Fuoco incrociato su Unicredit, da Bpm a Commerz s’infiamma il risiko
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Nel giorno del cda di Mediobanca, che dovrà dire l’ultima parola sull’offerta pubblica di scambio lanciata da Mps, le banche hanno aperto la seduta in calo in una Piazza Affari depressa. L’indice Ftse Mib ha iniziato le contrattazioni in flessione dello 0,25% a 40.428 punti nel giorno in cui la Ue riceverà la lettera dell’amministrazione americana che quantificherà i dazi bilaterali che dal primo agosto colpiranno l’Europa in assenza di un accordo.
Ma a tenere banco sono la crociata tedesca di Unicredit (-0,89%) con l’attacco del Governo tedesco e l’affondo del presidente del Banco contro l’offerta di Gae Aulenti.
Sullo sfondo anche l’operazione Bper (-0,93%) – Sondrio (-0,42%).
Unicredit e il muro tedesco
Dopo che il gruppo guidato da Andrea Orcel è salito al 20% della banca tedesca Commerz, Berlino è tornata all’ attacco su Unicredit chiedendo al gruppo di fare un passo indietro.
“Ci aspettiamo che Unicredit rinunci al tentativo di acquisizione: noi puntiamo ancora a una Commerzbank autonoma”, ha affermato il ministro delle Finanze tedesco, Lars Klingbeil. Il dicastero, che detiene per conto dello Stato il 12% della banca di Francoforte, cui non intende rinunciare, si era già espresso mercoledì. Ma ora la moral suasion si fa pressante. Berlino, e la stessa Commerz, contestano il metodo non amichevole e non concordato della scalata. Klingbeil ha voluto sottolineato che “Commerzbank è una banca di importanza sistemica in Germania. Ha dimostrato di poter avere successo anche in modo indipendente”.
Intanto, sul fronte italiano permane l’incertezza sull’esito dell’Ops su Banco Bpm, che si conclude il 23 luglio. Il Tar del Lazio renderà nota la sentenza entro il 16 luglio sul ricorso presentato da Unicredit in merito al golden power. Tema che è sotto esame anche in Europa, dove la Commissione vuole verificare se i paletti imposti siano compatibili con l’articolo 21 del Regolamento europeo sulle concentrazioni. In mattinata, però è arrivato il duro affondo del presidente di Bpm Massimo Tononi. Le adesioni all’Ops lanciata da Unicredit continuano a essere “pressochè inesistenti, parliamo dello 0,1 per cento del capitale. Questo conferma quello che il mercato ci dice da mesi, e cioè che l’offerta non è attraente, anzi è del tutto inadeguata, perchè il prezzo del nostro titolo è a premio dal primo giorno dell’offerta rispetto al valore implicito” ha detto Tononi, presidente di Banco Bpm, a margine dell’Assemblea annuale dell’Abi in corso all’Università Bocconi. Gli azionisti “non sembrano manifestare un amplissimo consenso” all’operazione “perchè la nostra banca continua il suo percorso, un percorso pieno di successi e soddisfazioni, con delle prospettive tra l’altro molto positive”,ha aggiunto Tononi. Prospettive “che UniCredit non riconosce” in quanto “l’offerta è molto atipica fin dall’inizio” e “non include alcun premio. Operazioni analoghe in Italia nel recente passato, penso all’acquisto di Ubi da parte di Intesa Sanpaolo, di Valtellinese da parte di Crèdit Agricole hanno previsto un premio del 45 per cento circa, quindi qui siamo ben distanti da questa situazione perchè siamo allo zero per cento fondamentalmente”.
Bper-Sondrio oltre la soglia minima
La banca modenese alla vigilia della conclusione dell’operazione che si chiude oggi detiene complessivamente il 36% della Popolare di Sondrio tra il 35,8% apportato finora all’Opas e lo 0,34% già detenuto. Si tratta quindi di una partecipazione superiore alla condizione di soglia minima dell’offerta. Banca Popolare dell’Emilia Romagna ricorda in una nota “la significativa valenza strategica dell’offerta” e che gli obiettivi di creazione di sinergie e di crescita del gruppo Bper e del gruppo Bps “saranno tanto più rapidamente conseguibili quanto più alte saranno del adesioni”.
Sopra il 35% l’offerta è valida, trattandosi della soglia irrinunciabile mentre quella del 50% + 1 azione è rinunciabile. Se i dato salirà risulterà più semplice per la banca guidata da Gianni Franco Papa accelerare sull’incorporazione della Sondrio e sulle sinergie. Ma già al livello attuale, secondo quanto era riportato nel prospetto d’offerta, la banca modenese può esercitare una influenza dominante e garantirsi il controllo dell’assemblea ordinaria e quindi la maggioranza del consiglio di amministrazione dell’istituto valtellinese.
Il giorno clou per Mediobanca
Oggi va in scena il cda di Mediobanca. Il board si è preso tutto per dare una risposta al prospetto dell’Ops del Monte: la riunione è in agenda venerdì mattina e la diffusione del comunicato dell’emittente è attesa dopo la chiusura di Borsa. L’idea prevalente è che il board ricalchi la bocciatura già espressa a fine gennaio sull’offerta. Da Piazzetta Cuccia è attesa una replica più puntuale sul progetto di unire una banca commerciale come Siena a una banca d’investimento, che da parte sua ha provveduto ad aggiornare il piano al 2028. Fra gli elementi nuovi, contenuti nel prospetto approvato dalla Consob, c’è da considerare l’abbassamento al 35% della soglia minima d’adesione anche se l’obiettivo del Monte resta di arrivare al 66,67%. Per eventuali rilanci c’è tempo dato che l’Ops si concluderà, salvo proroghe, l’8 settembre. Prima di quella data la Procura di Milano punta a giugere al cuore dell’indagine sul collocamento da parte del ministero dell’Economia del 15% del capitale di Mps, rilevato dalla Delfin dei Del Vecchio, da Caltagirone, da Banco Bpm e Anima.