Notizie Notizie Italia Tassi Bce e mutui: in arrivo possibili rincari sulle rate

Tassi Bce e mutui: in arrivo possibili rincari sulle rate

19 Marzo 2026 11:14

Dopo la Federal Reserve, è ora la Banca Centrale Europea a riunirsi per decidere la direzione della politica monetaria. Le attese dei mercati sono piuttosto compatte: l’istituto di Francoforte dovrebbe lasciare invariati i tassi di interesse, mantenendo il tasso sui depositi al 2%. Una scelta che riflette un contesto globale ancora carico di incertezze, in particolare per gli effetti che il conflitto in Iran potrebbe avere sull’inflazione.

Le tensioni in Medio Oriente stanno infatti riaccendendo timori già visti nel 2022, quando il forte aumento dei prezzi dell’energia spinse l’inflazione su livelli record. Oggi lo scenario appare più equilibrato rispetto ad allora, ma il rischio di una nuova accelerazione dei prezzi resta sul tavolo.

I primi effetti sui mutui variabili

Le decisioni dell’Eurotower non restano mai confinate ai tavoli della politica monetaria, ma si riflettono rapidamente sull’economia reale, a partire dal mercato dei mutui. E i primi segnali si stanno già vedendo. L’andamento dell’Euribor, indice di riferimento per i mutui a tasso variabile, ha invertito la rotta proprio in coincidenza con l’escalation del conflitto. Secondo le rilevazioni di Facile.it, tra il 27 febbraio e il 16 marzo l’Euribor a 3 mesi è salito di circa 15 punti base.

Un aumento che può sembrare contenuto, ma che ha effetti concreti sulle rate. Per un mutuo variabile standard, questo rialzo si traduce in un incremento di circa 10 euro già a partire dalla rata di aprile. È un segnale chiaro di come anche piccoli movimenti dei tassi possano incidere sul bilancio delle famiglie, soprattutto dopo una lunga fase di rialzi.

Le aspettative per i prossimi mesi

Guardando un po’ più avanti, le aspettative dei mercati non indicano una fase di stabilità duratura. I futures sull’Euribor, aggiornati a metà marzo, suggeriscono che nel corso del 2026 potrebbero arrivare fino a due interventi restrittivi da parte della BCE, uno prima dell’estate e un altro entro la fine dell’anno. Le proiezioni indicano un Euribor a 3 mesi vicino al 2,3% a giugno 2026 e in salita verso il 2,5% entro dicembre. Se questo scenario dovesse concretizzarsi, l’impatto sulle rate sarebbe più marcato: le simulazioni indicano un aumento complessivo di circa 30 euro mensili entro fine anno per un mutuo variabile standard.

Diverso il comportamento dei mutui a tasso fisso, che risultano meno sensibili agli shock di breve periodo. L’indice IRS a 25 anni, riferimento per questa tipologia di finanziamenti, si è mosso dall’inizio dell’anno in una fascia compresa tra il 3% e il 3,2%, seguendo l’andamento dei rendimenti dei titoli di Stato. Dopo lo scoppio del conflitto in Iran non si sono registrate variazioni significative e oggi il valore si attesta intorno al 3,1%. Questo contribuisce a mantenere relativamente stabili le offerte a tasso fisso, che continuano a rappresentare una scelta solida per chi cerca certezze nel lungo periodo.

Un mercato dei mutui in evoluzione

Il mercato dei mutui, nel frattempo, mostra segnali di dinamismo. Secondo Facile.it, nei primi mesi del 2026 si registra una crescita dell’importo medio richiesto, che ha raggiunto i 141.772 euro, in aumento del 4% rispetto a un anno fa. Allo stesso tempo, si abbassa l’età media dei richiedenti, scesa da 41 a 39 anni. Limitando l’analisi ai mutui per l’acquisto della prima casa, si passa da 38 a 37 anni. Diminuisce invece il peso delle surroghe, passate dal 31% al 21% in dodici mesi, a indicare una minore convenienza nel rinegoziare i finanziamenti esistenti rispetto al recente passato.

Interessante anche l’evoluzione delle preferenze tra tasso fisso e variabile. Il fisso resta la scelta predominante, ma cresce la quota di chi guarda al variabile o a soluzioni miste, oggi pari a circa il 9% delle richieste. Una tendenza che si spiega soprattutto con il differenziale di costo. Per un mutuo da 126.000 euro a 25 anni, il miglior tasso variabile disponibile online parte da un TAN del 2,34%, con una rata iniziale di circa 555 euro, mentre il miglior tasso fisso si colloca intorno al 3,15%, con una rata di circa 607 euro. La differenza è di circa 50 euro al mese, un elemento che può fare la differenza nella scelta.

Fisso o variabile: una scelta da valutare con attenzione

Resta però il tema del rischio. “Non esiste una scelta migliore in assoluto tra tasso fisso e variabile ed entrambe le offerte sono competitive, ma è importante scegliere con attenzione e sulla base delle caratteristiche di ciascun mutuatario” spiegano da Facile.it. “Il tasso variabile offre un’opportunità di risparmio iniziale, ma in contesti di grande incertezza come quello attuale caratterizzati da un’aspettativa di aumenti, è bene sapere che il beneficio potrebbe assottigliarsi se non sparire del tutto. Il consiglio è di farsi aiutare da un consulente esperto per scegliere la soluzione più adatta” concludono.