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Il CR7 dei banchieri per riscossa Unicredit, pro e contro se il ceo sarà Andrea Orcel (artefice dell’affaire Antonveneta-Mps)

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Unicredit sotto i riflettori a Piazza Affari con la scelta del nuovo ad in primo piano, così come il riaccendersi delle attese di una accelerazione positiva sul dossier Mps. Il titolo Unicredit oggi veleggia nelle posizioni di testa del Ftse Mib con  rialzi arrivati fino a +4% in area 8,10 euro. La scelta del nuovo ceo di Unicredit, attesa nelle prossime settimane, si intreccia con il dossier MPS, con anche il titolo della banca senese che catalizza oggi gli acquisti (+3,3% a 1,108 euro).
Gli ultimi sviluppi della crisi di governo, con la tenuta dell’esecutivo Conte dopo il voto di ieri al Senato, spingono gli investitori a valutare una possibile nuova accelerazione per un deal Unicredit-Mps. Nei giorni scorsi infatti i timori circa la tenuta dell’attuale governo avevano sollevato i timori che diversi dossier aperti – da MPS-Unicredit a quello della rete unica con l’integrazione tra Tim e Open Fiber – potessero subire una brusca frenata.

Short list per carica ceo si assottiglia

Unicredit punta a scegliere il successore di Jean Pierre Mustier entro il prossimo 10 febbraio. La banca italiana, stando a quanto riporta oggi Bloomberg, avrebbe ridotto la sua lista di candidati preferiti a soli tre o quattro nomi con l’uscita di scena di Tidjane Thiam, l’ex CEO di Credit Suisse che si sarebbe detto non interessato all’incarico.

Orcel il nome più caldo, il re dei deal bancari

Tra i nomi in lizza spicca l’ex UBS, Andrea Orcel, soprannominato il ‘Ronaldo dei banchieri’ e protagonista di molti deal bancari importanti in passato. Il nome di Orcel già nei giorni scorsi era dato come il più caldo per la nomina. Tra i nomi in corsa citati dall’agenzia Bloomberg ci sono anche Fabio Gallia e Carlo Vivaldi (co-chief operating officer di Unicredit). In particolare, la candidatura di Orcel starebbe ricevendo sostegno da alcuni degli investitori istituzionali stranieri di UniCredit e dagli azionisti italiani; tra questi il fondatore di Luxottica, Leonardo del Vecchio, e la Fondazione CariVerona.
Da valutare che posizione prenderebbe Orcel sul nodo Mps, considerando che alcuni suoi sponsor quali Del Vecchio sono dubbiosi sull’operazione a cui sta lavorando il Tesoro.
Non mancano le possibili controindicazioni alla scelta di Orcel, a partire dalla disputa legale che il banchiere ha con Banco Santander per circa 100 milioni di euro dopo che la banca spagnola ha rinunciato ad assumerlo lo scorso anno. Orcel era stato anche l’architetto della travagliata acquisizione di Antonveneta da parte di Banca Monte dei Paschi di Siena nel 2007. Orcel lavorava in Merrill Lynch e favorì i negoziati tra il presidente di Mps, Giuseppe Mussari, e Banco Santander per l’acquisto di Antonveneta da parte della banca senese per 9 miliardi di euro (più 7 mld di debiti fidejussori). Orcel, nato a Roma nel 1963, ha la fama di deal maker avendo partecipato a molti round di M&A in passato. Tra i tanti deal spicca anche la fusione tra Credito Italiano e Unicredito nel 1998 che portò alla nascita di Unicredito Italiano e la successiva acquisizione di Capitalia.

Gallia rimane in lizza, sarebbe un possibile ‘agevolatore’ delle nozze con Siena

Fabio Gallia, attuale dg di Fincantieri ed ex ad di BNL, nella sua carriera stato a lungo nel gruppo Capitalia (ha ricoperto anche il ruolo di ad di Banca di Roma) e negli ultimi anni è stato amministratore delegato di CDP. Rispetto a Orcel è un banchiere meno conosciuto a livello internazionale con la sua carriera che si è sviluppata principalmente a Roma.
I tanti anni trascorsi a Roma gli hanno però permesso di coltivare rapporti con il Ministero delle Finanze e gli anni alla CDP sono coincisi con quelli in cui Pier Carlo Padoan (cooptato dal Cda Unicredit per diventare prossimo presidente della banca) guidava il ministero di via XX Settembre. Una sua scelta sarebbe vista come un ulteriore segnale a favore di una fusione con Monte Paschi.

Titolo continua risalita da minimi, analisti fiduciosi sul breve

Unicredit è risalita in Borsa del 29% dai minimi storici in area 6,21 euro toccati a metà maggio 2020. Guardando alla performance durante l’era Mustier (ceo dal 12 luglio 2016) – caratterizzata dall’aumento di capitale record da 13 mld del 2017, una profonda ristrutturazione della banca e la cessione di molti asset – il titolo ha perso il 23% di valore mentre la rivale Intesa Sanpaolo nello stesso arco di tempo ha strappato un +8%.
Tra gli analisti prevale ancora la cautela sul titolo in attesa dei prossimi sviluppi. Ieri JP Morgan ha comunque alzato la valutazione su Unicredit da 8 a 9 euro indicando come ormai probabile un’aggregazione con Banca MPS e ritenendo che l’azione può risalire nel breve proprio in virtù di una possibile operazione market friendly con la banca senese. Si è espressa su Unicredit anche Societe Generale portando il giudizio da sell a hold con prezzo obiettivo a 8,10 euro (dai 7,20 precedenti) ritenendo che i recenti sviluppi legati alla possibile acquisizione di MPS portano a ridurre lo ‘sconto di consolidamento’. SocGen abbassa anche lo ‘sconto strategico’ in vista della prossima nomina di un nuovo ceo.
In generale il consensus Bloomberg vede su Unicredit un potenziale upside di oltre il 15% rispetto ai prezzi attuali con target medio a 9,35 euro. Sul titolo solo il 31% degli analisti dice buy, a prevalere sono i giudizi neutral (58,6%), mentre il 10,3% dice sell.
La banca di piazza Gae Aulenti diffonderà i conti del 4° trimestre 2020 e dell’intero 2020 il prossimo 11 febbraio.