Guerra e caro energia, Confcommercio avverte: la ripresa è a rischio
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Il 2026 è iniziato con segnali molto incoraggianti per l’economia italiana ma lo scenario di guerra rischia di vanificare la ripresa. Così il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli commentando i dati della Congiuntura pubblicati oggi e che dipingono un’Italia in ripresa ma con nubi all’orizzonte.
Economia italiana in ripresa a inizio 2026: i numeri
I dati della Congiuntura Confcommercio mostrano come, a marzo, l’economia italiana si trovi davanti a un possibile punto di svolta. Dopo diversi mesi caratterizzati da segnali positivi, lo scenario appare oggi più incerto. Le informazioni raccolte fino alla fine di febbraio 2026 descrivono infatti una fase di rafforzamento progressivo, che però rischia di essere compromessa dallo scoppio di un nuovo conflitto.
Nel periodo compreso tra ottobre 2025 e febbraio 2026, diversi indicatori hanno evidenziato un miglioramento costante. In particolare, l’Indicatore dei Consumi Confcommercio segnala una crescita su base annua passata dallo 0,5% di dicembre all’1,3% di febbraio. A trainare questa dinamica non sono stati soltanto i comparti più vivaci – come turismo, tecnologia, tempo libero e cura della persona – ma anche altri settori che hanno iniziato a dare segnali di ripresa.
A febbraio, infatti, si registra un aumento delle vendite di automobili, si interrompe la flessione dell’abbigliamento e si rafforza l’elettronica di consumo. Si tratta di indicazioni importanti, perché suggeriscono un graduale recupero della fiducia delle famiglie e, di conseguenza, della propensione alla spesa. Questo clima più favorevole ha avuto riflessi anche sul Prodotto interno lordo. Sostenuta da un livello di occupazione ancora elevato (seppur in lieve rallentamento) e da un’inflazione sotto controllo, la crescita annua del Pil mensile è salita dallo 0,5% di gennaio all’1,4% di febbraio.
L’avvio del conflitto e le ripercussioni sul PIL e inflazione
A modificare il quadro interviene però un fattore di rottura: il nuovo conflitto in Medio Oriente, con effetti immediati soprattutto sul fronte energetico. L’aumento dei prezzi dell’energia tende infatti a trasmettersi rapidamente ai prezzi al consumo. Per marzo si stima un’inflazione intorno all’1,8%: un valore ancora compatibile con gli obiettivi delle autorità monetarie, ma difficilmente destinato a restare isolato. Le prime ripercussioni sono già visibili sull’attività economica. Per marzo è attesa una lieve contrazione del Pil rispetto a febbraio, nell’ordine di 0,1 punti percentuali. Nonostante ciò, la crescita su base annua dovrebbe mantenersi sopra l’1%, consentendo al primo trimestre del 2026 di chiudersi con un incremento dell’1% rispetto allo stesso periodo del 2025, un risultato che non si registrava dalla fine del 2023.
Gli scenari futuri secondo Confcommercio
Il vero nodo, però, riguarda le prospettive dei prossimi mesi. A sottolinearlo è il direttore dell’Ufficio Studi di Confcommercio, Mariano Bella, secondo cui gli effetti degli shock legati al conflitto non sono ancora pienamente visibili: “si faranno sentire nei prossimi mesi e la loro intensità dipenderà soprattutto dalla durata della crisi”. In quest’ottica, uno scenario di guerra breve potrebbe contenere i danni e consentire all’economia di proseguire nel percorso di recupero; al contrario, un conflitto prolungato rischierebbe di indebolire consumi, fiducia e crescita.
Entrando nel dettaglio delle simulazioni, Bella evidenzia che uno scenario di conflitto duraturo avrebbe un impatto significativo sul Pil. Rispetto a una crescita “base” dell’1%, l’espansione si ridurrebbe allo 0,5%-0,6%, soprattutto per effetto di consumi più deboli, penalizzati da un calo del reddito reale legato a un’inflazione più alta: 2,6% contro una baseline dell’1,7%. In sostanza, verrebbe meno la dinamica di ripresa dell’economia italiana.
Sempre secondo Bella, nello scenario peggiore si aggiungerebbero ulteriori fattori negativi: minori investimenti, una domanda mondiale più debole e conseguenze sulle esportazioni di beni e servizi, incluso il turismo. In questa ipotesi, a dicembre 2026 l’inflazione potrebbe avvicinarsi al 4% su base tendenziale, con possibili ripercussioni rilevanti anche sull’andamento economico del 2027.
La soluzione secondo Sangalli
Sulla stessa linea il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, che commentando i dati della Congiuntura sottolinea come il 2026 fosse iniziato con segnali molto incoraggianti: consumi in crescita fino all’1,3% a febbraio, inflazione sotto controllo e occupazione su livelli elevati. Tuttavia, avverte, «lo scenario di guerra rischia di vanificare la ripresa».
Sangalli individua nel prezzo dell’energia una variabile chiave: se il petrolio dovesse tornare entro maggio intorno ai 70 dollari, l’impatto su Pil e consumi resterebbe contenuto. Al contrario, quotazioni stabilmente sopra i 100 dollari fino a fine anno porterebbero a un sostanziale dimezzamento della crescita economica.