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I grandi soci di Ubi Banca bocciano offerta Intesa SanPaolo: ‘ostile e inaccettabile’. Ma Messina li aveva già snobbati

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No, e ancora no: i grandi soci di Ubi Banca riuniti nel patto di consultazione Car, che detiene il 18% dell’istituto, hanno rimandato al mittente, ovvero a Intesa SanPaolo, l’offerta pubblica di scambio del valore di quasi 5 miliardi di euro annunciata a sorpresa due notti fa. La decisione è stata resa nota con un comunicato, diramato al termine della riunione d’urgenza che ha preso il via alle 10 di stamattina a Palazzo del Monte a Bergamo.
“L’ops di Intesa-Unipol, come prospettata, appare ostile, non concordata, non coerente con i valori impliciti di Ubi e dunque inaccettabile”, si legge nel comunicato. Un comunicato che potrebbe decretare una vera e propria guerra tra i grandi soci da un lato e Intesa SanPaolo dall’altro, per il controllo di Ubi Banca.

Già, perchè bisognerà vedere se Carlo Messina, ceo di Intesa, accetterà la posizione delle fondazioni & Co che fanno parte del Car, il comitato degli azionisti di Ubi o se, invece, tenterà di creare un fronte compatto attingendo direttamente all’eventuale interesse del mercato.

Grandi soci, Messina li aveva già snobbati: ops è al mercato

D’altronde, e Messina lo ha detto chiaro e tondo nella giornata di oggi, l’ops è orientata al mercato, non ai grandi soci di Ubi Banca: “Non voglio parlare degli investitori di Ubi perchè è questa è una operazione proposta al mercato. Questa transazione è completamente ‘market oriented’“, ha detto oggi il numero uno di Intesa in un’intervista rilasciata a Bloomberg TV, prima della pubblicazione del comunicato del Car.
“Io sono molto positivo e credo che gli azionisti di Ubi decideranno di aderire alla nostra offerta“.
Messina ha ribadito in ogni caso la sua indisponibilità ad alzare il prezzo dell’offerta pubblica di scambio che, stando alle dichiarazioni dei grandi soci, è stato elemento sicuramengte determinante nella loro decisione. Riferimento alla frase in cui si legge che l’offerta non viene considerata “coerente con i valori impliciti di Ubi”.
Con la sua Ops, Intesa ha valutato Ubi Banca €4,254 per azione, per un corrispettivo totale di €4,9 miliardi. Come è risultato dai dati resi noti dalla stessa Intesa SanPaolo, “il prezzo dell’offerta è a premio del ~28% rispetto al prezzo per azione medio ponderato di UBI Banca al 14 febbraio 2020 (premio del ~23% dopo la distribuzione dei dividendi) e del ~39% rispetto al prezzo per azione medio ponderato di UBI Banca degli ultimi 6 mesi (premio del ~33% dopo la distribuzione dei dividendi)”.

Prezzo Ops, grandi soci: “C’è patrimonio netto, basta vedere il bilancio”

Del nodo prezzo, ha parlato Mario Cera, componente del comitato di presidenza del patto di consultazione Car, rispondendo così a chi gli aveva chiesto quale fosse il vero valore da attribuire alla banca:
C’e’ un patrimonio netto, basta vedere il bilancio”. Da segnalare che l’offerta di Intesa valuta Ubi circa 0,6 volte il patrimonio netto, evidentemente troppo poco per i grandi soci.
A parlare è stato anche Armando Santus, presidente del patto: “Nel Car c’e’ grande intesa. L’intesa ce l’abbiamo già in casa nel Car”, ha detto ironicamente, facendo riferimento alla parola ‘intesa’, mentre Cera ha precisato:
“Abbiamo pensato molto stamattina alle risorse umane di Ubi, al personale di Ubi. Il patrimonio di Ubi è essenzialmente il suo personale. Noi abbiamo pensato molto e vogliamo tutelare la banca così com’è”.
Intanto in Borsa l’appeal speculativo di Ubi Banca si sgonfia e il titolo cede nel pomeriggio il 2%. Giù anche Intesa SanPaolo mentre Mps si conferma il titolo bancario migliore e anche quello più scambiato, riportando un guadagno del 4%.
A fare da assist sono le speculazioni secondo cui un terzo polo bancario potrebbe nascere attraverso un asse Bper-BPM-Mps. Ieri il titolo Mps aveva chiuso in progresso di oltre +11%, portando il rally da inizio anno a oltre +50%.
Che farà a questo punto Carlo Messina? Sempre qualche ora fa, il numero uno di Intesa SanPaolo aveva presentato la prospettiva di nuove operazioni di consolidamento nel settore bancario italiano come qualcosa di quasi ineluttabile, che ha l’assist delle autorità di regolamentazione.
Una delle prime cose che aveva detto nei giorni scorsi, d’altronde, era che era orgoglioso del fatto che Intesa SanPaolo fosse stata la prima banca a lanciare il risiko bancario europeo, e che dalla Bce era arrivato anche un feedback positivo.
Così oggi: “Non è possibile che una delle maggiori banche europee proponga un deal di queste dimensioni senza indicazioni positive dalla Banca centrale europea”. E ancora: “Abbiamo dimostrato di avere la leadership anche nel saper sorprendere l’Europa con questa operazione”.
Illustrando i suoi obiettivi, Messina ha continuato: “Noi vogliamo creare un competitor di dimensioni tali da competere con i grandi player bancari anche di Usa e Cina, oltre che a livello europeo”.
Ma niente da fare. Nel comunicato i grandi soci si sono così espressi:
“Gli azionisti riuniti nel Car ritengono di dover tutelare, al contempo, il loro investimento e la Banca con i suoi territori di riferimento e si sono impegnati in un progetto di medio e lungo termine”. “Ubi è una banca sana, stabile, redditizia, ben gestita per competenze e risorse umane, competitiva e riconosciuta sul mercato di riferimento, realtà centrale per il sistema socio-economico del Paese”.
Da segnalare che, al patto di consultazione Car, possono partecipare quegli azionisti che detengano almeno l’1% del capitale di Ubi. Il patto è composto dalla Fondazione Crc (5,908%), Fondazione Banca del Monte di Lombardia (3,95%), Polifin e famiglia Bosatelli (2,85%), Next Investment (famiglia Bombassei, 1,005%), P4p Int e famiglia Pilenga (1,001%), Radici Group e famiglia Gianni Radici (1,047%), Scame e famiglia Andreoletti (1,011%) e Upifra (famiglia Beretta).
A questo punto, bisognerà vedere se Messina troverà altre strade per afferrare la preda. O se, invece, rinuncerà.