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Goldman Sachs vede deficit Italia balzare al 10%, debito-Pil al 160%. Su misure anti-COVID ‘più probabile ricorso a MES che coronabond’

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“L’outlook fiscale dell’area euro ha subìto un forte deterioramento”. E’ quanto scrive in una nota Goldman Sachs, prevedendo che il rapporto deficit-Pil potrebbe salire in Italia e in Spagna fino al 10%.

“Considerato il forte rallentamento e le misure fiscali che sono state adottate, ci aspettiamo ora un aumento considerevole di deficit e debiti – si legge nella nota di Goldman Sachs – Sebbene l’incertezza sia elevata, il deficit governativo salirà probabilmente al 10% del Pil sia in Italia che in Spagna, al 7% in Francia”.

In questa situazione, gli economisti del colosso bancario Usa stimano che il rapporto debito-Pil dell’Italia potrebbe balzare fino al 160%, e al 120% nel caso di Spagna e Francia.
“Questo deterioramento dell’outlook fiscale – si legge ancora nella nota – ha aumentato i timori sulla sostenibilità fiscale dei paesi del Sud Europa”.

In un momento in cui è più che attuale il dibattito sulla necessità di contrastare l’impatto economico negativo del coronavirus, Goldman Sachs scrive, inoltre, che le proprie simulazioni “mettono in luce l’importanza di un meccanismo efficiente di condivisione del rischio fiscale”.

Tale meccanismo, di fatto, “fornirebbe un aiuto a quei paesi (come l’Italia), alle prese con bilanci deboli”.

Goldman Sachs ricorda che “i governi dell’area euro stanno considerando alcune opzioni di condivisione del rischio che possano dare un supporto ai paesi più deboli da un punto di vista fiscale. Una prima opzione è quella di emettere in via congiunta un bond, che potrebbe essere utilizzato per finanziare i costi associati alla crisi scatenata dal coronavirus. La seconda considera la possibilità che l’ESM o MES in Italia, ovvero il Meccanismo europeo di stabilità, eroghi una linea di credito dietro la richiesta di condizioni flessibili. In questo modo si potrebbe attivare lo strumento
OMT (Outright Monetary Transactions) della Bce, che comporterebbe in via potenziale un acquisto illimitato di titoli di debito”.

Goldman Sachs ritiene più probabile la seconda opzione rispetto alla prima, in quanto “gli ostacoli di natura politica per l’emissione congiunta di bond appaiono ancora elevati, visto che verrebbe considerata alla stregua di una mutualizzazione del debito da parte dei paesi nordici”.

“Di conseguenza, ci aspettiamo che i paesi dell’area euro raggiungano un accordo su una linea di credito da parte del MES (noto anche come Fondo salva stati), a fronte di una condizioni limitate, insieme al ricorso all’OMT. Nel frattempo, prevediamo che il Programma di acquisti di emergenza pandemici della Bce (PEEP) contribuiscano alla sostenibilità del debito, contenendo i rendimenti dei bond dei paesi sudeuropei”.

Da segnalare che l’ipotesi coronabond caldeggiata in particolare dal premier Giuseppe Conte è stata ulteriormente affossata oggi con la pubblicazione, sul Financial Times, dell’opinione del direttore dello stesso MES, Klaus Regling.

Secondo Regling l’emissione dei bond incontrerebbe un ostacolo nel fattore tempo, in quanto sarebbero necessari tra uno e tre anni per creare una nuova istituzione europea capace di di emettere i cosiddetti Coronabond.

Un altolà ai coronabond è arrivato nelle ultime ore anche con
le dichiarazioni del portavoce del ministero delle finanze tedesco, Dennis Kolberg che, in conferenza stampa a Berlino, ha ribadito che il meccanismo europeo di stabilità (Mes) dispone di “strumenti” adeguati per agire contro la crisi economica provocata dal coronavirus. In poche parole, la Germania ha detto per l’ennesima volta no all’opzione degli eurobond.