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Giugno da sogno per il Nasdaq. Resurrezione buy porta club Amazon Apple Facebook & Co a quasi $9 trilioni, 35% Pil Usa

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Voglia di fare un bilancio, nell’ultima seduta di giugno e anche del secondo trimestre e primo semestre dell’anno, per Wall Street e gli altri mercati finanziari. La borsa Usa rimane osservata speciale, in quanto faro per il resto dell’azionario globale: a spiccare, nel mese che si avvia a conclusione, è sicuramente il trend del Nasdaq, listino bistrattato all’inizio dell’anno, che si appresta a terminare invece giugno con un balzo del 5,6% su base mensile, il più alto dal novembre del 2020.

Protagoniste sono sempre loro, le cinque Big Tech, ovvero Google, Amazon, Facebook, Apple e Microsoft, che hanno una capitalizzazione di mercato gigantesca, vicina a ben $9 trilioni: un valore che, fa notare un articolo di Reuters, è pari al 35% circa del Pil americano.

Facebook: nel mese di giugno è entrato ufficialmente nel club dei colossi da $1 trilione. Giugno positivo per le Big TechQuello di giugno è tra l’altro un mese che ha visto sia Facebook, due giorni fa, che Microsoft, ancora prima, raggiungere traguardi storici: Microsoft ha fatto il suo ingresso ufficiale nell’Olimpo delle società con una capitalizzazione da $2 trilioni, dove è presente tra l’altro soltanto Apple.

Il colosso di Mark Zuckerberg si è unito invece al al club dei colossi da $1 trilione, mettendosi al pari con altri titani del calibro di Google (per la precisione la holding Alphabet), Amazon, e il colosso petrolifero saudita Saudi Aramco.

Non per niente giugno è il mese in cui gli investitori sono tornati a privilegiare le growth stocks rispetto alle azioni value, che erano quelle che avevano dato maggiori soddisfazioni all’inizio del 2021.

Il gruppo delle azioni growth è balzato nel mese del 6%, rispetto al -1% dei titoli value.

Il NYSE FANG+ Index – che include Facebook (FB), Apple (AAPL), Amazon (AMZN), Netflix (NFLX), Google (GOOGL), Alibaba (BABA), Baidu (BIDU), NVIDIA (NVDA), Tesla (TSLA), Twitter (TWTR) – è volato del 10% nel mese.

Il rally delle azioni hi-tech (che sono soprattutto growth) non deve e non può essere dato per scontato, così come non si può dare per finito il reopening trade, ovvero il trading che privilegia soprattutto i titoli delle società destinate a beneficiare in misura maggiore della riapertura delle economie globali a seguito della fase lockdown da Covid-19.

Un assaggio del reopening trade è arrivato nella sessione della vigilia dalle banche, dopo la carrellata di annunci sui piani relativi alla remunerazione del capitale – dunque piani sui dividendi e sulle operazioni di buyback – annunciati da Morgan Stanley, Goldman Sachs, JP Morgan, Citigroup & Co successivamente alla pubblicazione dei risultati degli stress test della Federal Reserve.

Warren Buffett: pandemia non ancora finita

Detto questo, gli ostacoli che incombono sull’azionario sono molti: in primis, l’incertezza rappresentata dalla variante Delta.

C’è poi il timore dell’inflazione Usa, che il numero uno della Fed, Jerome Powell, sta facendo il possibile per far rientrare, a dispetto di chi, nella stessa banca centrale americana, prevede però un un rialzo dei tassi già nel 2022.

Tra l’altro, occhio alle dichiarazioni che l’investitore miliardario Warren Buffett ha rilasciato in un’intervista alla Cnbc, dopo aver dispensato tra l’altro 8 consigli su come investire nel New World pandemico.

L’oracolo di Omaha non crede che la pandemia Covid-19 sia finita.

“Non è finita – ha detto Buffett – Intendo dire, in termini di prevedibilità….è tutto molto imprevedibile”. Detto questo, “la situazioe si è risolta meglio di quanto molti avessero anticipato per la maggior parte delle persone e la maggior parte delle aziende.

Ci sarà un’altra pandemia, lo sappiamo. Sappiamo che esiste una minaccia nucleare, chimica, biologica, e ora anche cibernetica. Ognuna di esse porta con sé possibilità terribili. E noi interveniamo in qualche modo ma,…è semplicemente qualcosa che la società non sembra in grado di gestire a pieno”.

Buffett ha anche detto qual è stata la lezione più grande che ha imparato dalla pandemia Covid-19:

“Ho imparato che le persone non sanno quanto pensano di sapere. Ma la cosa più grande che si impara è che la pandemia era destinata ad arrivare, e che questa non è neanche la peggiore immaginabile”.