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Guerra del petrolio mette KO il pioniere della shale oil revolution, bancarotta per Chesapeake Energy

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In bancarotta la Chesapeake Energy, azienda del settore energetico con sede nell’Oklahoma che ha portato i libri in tribunale dichiarando fallimento nel bel mezzo del calo dei prezzi del petrolio e del gas e della pandemia da coronavirus. Chesapeake Energy Corporation, che detiene i diritti di denominazione nell’arena NBA degli Oklahoma City Thunder, è una vittima illustre della guerra sul petrolio scatenata nei mesi scorsi dall’Arabia soprattutto per contrastare l’ascesa dello shale oil USA che è il petrolio più costoso da estrarre. Gli esperti di mercato ritengono che Russia e Arabia avranno interesse a continuare a mantenere i prezzi del petrolio a livelli non troppo alti per tagliare fuori i produttori shale oil statunitensi. 

Chesapeake Energy, il fallimento ha radici lontane

Fondata nel 1989 da Aubrey McClendon, Chesapeake Energy è uno dei primi pionieri della trivellazione diventando di fatto un attore chiave nell’industria del gas statunitense. Al suo apice, Chesapeake contava 175 impianti operativi, con operazioni in tutti gli Stati Uniti, compresi Texas, Louisiana, Pennsylvania e Ohio. Nel corso del tempo però l’azienda si è assunta molti debiti per alimentare la sua rapida espansione, e dal 2010 al 2012 ha speso 30 miliardi di dollari in più in trivellazioni e leasing. McClendon è stato estromesso dalla società nel 2013, e nel 2016 è stato incriminato con l’accusa federale di aver cospirato per aver truccato le gare d’appalto per il leasing di petrolio e gas naturale per una nuova impresa che aveva avviato. Il giorno successivo, McClendon è morto in un incidente d’auto. Quando l’attuale CEO Doug Lawler gli successe, la società aveva quasi lo stesso debito della Exxon e della Chevron messe insieme.
Le prospettive di Chesapeake sono precipitate quest’anno quando l’epidemia di coronavirus e una guerra dei prezzi saudita e russa hanno ridotto drasticamente i prezzi dell’energia e portato le perdite del primo trimestre a più di 8 miliardi di dollari. Venerdì, le sue azioni sono state scambiate a 11,85 dollari, in calo del 93% rispetto all’inizio dell’anno, lasciando un valore di mercato di 116 milioni di dollari. “Negli ultimi anni, i nostri dipendenti dedicati hanno trasformato il business di Chesapeake – migliorando l’efficienza del capitale e le prestazioni operative, eliminando i costi, riducendo il debito e diversificando il nostro portafoglio”, ha detto Lawler in una dichiarazione. “Nonostante abbiamo eliminato oltre 20 miliardi di dollari di leva finanziaria e impegni finanziari, crediamo che questa ristrutturazione sia necessaria per il successo a lungo termine e la creazione di valore del business”.

Ristrutturazione per cancellare 7 mld $ di debiti

La società ha annunciato che i 7 miliardi di dollari di debito che ha alle spalle saranno cancellati attraverso la ristrutturazione. La società difatti è fortemente indebitata, ed è in difficoltà da tempo. Solo a maggio ha dichiarato di essere preoccupata per la sua redditività a lungo termine. Franklin Resources e Fidelity sono tra i maggiori creditori della società e saranno tra i principali detentori di capitale proprio a seguito della ristrutturazione. Chesapeake continuerà ad operare ad una capacità molto ridotta, con una manciata di piattaforme di gas e nessuna piattaforma petrolifera, secondo fonti vicine. “Stiamo fondamentalmente ripristinando la struttura del capitale e il business di Chesapeake per affrontare le nostre debolezze finanziarie ereditate e capitalizzare i nostri sostanziali punti di forza operativi”, ha detto l’amministratore delegato Doug Lawler. Il deposito della domanda per il Chapter 11 presso la Corte Fallimentare degli Stati Uniti per il Distretto Sud del Texas, rende quelli di Chesapeake il più grande fallimento di un produttore statunitense di petrolio e gas da almeno il 2015. Ma la crisi di Chesapeake non è un caso isolato e anche Whiting Petroleum figura tra gli altri grandi trivellatori di un tempo che non sono riusciti a sopravvivere a un crollo storico dei prezzi del petrolio.