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Inflazione Usa rallenta più del previsto a novembre

18 Dicembre 2025 15:14

Nella fitta agenda macro di oggi, che ha appena visto gli annunci di fine 2025 della Banca centrale europea (Bce) e della Bank of England (BoE), si inserisce anche l’aggiornamento sul fronte prezzi per gli Stati Uniti.  Con segnali di rallentamento dall’inflazione Usa a novembre: l’indice dei prezzi al consumo ha registrato un aumento del 2,7% su base annua e del 2,6% nella versione core, mostrando un rialzo inferiore alle attese e segnando una tregua dopo mesi di persistenti pressioni sui prezzi,

Inflazione core al 2,6%

Stando ai dati diffusi dal Bureau of Labor Statistics (BLS), su base annua l’inflazione headline è sceso a novembre dal 3% al 2,7% rispetto al consensus Bloomberg che indicava un dato pari a +3,1%. Il dato core si è, invece, attestato al 2,6%, mentre gli economisti si attendevano un’accelerazione al 3%. Quest’ultimo dato (al netto delle componenti più volatili come alimentari ed energia),  si confronta con un aumento annuo del 3% registrato due mesi prima.

I prezzi energetici hanno mostrato un rialzo dell’1,1%, mentre quelli dei generi alimentari sono aumentati dello 0,2%. Su base annua, i prezzi energetici hanno evidenziato un rialzo del 4,2%, quelli dei generi alimentari del 2,6%.

Il BLS non è riuscito a raccogliere gran parte dei dati sui prezzi di ottobre a causa dello shutdown che c’è stato tra ottobre e novembre, annullando la pubblicazione del Cpi di ottobre.

Dato “rumoroso”, offre ma speranza per una narrazione dell’inflazione diversa

“Sebbene non disponiamo di un confronto mese su mese per l’indice dei prezzi al consumo (CPI), i dati su base annua sono risultati ben al di sotto delle aspettative degli economisti, attestandosi al 2,7%, contribuendo ad attenuare alcune preoccupazioni secondo cui l’inflazione stesse acquisendo una pressione rialzista persistente”, segnala  Bret Kenwell, US Investment analyst di eToro.

In effetti, prima della pubblicazione odierna, il CPI su base annua era aumentato in quattro degli ultimi cinque mesi, dopo aver toccato il 2,3% a maggio. “Sebbene il dato di novembre sia indubbiamente rumoroso (ossia influenzato da fattori temporanei), esso offre una speranza per una narrazione dell’inflazione diversa da quella osservata negli ultimi sei mesi. Sarà comunque necessario che ulteriori dati sull’inflazione confermino questo cambiamento di narrativa”. 

E aggiunge che per gli investitori, la reazione immediata è di sollievo. “I responsabili della politica monetaria della Federal Reserve sono diventati più divisi su come il comitato dovrebbe affrontare la politica monetaria, poiché entrambi gli obiettivi del doppio mandato della Fed — stabilità dei prezzi (inflazione) e massima occupazione (mercato del lavoro) — si sono mossi nella direzione sbagliata. A fronte di questa tensione nelle priorità economiche della Fed, sono emersi interrogativi su come il gruppo gestirà questo contesto nel 2026, in particolare con un nuovo presidente della Fed alla guida”.

Reazione sui mercati

I future sugli indici azionari Usa hanno esteso i guadagni, mentre i rendimenti dei Treasury e il dollaro sono scesi dopo il dato. Non è ancora chiaro se il rapporto odierno influenzerà i responsabili delle politiche monetarie della Federal Reserve (Fed), che rimangono divisi sull’andamento dei tassi di interesse il prossimo anno.

La scorsa settimana, la Fed ha abbassato i tassi di interesse per la terza riunione consecutiva per proteggersi dall’indebolimento del mercato del lavoro. Il presidente della Fed Jerome Powell ha affermato, sempre la scorsa settimana, che i dati sui prezzi al consumo “potrebbero essere distorti” a causa della chiusura record delle attività governative terminata lo scorso 12 novembre.

(In fase di aggiornamento)