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Giovedì da incubo per Piazza Affari: Ftse Mib chiude a -4,8%. A picco ENI, banche e galassia Agnelli

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Penultima seduta della settimana in profondo rosso per Piazza Affari che si rimangia buona parte dei cospicui guadagni messi a segno nel primo scorcio di giugno. Oggi è tornato prepotente il risk-off sui mercati, dettato principalmente dal timore che arrivi una seconda ondata di coronavirus negli Usa dopo che il Texas ha registrato 2.504 nuovi casi (variazione giornaliera più elevata da quando è iniziata la pandemia). Il mercato è stato deluso anche dall’outlook molto cauto della Fed.
E’ così passato in secondo piano l’esito confortante dell’asta Btp. Il Tesoro ha collocato in asta tutti i 9,5 miliardi di BTP offerti, a 3-7 e 15 anni. Riscontri che inizialmente hanno favorito un calo dello spread Btp-Bund che però nel pomeriggio è ritornato sopra i 190 pb.

Fca a picco, ma CNH fa peggio di tutti

Il Ftse Mib ha chiuso a -4,81% a 18.806 punti con tutti i 40 titoli che in calo. Ribassi sostenuti soprattutto per industriali, bancari ed energy. Tra le big del listino milanese si segnala il calo del 7,7% di FCA, così come per la holding Exor. Su Fca tiene banco il nodo antitrust Ue, con la possibile apertura di un’indagine legata alla fusione con PSA. L’istruttoria Antitrust Ue, che potrebbe durare 4 mesi, rischia infatti di mettere a rischio la tempistica della fusione, la cui finalizzazione è attesa nella prima metà del 2021.

Ha fatto peggio CNH (-11,82% a 5,926 euro) in scia all’esposizione sul mercato Usa e anche allo sgonfiarsi dell’effetto Nikola, startup Usa partecipata al 7% da CNH e le cui quotazioni sono scese del 18% ieri complici le contromosse di Tesla e Ford sul fronte dei camion ibridi.

Eni paga caduta del petrolio

A Piazza Affari sbandamento vistoso anche per i titoli del comparto oil con chiusura a -7,03% di ENI a 8,58 euro e -7,51% per Saipem. A deprimere il comparto ha contribuito anche il forte calo delle quotazioni del petrolio tra timori seconda ondata di coronavirus e balzo maggiore del previsto delle scorte di greggio negli Usa.
Molto male oggi anche Telecom Italia a -8,21% a quota 0,341 euro; oltre -9% anche per Atlantia nel giorno del cda chiamato ad approvare i conti del primo trimestre 2020.

Banche al tappeto: Unicredit e Banco BPM le peggiori

Seduta da dimenticare per tutte le banche. La peggiore oggi tra le banche è stata Unicredit arrivata a cedere il 7,87% e scivolata sotto la soglia degli 8 euro. Calo simile per Banco BPM (-7,82%). Gli analisti di Banca IMI hanno rimosso la raccomandazione buy sul titolo scendendo ad ‘add’ con prezzo obiettivo limato da 2,1 a 1,64 euro. Banca IMI stima che Banco BPM chiuderà a pareggio nel 2020 e riporterà una bassa redditività a singola cifra nei prossimi tre anni e il pagamento del dividendo non avverrà per due anni. In generale tra gli analisti monitorati dal consensus Bloomberg il 35,3% dice buy su Banco BPM, il 41,2% è hold mentre il 23,5% è sell. Il prezzo medio indicato è di 1,46 euro, l’11,5% sopra i livelli attuali.
Per le banche torna d’attualità anche il nodo Npl. I crediti deteriorati appaiono infatti destinati a salire a causa della crisi Covid. Ieri i dati Bankitalia hanno evidenziato un primo cambio di trend con gli NPL lordi degli istituti che si sono attestati alla fine di aprile a 71,08 miliardi, salendo rispetto ai 70,95 miliardi di euro del mese precedente. Salita anche l’esposizione ai BTP, a 419,26 miliardi di euro rispetto ai 392,18 miliardi di marzo.