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Ftse Mib chiude maggio sottoperformando le borse BIG. Da TIM a Fineco, il portafoglio raccomandato

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A Piazza Affari “prevale l’emotività da fine lockdown”. E’ quanto indica Equita SIM nel suo rapporto mensile, indicando anche il portafoglio raccomandato. Intanto, c’è da dire che la borsa di Milano, rispetto ad altri listini, come quelli di Wall Street, così come la borsa di Tokyo e lo stesso azionario europeo, ha fatto peggio, nel mese di maggio.
“Dopo il forte recupero di aprile, i mercati azionari hanno proseguito la corsa (S&P 500 +4.2%, Nasdaq +5,9%, Nikkei +8,5%, Stoxx 600 +3.8%) beneficiando da un lato dell’ottimismo per l’allentamento dei lockdown e delle misure senza precedenti adottate da banche centrali e governi per fronteggiare Covid-19, mentre dall’altro si sono riaccese le tensioni tra US-Cina”.

“I mercati italiani hanno sottoperformato i principali indici (FTSEMIB +2,7%, FTSEMID +2,6%) sui continui timori di un forte rallentamento della crescita italiana con conseguente aumento del debito pubblico”.
Bene è andata per i BTP, come conferma l’ulteriore riduzione dello spread:

“Gli acquisti da parte della BCE, le aspettative di un ulteriore potenziamento del ‘Pandemic Emergency Purchase Program’ (PEPP) da €750 miliardi al prossimo meeting di giugno e la proposta del piano Next Generation EU (ovvero del Recovery Fund) hanno permesso allo spread BTP-Bund di ridursi di 43 punti base (a 1,92%)”.
In questo contesto, Equita SIM rende noto che, “nel portafoglio raccomandato, confermiamo un posizionamento difensivo (restiamo sottopeso rispetto al benchmark all’83,1% di investito vs peso neutro del 95%), privilegiando i titoli difensivi (Utilities, Healthcare e Telecom), e mantenendo un sottopeso sul settore finanziario. Nel portafoglio small-cap Falck Renewables entra nella selezione Best Picks (quindi con peso doppio rispetto agli altri titoli) al posto di Acea (dopo la buona performance)”.
In generale, nei nostri portafogli siamo già posizionati per beneficiare dei temi sottesi al piano europeo: energie rinnovabili, digitale, (con un focus particolare sulla cybersecurity), economia circolare e salute pubblica con titoli quali ENEL, Terna, Telecom Italia e Fineco (tra le large caps), Acea, ERG, FKR, Inwit e Reply (tra le small caps). La performance dei principali indici dal minimo di metà marzo suggerisce prudenza, in quanto anticipa un rimbalzo a V dell’economia. Noi ci aspettiamo, invece, che la riapertura dell’economia avverrà con molta cautela. La valutazione dei mercati non appare attraente: lo S&P 500 sta trattando a 21.5x PE fwd 12M (Stoxx600 a 17,5x vs 15x media ultimi cinque anni).
Piazza Affari: “Quanto spazio ai ciclici” da “Il Rosso e il Nero” di Alessandro Fugnoli (Kairos)
Nella sua newsletter settimanale Il Rosso e il Nero Alessandro Fugnoli, strategist del gruppo Kairos, parla delle “prime prove tecniche di rotazione con vendite di tecnologici e acquisti anche aggressivi di ciclici e di valore“. Diverse le domande che Fugnoli si pone:
“Quanto spazio ha questa rotazione? Può trattarsi di un fenomeno strutturale o, quanto meno, di una tendenza al riequilibrio che può durare almeno qualche mese? Che spazio dare ai ciclici?
“La risposta dipende ovviamente, in primo luogo, dall’andamento reale della pandemia. Supponendo, come da consenso, che questa sia nella fase declinante e che comunque ci faccia meno paura, la questione va allora a dipendere dalla portata della ripresa – spiega Fugnoli – Se per i prossimi anni immaginiamo economie sostenute da ogni stimolo fiscale e monetario concepibile e una crescita che viene condotta a marce forzate su un livello superiore a quello del decennio scorso, allora lo spazio per i ciclici tradizionali può diventare strategico. Se invece ipotizziamo un ritorno ai ritmi stentati dell’economia pre-Covid, resi per di più irregolari dalle difficoltà di riadattarsi a un mondo in cui il virus non è debellato, allora avremo certamente altre fiammate dei ciclici, ora terribilmente depressi, ma non un ritorno alle valutazioni, per quanto modeste, che avevano prima dell’epidemia”
“Ci piace pensare – continua – che lo scenario sarà il primo e che gli anni Venti costituiranno un grande esperimento non solo di reflazione monetaria e fiscale ma anche di crescita reale. Parliamo di un esperimento nato dalla frustrazione per la stagnazione secolare già evidente da qualche anno e dalla disperazione creata dalla più grande recessione dell’ultimo secolo, quella che stiamo vivendo. Dopo tutto le montagne di soldi che i governi stanno destinando al sostegno delle imprese sono in gran parte destinate ai settori tradizionali. Ci sono naturalmente da controllare le particolarità di ogni singolo settore. Quello dell’auto è il più interessante, perché è un groviglio di contraddizioni. Demonizzata se a trazione fossile, angelicata se elettrica, destinataria di multe e di vessazioni normative nel decennio scorso e di miliardi di aiuti in questo, destinata a un declino terminale fino a tre mesi fa e risorta oggi come unica alternativa, insieme al monopattino, ai pericolosi mezzi pubblici, l’auto non è necessariamente quel caso disperato che sembrava essere”.
“In generale, in ogni caso, lo scostamento di performance borsistica tra tecnologia e resto del mondo ha raggiunto livelli tali da rendere prudente, quanto meno, un riequilibrio dei portafogli. Gerard Minack ha calcolato le performance di quello che Albert Edwards chiama l’SP 494 (ovvero lo Standard and Poor’s 500 senza i sei mostri sacri della tecnologia) e ha scoperto che ha gli stessi livelli di profitto del 2014 e che quest’anno ha performato esattamente come le altre borse. Certo, il permanere di tassi bassi che possiamo ben immaginare per il prossimo futuro sarà propizio per i titoli di crescita, ma lo squilibrio tra queste sei società e il resto dell’economia sta cominciando a diventare visibile anche al più distratto dei politici. Né Trump né Biden vorranno privarsi di campioni nazionali così preziosi in un’economia fragile e in una guerra fredda con la Cina, ma qualche azione di contenimento, o quanto meno di sostegno ai concorrenti, è ogni giorno più probabile. Quanto al resto dell’economia, è lì che si rovesceranno i trilioni di aiuti pubblici di ogni tipo. In pratica si può considerare uno spostamento di peso verso i ciclici per i prossimi due-tre mesi. Poi, in attesa di capire che tipo di ripresa si profilerà per i prossimi anni, si potrà tornare a un portafoglio pesato sugli indici”.