Inflazione Usa in linea. Fed al banco di prova
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L’inflazione negli Stati Uniti è rimasta sostanzialmente stabile nel mese di febbraio, segnalando come le pressioni sui prezzi fossero ancora sotto controllo prima dell’escalation del conflitto in Iran. Tuttavia, lo scenario resta influenzato dall’andamento delle quotazioni petrolifere. L’aumento dei costi energetici e le crescenti preoccupazioni per possibili interruzioni nelle catene di approvvigionamento nella regione potrebbero, infatti, riportare nei prossimi mesi l’inflazione complessiva sopra la soglia del 3%.
Un ulteriore tassello sul fronte prezzi Usa arriverà venerdì 13 marzo, con la pubblicazione dell’inflazione PCE. Numeri in arrivo poco prima della riunione della Federal Reserve (Fed) della prossima settimana (17-18 marzo).
Inflazione Usa in linea con le attese
Secondo i dati del Bureau of Labor Statistics pubblicati oggi, l‘indice dei prezzi al consumo Usa non ha deluso le attese, attestandosi al 2,4% su base annua. L’inflazione core, versione che esclude le componenti più volatili come alimentari ed energia, è stata pari al 2,5%. Su base mensile, il Cpi core è aumentato dello 0,2% rispetto a gennaio, e dello 0,3% nella versione headline (entrambe le letture sono in linea con le attese del consensus Bloomberg.
Come sottolinea Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm, “questi dati sono stati rilevati prima dell’escalation del conflitto tra Usa e Iran e che i numeri sull’inflazione di marzo potrebbero mostrare pressioni al rialzo, a seguito del forte aumento dei prezzi dell’energia registrato negli ultimi giorni e della rilevanza strategica dello Stretto di Hormuz”. È quindi probabile, aggiunge l’esperto, che i mercati non attribuiscano troppo peso ai dati di febbraio, mantenendo invece lo sguardo puntato sull’andamento dei prezzi energetici e sulle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, che avranno un ruolo cruciale per le prossime mosse di politica monetaria.
“Sebbene nel complesso il rapporto rappresenti un risultato piuttosto positivo, le reazioni sono state limitate, date le preoccupazioni su come gli sviluppi in Medio Oriente possano comportare un aumento dell’inflazione nei prossimi mesi. I prezzi della benzina stanno aumentando rapidamente in risposta alle oscillazioni del prezzo del petrolio, e anche i costi di trasporto, logistica e tariffe aeree probabilmente aumenteranno”, afferma James Knightley, chief international economist Usa di ING -. Alla luce di questa situazione, il sospetto è che che l’inflazione complessiva negli Stati Uniti tornerà sopra il 3% nel secondo trimestre e potrebbe non scendere sotto il 3% fino alla fine dell’anno. Ciò significa anche che dobbiamo riconoscere il rischio che l’inflazione al 2% non venga raggiunta prima della seconda metà del 2027″.
Inflazione Usa a doppio taglio: Fed al banco di prova
“Un’arma a doppio taglio”. Bret Kenwell, US Investment analyst di eToro, definisce così i dati sull’inflazione statunitense di oggi e spiega:
“Da un lato, sta sostanzialmente seguendo l’andamento di gennaio, riflettendo la sua natura piuttosto ostinata. Dall’altro, l’ultima cosa di cui questo mercato aveva bisogno era un dato elevato prima che il recente rialzo dei prezzi dell’energia abbia persino avuto la possibilità di manifestarsi nei dati”.
Sono giorni importanti per la Fed, che la prossima settimana prenderà la sua decisione sui tassi di interesse e pubblicherà le sue ultime proiezioni economiche. “Sebbene la Fed probabilmente attribuirà maggiore peso al report sul PCE di venerdì, il recente balzo dei prezzi dell’energia e la debolezza del mercato del lavoro stanno probabilmente complicando la situazione”, suggerisce Kenwell.
La principale preoccupazione sull’inflazione è, infatti, ciò che non è presente in questo report: i prezzi del petrolio sono aumentati di circa il 30% questo mese e di oltre il 50% dall’inizio dell’anno. “Se le tensioni geopolitiche si attenueranno e il petrolio tornerà a scendere, l’impatto sull’inflazione dovrebbe essere più un dosso sulla strada che una deviazione. Ma se il conflitto dovesse trascinarsi e l’energia rimanesse su livelli elevati per un po’, l’impatto sull’inflazione, e sull’economia, non sarà favorevole”, conclude l’esperto.