Incubo dazi al 30%, ma Borse non crollano. Ecco i 10 titoli di Piazza Affari più a rischio
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Mercati nervosi alla riapertura della settimana dopo che sabato Donald Trump ha sorpreso con dazi al 30% dal 1° agosto su tutti i prodotti europei esportati negli Stati Uniti, avvisando che nel caso di un’eventuale risposta ritorsiva è pronto ad aumentarli della stessa percentuale. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha spiegato che la reazione dell’Europa sarà quella di continuare a lavorare per raggiungere un accordo entro il primo agosto, tenendo come opzione di riserva l’adozione di contromisure proporzionate “se necessario”.
Von der Leyen spinge su negoziati, ma pronte contromisure per 70 mld
“L’imposizione di dazi del 30 percento sulle esportazioni dell’Ue sconvolgerebbe le principali catene di approvvigionamento transatlantiche, a scapito delle imprese, dei consumatori e dei pazienti su entrambe le sponde dell’Atlantico“, ha detto sabato a caldo la von der Leyen. Ieri invece la stessa numero uno della Commissione ha precisato che la lettera inviata dagli Stati Uniti prevede dazi al 30% in assenza di una soluzione negoziata, motivo per cui Bruxelles ha deciso di estendere anche la sospensione delle nostre contromisure fino all’inizio di agosto. “Preferiamo una soluzione negoziata ma continueremo a prepararci per le contromisure“, ha ribadito.
Il pacchetto di contromisure da 21 miliardi rimane nel freezer quindi. Ma oggi il Commissario al Commercio, Maros Sefcovic, andrà a illustrare alla controparte statunitense che l’Europa ha pronto un altro pacchetto da 70 miliardi commisurato al nuovo livello di dazi prospettato dalla lettera Usa.
L’export a rischio
Il valore totale delle esportazioni dell’UE colpite da questi dazi è stimato in 382 miliardi di euro. Con un dazio del 30% il valore teorico complessivo dei dazi per l’UE ammonterebbe a circa 116,5 miliardi l’anno considerando 87 miliardi derivanti dai dazi universali del 30% su esportazioni per 290 miliardi, 16,5 miliardi dai dazi del 25% sul settore automobilistico (valore delle esportazioni: 66 miliardi) e 13 miliardi dai dazi del 50% su acciaio e alluminio (valore delle esportazioni: 26 miliardi).
Stati Uniti sono il principale partner commerciale per l’UE per le esportazioni (20,6% del totale delle esportazioni dell’UE, davanti al Regno Unito con il 13,2% e alla Cina con l’8,3%, fonte Eurostat) e il secondo per le importazioni (13,7% del totale delle importazioni dell’UE, dietro alla Cina con il 21,3% e davanti al Regno Unito con il 6,8%, fonte Eurostat).
Le principali categorie di esportazioni dell’UE negli Stati Uniti sono prodotti farmaceutici, veicoli stradali e prodotti industriali, mentre in termini di importazioni dell’UE dagli Stati Uniti, le principali categorie sono prodotti petroliferi, prodotti farmaceutici e macchinari per la generazione di elettricità.
I titoli del Ftse Mib più esposti
Gli analisti di Banca Akros ricordano che tra le aziende con la massima esposizione agli Stati Uniti con un modello di business basato sull’importazione ci sono Stm, Stellantis, Brunello Cucinelli, Campari, Ferrari, Pirelli, mentre le aziende con una alta esposizione agli Stati Uniti ma principalmente legate alla produzione locale includono Tenaris, Diasorin, Buzzi e Prysmian.
Borse nervose, ma niente crolli
La reazione iniziale delle Borse oggi è abbastanza compassata. Il Ftse Mib cede lo 0,72%, il Dax solo lo 0,31%. Anche oltreoceano i futures sono scesi domenica sera (-0,6% quelli sull’S&P 500 e quelli su Nasdaq).
Gli Usa hanno annunciato dazi al 30% anche verso il Messico che a sua volta ha manifestato la volontà di proseguire i negoziati nella speranza di ottenere una riduzione dell’aliquota.
Poco mosso il dollaro con il cross eur/usd stabile poco sotto area 1,17.
Vola il Bitcoin
Di contro il Bitcoin, la più grande criptovaluta al mondo, ha raggiunto un altro massimo storico stamattina superando per la prima volta il livello di 120.000 dollari in corrispondenza con l’avvio della Cripto Week del Congresso degli Stati Uniti.
I legislatori Usa discuteranno una serie di proposte di legge che potrebbero definire il quadro normativo per il settore. “Un esito favorevole potrebbe accelerare gli afflussi istituzionali, rafforzando il ruolo di Bitcoin come macro-asset”, rimarca Jesse Jarvis, ceo di Kaiko. Il Genius Act, recentemente approvato dal Senato, propone un quadro normativo federale per le stablecoin.