. Il leader del Pd ha smentito l’esistenza di un patto con il premier, ma tra gli esperti non si esclude l’ipotesi rimpasto post-elezioni. Addirittura, nei giorni scorsi gli analisti di Credit Suisse hanno rimarcato come un rimpasto con la nascita di un esecutivo più friendly verso le imprese, attraverso la partecipazione del centro-destra a un governo di larghe intese, potrebbe essere accolto con favore dai mercati.
Oggi a parlare di elezioni e Italia sono gli esperti di Barclays secondo cui lo scenario di un “sì” al referendum e un risultato equilibrato alle elezioni regionali (con il PD che vince in Toscana) segnalerebbero che la coalizione di governo è viva, vegeta e rischia di schivare il rischio di nuove elezioni fino, almeno, alla fine del 2021.

Una crisi di governo è realmente possibile?

Trascurando le elezioni in Valle d’Aosta, per le quali si applicano regole particolari e non sono disponibili sondaggi sulle intenzioni di voto, i sondaggi suggeriscono che lo scenario più probabile è un risultato equilibrato e una vittoria “Sì” al referendum, che dovrebbe favorire la longevità del governo di coalizione giallo-rosso poiché sia ​​il PD che il M5S incasserebbero una vittoria. Inoltre, l’inizio del “semestre bianco” (ovvero gli ultimi sei mesi di carica del Presidente della Repubblica) nell’agosto 2021, durante il quale il Parlamento non può essere sciolto e le elezioni tenute, lascia solo una breve finestra per nuove elezioni (tra gennaio e Agosto 2021).
Un “no” al referendum e una sonora sconfitta del PD ad esempio 4-2 o addirittura 5-1 con la Toscana che si sposta a destra rischierebbe invece di avere qualche ripercussione per la coalizione di governo. “Ciò si concretizzerebbe più probabilmente in un rimpasto di governo, possibilmente a favore di una coalizione più ampia, piuttosto che in nuove elezioni”, asserisce Barclays.
In particolare, in caso di un risultato di “no” al referendum potrebbe innescare un rimescolamento del governo a favore di una coalizione più ampia. La possibilità di eleggere il prossimo Presidente della Repubblica durante il “semestre bianco” e di gestire i fondi del Recovery Fund dovrebbe infatti essere un incentivo sufficiente per Italia Viva, PD e M5S a trovare un nuovo equilibrio politico ed evitare elezioni anticipate. Stesso dicasi per il partito di opposizione più piccolo, Forza Italia, visto il calo dei consensi rispetto alle altre due forze di centro-destra.

Elezioni regionali: il gioco dei numeri

Le attuali intenzioni di voto suggeriscono che i risultati più probabili potrebbero avere poche o nessuna conseguenza a livello nazionale; tuttavia, i sondaggi suggeriscono anche che uno scenario di “home run” da parte della destra non può essere del tutto escluso, con i sondaggi in Puglia e Toscana che diventano sempre più serrati. Mentre i governatori di Campania (PD), Liguria (ex. Forza Italia) e Veneto (Lega) vanno verso la riconferma, con sondaggi che suggeriscono poco (se non nessuno) spazio per la sorpresa, le intenzioni di voto in Marche, Puglia e Toscana preparano il terreno per risultati finali piuttosto incerti.

In sei delle sette regioni interessate, il centrosinistra e il M5S presenteranno candidati separati, il che aumenta le possibilità della coalizione di destra; tuttavia, in alcune regioni (es. Toscana e Puglia) il meccanismo del “voto disgiunto” potrebbe far pendere gli equilibri a favore del centrosinistra, come è avvenuto in Emilia Romagna a inizio 2020.

Puglia e Toscana ago della bilancia

In Puglia, l’attuale Michele Emiliano (ex PD, ora indipendente) è dietro al Fitto di FdI di circa il 3%. Nonostante sia politicamente vicino al M5S, Emiliano non è riuscito a raggiungere un accordo per candidarsi in coalizione con il M5S, che secondo i sondaggi dovrebbe catturare circa il 15% dei voti. La corsa (per spremere voti dal M5S) rimane aperta, poiché diventa progressivamente più evidente che Laricchia (M5S) non ha una prospettiva realistica alla presidenza.
Poi c’è la Toscana: una “fortezza rossa”. Una sconfitta in Toscana sferrerebbe un duro colpo al PD in qualsiasi scenario prevedibile, poiché è una regione ricca e densamente popolata con un orientamento tradizionalmente di sinistra e una delle circoscrizioni elettorali più influenti del PD. I sondaggi mostrano Eugenio Giani del PD che ha solo 2,2 punti di vantaggio sulla candidata della Lega Susanna Ceccardi. “Allo stato attuale dei sondaggi, è improbabile che assisteremo a un “ballottaggio”, come richiesto dalle peculiari regole elettorali toscane se nessun candidato supera il 40% dei voti. Il precedente in Emilia Romagna, dove la sinistra ha vinto per 7 punti, nonostante i sondaggi molto serrati in vista delle elezioni, suggerisce che la Toscana potrebbe vedere un risultato simile”, rimarca il report di Barclays.
Sulla base degli ultimi sondaggi, ipotizzando che la coalizione di destra abbia già due regioni nel sacco (es. Liguria e Veneto), mentre la sinistra ne ha una (Campania), Barclays delinea i seguenti scenari:

Scenario 1 (pareggio)

 3 a 3 con nessun rischio per il governo. Un conteggio finale di 3 a 3, che molto probabilmente si verifica con la sinistra che perde nelle Marche, ma che vince altrove, avrà probabilmente poche – se non nessuna – ramificazione a livello nazionale. Crediamo che anche una perdita di Emiliano del PD in Toscana possa avere implicazioni nazionali meno gravi in ​​questo scenario, in quanto sarebbe ammortizzata da due vittorie meno probabili.

Scenario 2 (sconfitta di misura)

4-2 con il centrosinistra che perde in Marche e Puglia: una scossa ‘delicata’, probabilmente senza ripercussioni. Sebbene improbabile, a causa del meccanismo del “voto disgiunto” che tradizionalmente ha favorito la sinistra e potrebbe far oscillare gli equilibri in Puglia, questo scenario darebbe un duro colpo al centrosinistra e forse innescherebbe un cambio di leadership per il PD, che avrebbe perdere due regioni su quattro per la rielezione. Tuttavia, una vittoria in Toscana (accompagnata da un “sì” al referendum) basterebbe per evitare che questa perdita abbia conseguenze a livello nazionale.

Scenario 3 (sconfitta clamorosa)

4-2 con il PD che perde in Toscana, o 5 a 1, con il centrosinistra che perde in tutte le regioni: una sconfitta clamorosa. Con 16, o 17, su 20 regioni governate da una coalizione di centro-destra in questo scenario, un risultato così indiscutibile sarebbe una forte espressione del malcontento popolare verso l’attuale coalizione di governo (in particolare rivolta al PD), esacerbato ulteriormente dall’incapacità di PD e M5S di candidarsi in coalizione in nessuna di queste tre regioni. Un cambio di leadership nel PD sembra inevitabile in questo scenario. Sebbene anche in tale scenario Barclays non ritiene probabili nuove elezioni, ma potrebbe verificarsi un rimescolamento del governo sotto l’attuale parlamento per riflettere il nuovo equilibrio politico derivante dalle elezioni.