Notizie Notizie Italia Ferrari corre sui conti ma scivola in Borsa: perchè è in rosso

Ferrari corre sui conti ma scivola in Borsa: perchè è in rosso

31 Luglio 2025 16:11

Nessun impatto dai dazi e utili in positivo per Ferrari, che chiude il secondo trimestre con ricavi netti pari a 1,787 miliardi, in crescita del 4,4% rispetto all’anno precedente e con 3.494 consegne. La rimozione del rischio legato ai dazi sulle importazioni Ue verso gli Usa e la previsione di costi industriali inferiori rafforzano ulteriormente la guidance.

Tuttavia, il titolo è in forte calo a Piazza Affari ed è al momento il titolo peggiore del Ftse Mib, pari a 9%. “Una flessione di questa entità, in assenza di warning o tagli alla guidance, non si vedeva da mesi. È come se l’orologio di Maranello avesse perso un secondo sul giro e il mercato, spietato, ha fischiato il pit stop”, afferma Gabriel Debach, market analyst di eToro.

I numeri di Ferrari

Il titolo è in forte calo, ma i numeri del de secondo trimestre 2025 raccontano un’altra storia. L’Ebitda raggiunge i 709 milioni di euro (+5,9% a/a), l’utile netto si attesta a 425 milioni (+3% a/a) e il margine operativo è al 30,9% (rispetto al 29,9% dello scorso anno). La società migliora i fondamentali chiave e conferma la traiettoria verso i 7 miliardi di euro di ricavi a fine anno.

Ma la vera notizia è che l’azienda del Cavallino Rampante non è stata intaccata dai dazi americani, dato che la maggior parte dei beni venduti dalla società in Usa “era già stata importata prima dell’entrata in vigore dei dazi”, fanno sapere in una nota. Ferrari ha così evitato che accadesse la stessa cosa successa ai rivali di Porsche, che hanno tagliato le stime del 2025 a causa dei dazi di Donald Trump. Ferrari ha affermato di aspettarsi una riduzione dei “costi industriali” nel secondo semestre.

Ferrari produce tutti i suoi veicoli in Italia, il che le impedisce di ridurre i costi trasferendo la produzione negli Stati Uniti, il suo principale mercato, responsabile di circa un quarto delle consegne. Nonostante ciò, l’azienda mantiene un solido portafoglio ordini e registra poche cancellazioni, dimostrando la sua capacità di applicare prezzi più elevati rispetto ai concorrenti. A marzo inoltre, l’azienda ha dichiarato di voler aumentare i prezzi di alcuni modelli negli Stati Uniti fino al 10% per far fronte ai dazi.

Guidance confermata

Con questi numeri, la casa di Maranello conferma la guidance 2025 sulla quale indica di avere “ulteriore fiducia” dopo la pubblicazione dei conti dei primi sei mesi dell’anno.

Ferrari prevede di chiudere il 2025 con ricavi superiori a 7 miliardi di euro, accompagnati da un margine operativo lordo adjusted oltre i 2,68 miliardi, pari a una redditività superiore al 38,3%. Il risultato operativo adjusted è atteso sopra i 2,03 miliardi di euro, mentre l’utile netto per azione adjusted dovrebbe superare gli 8,6 euro. Il flusso di cassa industriale è stimato oltre 1,2 miliardi di euro.

“Il primo semestre del 2025 ci ha ricordato ancora una volta l’importanza dell’agilità e della flessibilità nella gestione della nostra azienda – ha dichiarato Benedetto Vigna, amministratore delegato di Ferrari, in occasione della pubblicazione dei conti semestrali – I solidi risultati comunicati oggi riflettono il nostro impegno a eseguire la nostra strategia con disciplina e determinazione. Continuiamo a promuovere l’innovazione e ad arricchire la nostra offerta di prodotti, che alimenta un già forte portafoglio ordini”.

Perché il titolo è in negativo

Ma se i conti sono positvi, allora perché il titolo è al momento il peggiore di Piazza Affari? “Il mercato ha reagito a ciò che manca, non a ciò che c’è: ricavi leggermente sotto attese (1,787 miliardi vs 1,82 stimati), Eps diluito a 2,38 euro (contro 2,40 attesi) e consegne piatte a 3.494 unità (dieci in più rispetto allo scorso trimestre ma inferiore alle 3.515 stimate)”, spiega Debach. Nel secondo trimestre 2025, nonostante un calo delle consegne del -3,7% rispetto al trimestre precedente, l’Asp (Average Selling Price, ovvero il prezzo medio per veicolo) è cresciuto dell’1%. Un livello che conferma la strategia Ferrari: vendere meno, ma meglio.

“Ferrari oggi paga il prezzo dell’eccellenza: se non stupisci, deludi. Ma nella sostanza, la strategia regge – spiega Debach -. Il modello è resiliente, il brand è intatto, e i fondamentali restano tra i più forti dell’intero comparto europeo. Chi guarda oltre la giornata, troverà più solidità che fragilità sotto il cofano”.