Notizie Dati Macroeconomici Inflazione Usa: le previsioni sul dato chiave di questa settimana

Inflazione Usa: le previsioni sul dato chiave di questa settimana

11 Maggio 2026 12:27

Fra gli eventi chiave di questa settimana spiccano i dati sull’inflazione statunitense. Domani (12 maggio) verrà diffuso il rapporto sui prezzi al consumo (CPI) di aprile, attesi in accelerazione su base annua, mentre mercoledì sarà la volta dei prezzi alla produzione (PPI). Di seguito le stime degli analisti e il potenziale impatto per la Fed (oggi il voto del Senato sulla nomina di Kevin Warsh) in termini di politica monetaria.

Attenzione giovedì anche all’indice dei prezzi all’importazione e alle vendite al dettaglio, aspettando l’incontro fra Trump e Xi Jinping in programma a fine settimana.

Il consensus sull’inflazione Usa di aprile

Le stime degli analisti sul report di domani indicano un incremento su base mensile dello 0,6%, un tasso ancora elevato, seppur inferiore al +0,9% registrato a marzo, mentre anno su anno è prevista un’accelerazione dal 3,3% al 3,7%.

L’indice CPI core, epurato dagli effetti dei prezzi alimentari ed energetici (le componenti più volatili che concorrono al calcolo dell’inflazione complessiva), è atteso in aumento dello 0,3% congiunturale e del 2,7% tendenziale (rispetto al +0,2% e al +2,6% registrati a marzo).

Le stime sui prezzi alla produzione

Le previsioni sui prezzi alla produzione si attestano al +0,5% su base mensile, in linea con il mese precedente, e al +4,8% su base annua, nettamente in accelerazione rispetto al +4,0% di marzo, con un PPI core (al netto di prezzi alimentari ed energetici) al 4,3% (da 3,8%).

Il quadro macro dopo il job report e il focus della Fed

I numeri sui prezzi al consumo arrivano dopo il rapporto sul mercato del lavoro americano di venerdì, che ha evidenziato nonfarm payrolls oltre le attese (115 mila nuove buste paga contro le 65 mila unità attese), mentre il tasso di disoccupazione è rimasto stabile al 4,3% (aumentando in realtà dal 4,26% al 4,34%). Si è trattato del secondo incremento consecutivo superiore alle stime per i nuovi occupati, a conferma di un graduale miglioramento delle assunzioni.

I dati hanno rafforzato l’ipotesi di una Fed attendista sul fronte dei tassi, spostando il focus dei funzionari sull’inflazione. Secondo le stime di Bloomberg Economics, “l’inflazione core dovrebbe risultare alta, ma non a causa della guerra in Iran o dei dazi, dato che molti beni soggetti a dazi hanno registrato una deflazione. Piuttosto, la forza della componente core sarà guidata da una rettifica della componente dei costi abitativi (shelter CPI).”

Per quanto riguarda i prezzi alla produzione, “il PPI core probabilmente ha accelerato, suggerendo pressioni inflazionistiche a monte”. Anche i prezzi all’importazione (in uscita giovedì) “dovrebbero rimanere elevati – stima al 2,9% a/a dal 2.1% di marzo – mentre i maggiori costi energetici continuano a trasmettersi al sistema”. Attenzione anche alle vendite al dettaglio (in programma lo stesso giorno), da monitorare in ottica di consumi interni e Pil.

Nel complesso, i prossimi dati “dovrebbero mostrare un’economia in rallentamento solo modesto, con un’inflazione a livelli fastidiosamente alti. Questa combinazione non creerà urgenza per la Fed di tagliare i tassi a breve. Un altro dato solido del CPI core, in particolare, potrebbe mantenere la Fed su posizioni hawkish per un bel po’.”