Inflazione Usa alle porte: quale sarà la lettura dei mercati e della Fed?
Dopo il deludente dato sul mercato del lavoro di febbraio, l’inflazione Usa in uscita domani sarà uno dei catalizzatore per alimentare le scommesse dei mercati sui tassi. Questo dato, insieme al job report e al PCE core per il mese di gennaio (l’indicatore di inflazione preferito dalla Fed, in arrivo venerdì 13 marzo), finiranno sul tavolo della Federal Reserve (Fed) che tornerà a riunirsi il prossimo 17/18 marzo.
Inflazione Usa: le attese
Nonostante lo scenario sia offuscato dal conflitto in Iran, l’inflazione Usa resta uno dei test più attesi tra i dati macroeconomici globali. Il Cpi Usa verrà diffuso domani alle 13:30 ora italiana, con le consuete indicazioni per la versione headline e per quella core.
Secondo gli analisti interpellati da Bloomberg, l’indice dei prezzi al consumo dovrebbe mostrare un rialzo del 2,4% su base annua in linea con le attese e la passata rilevazione, ma anche su base core, ossia al netto delle poste più volatili come bene alimentari ed energetici, l’inflazione dovrebbe mostrarsi stabile al 2,5%. Su base mensile l’inflazione è attesa in lieve rialzo al ritmo dello 0,3% dal precedente 0,2% (core atteso a +0,2% m/m da +0,3%). Ultimo dato da mettere come confronto
Goldman Sachs e i quattro trend chiave del Cpi
Secondo le attese formulate da Goldman Sachs, l’inflazione dovrebbe mostrare un aumento dello 0,17% nella versione core CPI a febbraio (rispetto al consenso di +0,2%), corrispondente a un tasso annuo del 2,42% (rispetto al consenso di +2,5%). La banca d’affari si attende inoltre un aumento dello 0,18% dell’indice CPI complessivo (headline) (rispetto al consenso di +0,3%), che riflette prezzi più elevati per alimentari (+0,1%) ed energia (+0,5%).
Gli esperti della banca d’affari Usa individuano quattro trend chiave a livello delle singole componenti dell’inflazione. “In primo luogo – si legge nel report – ci aspettiamo un’inflazione più debole nel comparto automobilistico, con un calo dello 0,5% nei prezzi delle auto usate e una flessione dello 0,3% nelle assicurazioni auto. Le tariffe aeree dovrebbero, invece, restare invariate dopo il forte aumento del 6,5% registrato a gennaio”.
L’analisi segnala inoltre una dinamica più moderata per alcune voci dell’indice, come quella relativa agli alloggi, mentre il quarto elemento riguarda il possibile aumento delle pressioni sui prezzi dovuto ai dazi su alcune categorie particolarmente esposte, come il settore ricreativo. Gli analisti aggiungono, infine, un ulteriore fattore da considerare: “Un aumento dei prezzi del petrolio, se sostenuto, si trasmetterebbe ai prezzi dell’energia al consumo, contribuendo a spingere al rialzo sia l’inflazione complessiva sia quella di fondo”.
eToro: “interpretare numeri vecchi attraverso una lente completamente nuova”
Dati che però fotografano un contesto che è radicalmente cambiato nelle ultime settimana dopo lo scoppio del conflitto in Iran lo scorso 28 febbraio. Nonostante le recenti parole di Donald Trump, il quadro geopolitico rimane fragile e qualsiasi nuova escalation potrebbe rapidamente spingere nuovamente al rialzo i prezzi del petrolio, il dollaro e i rendimenti dei Treasury. E le aspettative di politica monetaria potrebbero continuare a reagire di fronte agli sviluppi del mercato petrolifero e al suo impatto sull’inflazione. Le aspettative sulla tempistica dei tagli dei tassi, di conseguenza, potrebbero continuare a cambiare di conseguenza.
“Ma si tratta di dati che fotografano un mese ormai superato dall’esplosione del petrolio sopra i 100 dollari. Lo stesso vale per il PCE di gennaio, in uscita venerdì: la metrica preferita dalla Fed arriverà con due mesi di ritardo rispetto alla nuova realtà dei prezzi energetici. Il mercato dovrà quindi interpretare numeri vecchi attraverso una lente completamente nuova”, avverte Gabriel Debach di eToro.