Bce: tassi, inflazione ed energia. I messaggi di Lagarde da Fazio
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La settimana prende il via con i mercati in attesa per un accordo tra Stati Uniti e Iran. Una speranza che stanno contribuendo alla discesa dei rendimenti, soprattutto dell’area euro. La fotografia di questa mattina mostra il bund nuovamente sotto la soglia del 3% e il decennale italiano al 3,7% con lo spread ai minimi da inizio marzo.
E in questo clima vengono riviste anche le scommesse sulle mosse Bce. Il mercato stamattina prezza circa 57pb di rialzo entro fine anno dai 65 di venerdì.
Intanto manca meno di un mese alla nuova riunione del consiglio direttivo della Banca centrale europea (Bce). Il tema del rialzo dei tassi nella zona euro resta in primo piano ed è stato toccato anche ieri nel corso di una intervista alla presidente Christine Lagarde della trasmissione “Che tempo che fa” di Fabio Fazio. Alla domanda se il costo del denaro verrà alzato Lagarde ha risposto: “Lo saprete l’11 giugno”.
“Argomento su cui si è spinto Kocher secondo il quale la BCE a giugno alzerà i tassi, a meno che non sarà raggiunto un accordo duraturo tra USA e Iran”, ricordano gli strategist di Mps Capital services.
L’ex numero dell’Fmi ha tuttavia anticipato che probabilmente nel corso della prossima riunione verranno ritoccate verso l’alto le previsioni sull’inflazione.
Stime inflazione? Verso una revisione al rialzo
L’11 giugno è la data della prossima riunione della Bce durante la quale verranno pubblicate anche le nuove proiezioni economiche per la zona euro. Secondo quanto anticipato ieri dalla presidente Christine Lagarde nel corso della trasmissione “Che tempo che fa”, la Banca Centrale Europea si appresta a rivedere al rialzo le proprie stime sull’inflazione. La proiezione di marzo che indicava un aumento dei prezzi al ritmo del 2,6% per il 2026 “sarà probabilmente rivista”, ha dichiarato ieri Lagarde, aggiungendo che la situazione “si è evoluta” da allora.
Le sue dichiarazioni confermano quanto riportato nei giorni scorsi da alcuni membri del Consiglio direttivo, tra cui Alexander DeMarco. In un’intervista a Bloomberg, DeMarco ha affermato che le previsioni, pubblicate subito dopo l’inizio della guerra con l’Iran, potrebbero essere state troppo ottimistiche.
Crisi energetica, sovranismo europeo e Stati Uniti
“Siamo passati da una crisi all’altra e tutte le volte abbiamo dovuto reagire e trovare dei modi per difendere le economie in Europa”, ha detto Lagarde ripercorrendo le numerose crisi che si sono susseguite nel corso del suo mandato, a partire dal Covid fino a quella energetica attuale in scia allo scoppio del conflitto in Medio Oriente e alla chiusura dello stretto di Hormuz.
Non solo inflazione e tassi, tra i temi trattati anche la richiesta della presidente italiana, Giorgia Meloni, di modificare le regole con cui affrontare la crisi energetica o la possibilità di un sovranismo europeo. Sul primo fronte Lagarde ha dichiarato, senza molti giri di parole:
“Io penso che ciò che è importante attualmente sia, anzitutto, agire tutti insieme in qualità di europei, anziché cercare percorsi diversi, perché i nostri nemici sarebbero entusiasti della frammentazione. Invece dobbiamo assolutamente lavorare insieme. In secondo luogo, dobbiamo attenerci alle regole. Abbiamo delle regole in termini di bilancio, in termini di debito, in termini di deficit. Abbiamo dei processi che funzionano e dobbiamo operare all’interno di queste regole. Se le regole valgono per tutta Europa e se le regole vengono seguite correttamente, allora automaticamente i mercati apprezzeranno e capiranno che questo o quest’altro paese è un paese nel quale investire perché il rischio non esiste”.
Quanto al sovranismo europeo ha spiegato durante la trasmissione di ieri di Fazio che “l’idea dell’autonomia sovrana è stata difesa da tantissimi leader europei e penso che sia stata spinta dalla situazione esistente tra Europa e Stati Uniti, tra l’Europa e la Cina, tra l’Europa e la Russia, dove improvvisamente la protezione, il mercato dell’esportazione e la fonte di energia a basso costo che avevamo sono scomparse. Quindi ad un certo punto ci siamo resi conto che dovevamo essere soli insieme, proprio come ha detto Mario Draghi”. Secondo Lagarde è, tuttavia, necessario “essere forti insieme, uniti, dobbiamo essere sovrani a casa nostra”.
C’è poi l’ampio tema Europa-Stati Uniti e delle difficoltà del presidente Usa Donald Trump di rapportarsi al Vecchio continente. “Lui non capisce un granché l’Europa. È complicata, ha ragione, è complicata la situazione perché noi abbiamo reso le cose abbastanza complesse. Abbiamo il Parlamento Europeo, poi c’è la Commissione Europea, poi c’è il Consiglio Europeo, tutti devono collaborare. Quindi Kissinger diceva ‘dimmi qual è il numero di telefono per l’Europa’ e secondo me le cose non sono cambiate tanto. Per Trump è facile dire ‘non capisco, non capisco’…”.
Settori strategici su cui investire
Spazio anche alla politica industriale europea e sulla scelta di settori strategici su cui investire. “Io penso che una politica industriale sia necessaria per proteggere quei segmenti della nostra economia e della nostra industria che possono essere garantiti per migliorare la produttività della nostra economia – ha detto Lagarde -. E questo sicuramente è diverso rispetto a quello che credevamo 30 anni fa. 30 anni fa la politica industriale in un certo senso non era considerata. Adesso sta ritornando, e questo non soltanto in Europa. Sta succedendo anche negli Stati Uniti la stessa cosa, però non dovremmo fare l’errore di proteggere quelle aree che sono già andate alla concorrenza, che sono già state conquistate dalla Cina”.