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Green Bond da record: doppia spinta da Recovery Fund e idrogeno verde

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Il 2020 si sta rivelando un anno record per le obbligazioni verdi. Dopo un temporaneo calo delle emissioni nella fase iniziale della pandemia di Covid-19, il mercato si è ripreso rapidamente raggiungendo un nuovo record di emissioni di 69 miliardi di euro nel terzo trimestre. La nuova pipeline di emissioni da parte di governi e aziende rimane ampia, con una crescente diversità di emittenti e una gamma crescente di nuove aree, che animeranno anche i prossimmi mesi, secondo NN Investment Partners. come ad esempio l’idrogeno verde per l’utilizzo dei proventi di un’obbligazione verde.

Il Recovery Fund sosterrà l’offerta

Quest’anno nuovi governi sono entrati sul mercato con l’emissione inaugurale di green bond da parte di Germania, Svezia e Ungheria. Anche Danimarca, Italia, Portogallo, Austria e Spagna hanno messo in agenda l’emissione di un green bond governativo. Questa crescita delle emissioni governative è stata innescata dagli obiettivi ambientali europei per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Le obbligazioni verdi sono uno strumento prezioso per i governi per raccogliere capitali che aiutino a realizzare piani infrastrutturali in linea con gli obiettivi climatici nazionali e regionali. E una nuova spinta potrebbe arrivare dal Recovery Fund, dato che l’Ue prevede di finanziare un terzo delle risorse con il debito verde. “Questo sarà un enorme stimolo per il mercato delle obbligazioni verdi”, sottolinea Jovita Razauskaite, Portfolio Manager Green Bonds di NN Investment Partners, secondo cui nei prossimi mesi si potrà vedere aumentare la quota dei governi nelle emissioni di green bond. Ma non solo. Una maggiore offerta arriverà anche dal fronte corporate. In particolare dalle imprese industriali. “Fin dall’inizio dell’anno l’emissione di green bond da parte delle società è alla guida del mercato – precisa l’esperto – dove si è visto più industriali entrare nel segmento dei green bond“. Nonostante l’impressionante crescita del mercato dei green bond, la domanda sta comunque superando l’offerta, con conseguente compressione degli spread.

Attenzione all’idrogeno verde

L’idrogeno verde sta attirando sempre più l’attenzione sul mercato. Se messo in atto potrebbe soddisfare un quarto del nostro fabbisogno energetico entro il 2050 e ridurre le emissioni di gas serra di un terzo, il che sarebbe un contributo significativo nella lotta al cambiamento climatico. È stato riconosciuto dall’Ue che ha recentemente fatto della Strategia europea sull’idrogeno uno dei pilastri fondamentali del suo Green Deal. “Considerati i vantaggi ambientali dell’idrogeno verde, che comporta emissioni zero di CO2 e il minimo inquinamento atmosferico, riteniamo l’idrogeno verde una buona categoria per l’utilizzo dei proventi di un green bond”, afferma Razauskaite. Ma con i dovuti accorgimenti: “Dato che la maggior parte degli utenti/produttori di idrogeno opera in settori ancora esposti ai combustibili fossili, l’emissione di un green bond deve essere ben allineata con una strategia generale di sostenibilità di un’azienda per decarbonizzare e, se del caso, dismettere gradualmente le attività dei combustibili fossili e aumentare la propria quota in attività di business rispettose dell’ambiente”, aggiunge l’esperto di NN Investment Partners. Il cambiamento non avverrà da un giorno all’altro, poiché il mercato dell’idrogeno verde è ancora relativamente piccolo e necessita di ulteriori investimenti nella ricerca per essere messo pienamente in funzione. Ma dato che sia le grandi utilities che gli industriali hanno già iniziato ad investire in questo campo, ci dà un segnale che il mercato è in fase di transizione verso questa soluzione green. “Tuttavia – conclude – l’inclusione della strategia dell’idrogeno nel Green Deal giocherà sicuramente un ruolo di catalizzatore per lo sviluppo di questo mercato”.