La Germania archivia il 2009 con pil in calo del 5%, deluse le attese
La Germania archivia il 2009 con una contrazione del pil superiore alle attese. Lo scorso anno la prima economia del Vecchio continente ha riportato una flessione del 5% del prodotto interno lordo. Peggio delle attese che erano di un calo del 4,8%. Germania che nel corso del 2009, esattamente nel secondo trimestre, è riuscita a ritrovare una variazione positiva del pil trimestre su trimestre grazie soprattutto alle misure di stimolo per 85 mld di euro varate dal governo. Per il 2010 le attese della Bundesbank sono di una crescita del pil nell’ordine dell’1,6%, per poi rallentare nel 2011 (+1,2%). Stime sostanzialmente allineate a quelle dell’istituto di ricerca Ifo, che vede un +1,7% nel 2010 e un +1,2% l’anno dopo. Ifo che prevede una disoccupazione ancora in crescita, passando dal 7,9% del 2009 all’8,3% nel 2010 e nel 2011. I consumi privati sono invece attesi in moderato rialzo a +0,2% nel 2010 e +0,7% nel 2011.
Reazione composta dell’euro che ha lievemente ceduto il passo dopo la diffusione del deludente dato tedesco. Alle 9.40 il cross euro/dollaro viaggia a 1,4482 dollari (-0,06%) dopo aver viaggiato in rialzo in area 1,45 nei primi scorci di giornata.
In mattinata è arrivato anche il dato sull’inflazione francese, risultata lievemente superiore alle attese (+0,3% m/m rispetto al +0,2% atteso).
Oggi pomeriggio riflettori puntati sul consueto dato settimanale sulle scorte di petrolio negli Usa, attese in diminuzione per la quinta settimana (-1,3 mln di barili il consensus Bloomberg) consecutiva su aumento della domanda susseguente all’ondata di gelo che sta colpendo gli States . In serata invece verrà diffuso il Beige Book della Fed. Il documento pubblicato periodicamente Banca Centrale statunitense riassume lo stato di salute dell’economia e dovrebbe mostrare nuovi segnali di ripresa nei dodici distretti della Fed, fra l’ultima settimana di novembre ed i primi giorni del nuovo anno. Gli analisti stimano un modesto miglioramento dei consumi e un allineamento delle scorte societarie alle esigenze di vendita durante la stagione natalizia. L’occupazione è prevista in stabilizzazione (a dicembre il tasso è rimasto stabile al 10%), ma le aziende dovrebbero essere ancora riluttanti ad assumere.