Notizie Notizie Mondo Banche Centrali Fed: prima riunione alle porte, possibile effetto DeepSeek sui tassi?

Fed: prima riunione alle porte, possibile effetto DeepSeek sui tassi?

28 Gennaio 2025 11:51

La Fed è pronta a riunirsi per il primo atto del 2025, che si concluderà domani sera con l’annuncio della decisione sui tassi di interesse. Quasi certo il mantenimento dello stato attuale, nonostante le pressioni di Trump sulla banca centrale affinché abbassi rapidamente il costo del denaro. Ma le prossime mosse della nuova amministrazione statunitense e gli ultimi sviluppi sull’intelligenza artificiale, dopo il boom della cinese DeepSeek, potrebbero cambiare le prospettive sui tagli dei tassi.

Fed, prima riunione del 2025 alle porte: attesi tassi invariati

L’esito della prima riunione di politica monetaria di quest’anno della Fed sembra scontato. I mercati assegnano una probabilità oltre il 97% ad un mantenimento dei tassi nel range 4,25-4,50%, mentre le chance di un taglio di 25 punti base sono inferiori al 3%.

I funzionari, a partire dal presidente Jerome Powell, hanno più volte chiarito che, alla luce dello stato attuale dell’economia, la banca centrale non ha fretta di abbassare il costo del denaro. L’inflazione è ancora ben al di sopra dell’obiettivo del 2% (le previsioni sul Pce core in uscita venerdì indicano un valore stabile al 2,8%), il mercato del lavoro continua a mostrarsi solido e i consumi sostengono la crescita (da monitorare il Pil del quarto trimestre, in calendario giovedì).

In tale scenario, la Fed può permettersi di adottare ancora una politica monetaria restrittiva per frenare i prezzi, senza rallentare eccessivamente l’occupazione e l’espansione economica.

Trump dice la sua sui tassi e minaccia nuovi dazi

Nei giorni scorsi, però, Donald Trump è intervenuto a gamba tesa sulla questione tassi, annunciando che pretenderà tagli immediati da parte della Fed e che si aspetta lo stesso anche dalle altre banche centrali nel mondo. Il presidente statunitense non è nuovo a intromissioni sull’operato di Powell, oggetto di critiche già in campagna elettorale. Dal canto suo, il chairman della Fed ha più volte ribadito l’indipendenza dell’istituto di Washington e ha chiarito che Trump non ha il potere di rimuoverlo, precisando che non si dimetterà anche laddove gli venisse richiesto.

Uno dei motivi per cui la banca centrale ha interesse a temporeggiare sui tassi è legato proprio a Trump, e in particolare alle sue minacce di dazi nei confronti di Cina, Canada, Messico e altri partner commerciali, compresa l’Europa. Proprio ieri, il presidente ha risposto ad una domanda su eventuali tariffe iniziali del 2,5%, precisando che ha in mente dazi universali “molto più alti”. La Fed attende di verificare se le minacce si trasformeranno in fatti, per valutare l’impatto delle politiche sull’economia reale, in termini di inflazione e crescita.

Sell-off si abbatte sul tech, DeepSeek minaccia le big del settore

Ieri, intanto, il settore tecnologico è stato investito da un’ondata di vendite, innescate dall’avvento di DeepSeek. La startup di intelligenza artificiale cinese ha sviluppato un modello di chatbot apparentemente competitivo con quelli più avanzati di OpenAI, utilizzando chip meno potenti e tagliando drasticamente i costi rispetto alle società americane del settore.

Nvidia ha registrato la perdita più ampia di sempre (-17%), vedendo la sua capitalizzazione ridursi di quasi 600 miliardi di dollari in una sola seduta, ma il “panic selling” ha colpito tutto il settore, che sta investendo centinaia di miliardi di dollari nello sviluppo di modelli AI e potrebbe subire una rivalutazione al ribasso dopo gli ultimi sviluppi, visti anche i preesistenti interrogativi sui multipli troppo elevati.

Fed alla finestra, possibili più tagli nel 2025

Tra gli spettatori interessati all’evoluzione di questo tema c’è anche la Fed. Come sottolineato da ING, infatti, un eventuale crollo del mercato azionario potrebbe incidere negativamente sulla ricchezza e sulla spesa dei consumatori, che rappresenta circa il 70% della crescita economica negli Usa, ma anche sulle capacità di finanziamento delle imprese attraverso capitale di rischio, sull’occupazione e gli investimenti aziendali.

Pertanto, la Fed “rimarrà vigile”; nel caso di una correzione più ampia, potrebbe essere “molto più incline a tagliare i tassi e subirà forti pressioni dal presidente Trump per farlo”, scrivono gli analisti di ING. Oggi, comunque, Wall Street sembra indirizzata verso un avvio di seduta poco mosso o lievemente positivo.

Per quanto riguarda le previsioni sui tassi, al momento, i future sui Fed Funds puntano un taglio di 25 bp entro giugno e assegnano una probabilità intorno al 90% ad una seconda riduzione entro fine anno.