Notizie Notizie Mondo Oro, petrolio & Co protagonisti: 7 fattori chiave per “plasmare” il prossimo ciclo delle materie prime

Oro, petrolio & Co protagonisti: 7 fattori chiave per “plasmare” il prossimo ciclo delle materie prime

10 Luglio 2025 15:30

Dopo un inizio d’anno caratterizzato da forti oscillazioni, il mercato delle materie prime ha chiuso il primo semestre del 2025 con un saldo decisamente positivo. Il Bloomberg Commodity Index ha, infatti, registrato un +5,5%, grazie a una ripresa robusta dopo un secondo trimestre in calo del 2,7%, compensato dal boom dell’8,9% nei primi tre mesi dell’anno – il miglior risultato trimestrale degli ultimi quattro anni.

Ma cosa ci aspetta per i prossimi mesi? Secondo l’outlook per il terzo trimestre di BG SAXO, il panorama potrebbe diventare meno volatile con maggiore chiarezza su alcuni dei temi chiave che hanno dominato il primo semestre: dazi commerciali, valore del dollaro USA e tensioni geopolitiche.

Performance contrastanti tra settori: il punto su platino, cereali, caffè e petrolio

Il primo semestre ha visto un forte disallineamento tra le varie asset class. Il platino è stato il metallo con la miglior performance, salito del 48%, ma non incluso nel Bloomberg Commodity Index. Sebbene idoneo all’inserimento, non soddisfa i criteri di liquidità e produzione richiesti: la sua Commodity Index Percentage (CIP) resta troppo bassa rispetto a metalli più liquidi come oro e argento.

All’estremo opposto, i cereali hanno penalizzato la performance generale, in particolare mais e grano, appesantiti da abbondanti scorte globali e da previsioni di raccolti eccellenti nell’emisfero nord, a seguito di una stagione molto produttiva in Sud America. Resiste invece la soia, sostenuta dalla crescente domanda di olio per biocarburanti e dalla possibilità di un nuovo accordo commerciale con la Cina, che potrebbe sostenere i prezzi nel secondo semestre.

Anche cacao e caffè, dopo forti rialzi nei mesi precedenti, hanno rallentato a fine trimestre. Il caffè ha risentito di condizioni meteo favorevoli in Brasile per l’Arabica, mentre il cacao ha visto una domanda più debole per via dei prezzi elevati, nonostante previsioni produttive più incoraggianti. Il caffè, pur restando un lusso accessibile, potrebbe subire un calo del consumo fuori casa in favore di varietà Robusta più economiche se i prezzi dovessero rimanere sostenuti.

Nel settore energetico, il primo semestre si è chiuso in sostanziale pareggio, complice un mese di giugno instabile. Dopo un rally innescato dalle tensioni in Medio Oriente, i prezzi del greggio sono scesi del 4% con il venir meno dei timori legati a interruzioni nello Stretto di Hormuz. L’attenzione si è spostata nuovamente sull’eccesso di offerta e sui dazi USA, con l’OPEC+ che ha incrementato la produzione per rafforzare il controllo sul mercato. Un sondaggio della Fed di Dallas ha mostrato che, in caso di prezzi sotto i 60 dollari al barile, la maggior parte dei produttori statunitensi ridurrebbe l’output, indicando un possibile livello minimo di equilibrio per l’offerta globale.

Il gas naturale, infine, ha registrato un modesto aumento del 2%. I fondamentali a breve termine restano deboli, ma la domanda futura – spinta da transizione energetica, data center ed elettrificazione – continua a supportare una visione positiva di lungo periodo.

Le incognite su dazi e dollaro

Il destino del mercato dipenderà in larga misura dall’esito dei negoziati tariffari in corso. Gli attuali livelli tariffari, che oscillano mediamente tra il 12% e il 18%, continuano a rappresentare un freno per la crescita economica sia negli Stati Uniti che a livello globale.

Nel frattempo, ci si attende che il dollaro USA rimanga sotto pressione, un fattore che riflette anche le preferenze dell’attuale amministrazione statunitense. Un dollaro più debole favorisce le esportazioni e si inserisce in un quadro di politica economica che prende sempre più le distanze dal modello globalista.

Trump 2.0 e il “capitalismo nazionale”

Come evidenziato da John J. Hardy, global head of macro strategy di BG SAXO e Saxo Bank, la politica di Trump può essere definita come anti-globalista, o persino come una forma di “mercantilismo inverso”, secondo la definizione dell’economista Russell Napier.

Gli Stati Uniti sembrano infatti intenzionati a smantellare l’ordine economico globale costruito nel secondo dopoguerra, un sistema che ha favorito la crescita mondiale e garantito prezzi contenuti ai consumatori americani. In questo contesto, un dollaro forte era cruciale per sostenere le economie orientate all’export. Tuttavia, questa dinamica ha anche impoverito il tessuto industriale statunitense e aumentato la vulnerabilità alle interruzioni delle catene di approvvigionamento – un rischio oggi percepito come tema di sicurezza nazionale.

Nonostante l’approccio transazionale e protezionista dell’ex presidente, Hardy sottolinea che il dollaro continuerà a mantenere un ruolo dominante nei mercati globali, anche se meno centrale rispetto al passato.

Sette fattori per un possibile nuovo superciclo delle commodity

Secondo Ole Hansen, head of commodity strategy di BG SAXO e Saxo Bank, siamo all’inizio di una fase in cui megatendenze strutturali come la deglobalizzazione, la transizione energetica e le tensioni geopolitiche stanno preparando il terreno per un nuovo superciclo delle materie prime.

Questi fattori non sono nuovi, ma negli ultimi anni sono diventati sempre più influenti. Tra il 2020 e il 2022, le materie prime hanno vissuto una forte fase rialzista, alimentata dagli stimoli post-pandemia e da eventi geopolitici come la guerra in Ucraina. In generale, le commodity tendono a restare in una fase laterale quando domanda e offerta sono in equilibrio, ma possono conoscere lunghi periodi di espansione quando emergono forze macroeconomiche dominanti.

Un esempio emblematico è rappresentato dal boom dell’industrializzazione cinese tra il 2000 e il 2008, che portò l’indice BCOMTR a guadagnare il 250%, in un contesto di offerta incapace di tenere il passo con la domanda.

Guardando al futuro, molti dei temi in gioco sono ad alta intensità di risorse, ed è per questo che metalli preziosi, metalli industriali e gas naturale sono tornati sotto i riflettori degli investitori.

Al contrario, il petrolio potrebbe incontrare qualche difficoltà nel medio termine. L’aumento dell’offerta da parte dell’OPEC+ e le pressioni sui prezzi potrebbero incidere negativamente sui margini di profitto dei produttori con costi più elevati, mettendo a rischio la sostenibilità di alcune realtà del settore.

Infine, anche l’evoluzione delle politiche commerciali e internazionali statunitensi rappresenterà un elemento determinante per gli equilibri futuri del mercato delle materie prime.