Notizie Asset Class Wall Street, al via i risultati trimestrali delle banche: boom di trading e M&A

Wall Street, al via i risultati trimestrali delle banche: boom di trading e M&A

13 Luglio 2026 11:55

Wall Street scalda i motori per la stagione delle trimestrali. I colossi bancari statunitensi, la cui capitalizzazione complessiva supera i 2.000 miliardi di dollari, daranno il via domani alla pubblicazione dei risultati del secondo trimestre del 2026 e si apprestano a mostrare i frutti del recente boom dell’investment banking. I fari degli analisti sono puntati sui benefici derivanti dal forte risveglio dell’M&A globale e dei collocamenti azionari.

I dati sull’attività corporate del primo semestre evidenziano un quadro di forte accelerazione: il valore complessivo delle operazioni straordinarie ha già varcato la soglia dei 2.500 miliardi di dollari, mettendo il 2026 in rotta per superare il record storico del 2021, mentre i volumi delle offerte pubbliche iniziali (IPO) risultano più che triplicati rispetto allo scorso anno secondo i dati Bloomberg. Sul fronte del trading, i ricavi sono attesi vicini ai massimi dello scorso trimestre, sostenuti dalla persistente volatilità dei mercati alimentata dal recente stallo nei negoziati geopolitici tra Stati Uniti e Iran.

Il “Super Tuesday” di Wall Street: analisti a dura prova tra conti record e call simultanee

Il pubblico dei mercati e gli analisti finanziari si preparano a una giornata cruciale. Domani, martedì 14 luglio, cinque delle sei maggiori banche statunitensi pubblicheranno contemporaneamente i risultati trimestrali, dando vita a un calendario di conference call straordinariamente fitto che metterà a dura prova gli addetti ai lavori. La sequenza dei conti si aprirà in mattinata con Bank of America e JPMorgan Chase, seguite a stretto giro da Wells Fargo. Circa trenta minuti più tardi sarà la volta di Goldman Sachs, mentre Citigroup chiuderà la raffica di rilasci. A complicare il lavoro degli analist, costretti a rimanere incollati alle scrivanie per oltre cinque ore consecutive tra la lettura di centinaia di pagine di bilanci e le dichiarazioni dei manager, sarà la sovrapposizione temporale delle call di JPMorgan e Bank of America. In questo frenetico scenario, l’unica eccezione tra i colossi di Wall Street sarà Morgan Stanley, che diffonderà i propri dati mercoledì mattina.

Sul fronte dei numeri, si preannuncia una stagione trimestrale d’oro. La maggior parte dei grandi gruppi statunitensi è orientata a registrare il secondo miglior risultato di sempre nel trading azionario. I ricavi dell’attività di intermediazione sono attesi appena al di sotto dei record storici del primo trimestre, trainati da una forte volatilità dei listini esacerbata per mesi dalle tensioni geopolitiche legate al conflitto con l’Iran. In questo contesto spicca la performance dei trader di Goldman Sachs: secondo le proiezioni di Bloomberg, la divisione azionaria del gruppo si appresta a centrare un nuovo record storico, con ricavi trimestrali destinati a superare la soglia dei 5 miliardi di dollari.

Trading tra performance eterogenee e la spinta delle mega-IPO

Se il comparto azionario viaggia a gonfie vele, le previsioni per le divisioni FICC (reddito fisso, valute e materie prime) mostrano un quadro decisamente più eterogeneo. Secondo la media delle stime degli analisti raccolte da Bloomberg, JPMorgan dovrebbe guidare la crescita con un incremento del 10% su base annua, seguita da Goldman Sachs a +6% e Citigroup con un più modesto +2%.

A dare una spinta decisiva alle divisioni azionarie di Wall Street ha contribuito l’entusiasmo straordinario per la maxi IPO di SpaceX, la più grande della storia. Si tratta di un’operazione che, sebbene premi in prima battuta l’investment banking, genera storicamente importanti flussi sui volumi di trading a cascata. Goldman Sachs si è assicurata il prestigioso ruolo di lead coordinator del collocamento, affiancata da Morgan Stanley in qualità di co-lead manager.

I ricavi da trading si confermano così tra le metriche più osservate e volatili delle trimestrali, data la difficoltà intrinseca nel prevedere come i singoli desk gestiranno le repentine turbolenze dei mercati. Ne è un esempio il recente sell-off che ha colpito i produttori coreani di semiconduttori, un movimento che ha scosso le sale operative alimentando forti dubbi sulla sostenibilità del rally globale legato all’intelligenza artificiale.

Outlook macro e lo scoglio del Private Credit: le sfide oltre i massimi in Borsa

Oltre ai dati di bilancio, gli operatori di mercato analizzeranno con estrema attenzione le guidance dei vertici bancari sullo scenario macroeconomico globale. Il clima sui listini resta teso: di recente le Borse hanno registrato pesanti correzioni a causa dell’escalation dei rischi geopolitici, innescata dai timori di nuovi attacchi contro l’Iran da parte dell’amministrazione Trump e dalla quasi totale paralisi del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz. Nonostante questi venti contrari, il comparto viaggia su livelli record: l’indice bancario KBW (uno dei principali indici di riferimento del settore bancario statunitense) si trova vicino ai massimi storici, con un progresso dell’11% da inizio anno che batte il +9,3% messo a segno dall’S&P 500. Se il trend dovesse tenere, per le banche si tratterebbe del terzo anno consecutivo di sovraperformance rispetto al mercato azionario generale.

In questo contesto, il Private Credit si preannuncia come uno dei temi caldi della stagione delle trimestrali. Il mercato del credito privato, il cui valore si attesta intorno ai 1.800 miliardi di dollari, sta affrontando una significativa ondata di riscatti da parte degli investitori. A pesare sono i timori per l’aumento dei tassi di insolvenza, la scarsa trasparenza nelle valutazioni degli asset e l’impatto disruptive dell’intelligenza artificiale sulle aziende del settore software, storicamente grandi esposte al debito privato. Il nervosismo del comparto è certificato dai dati del primo trimestre, dove i fondi di private credit non quotati hanno registrato deflussi netti, restituendo agli investitori più liquidità di quanta ne abbiano raccolta: un’inversione di tendenza inedita per il settore.