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FCA martoriata in Borsa (-58% Ytd), shock vendite auto inevitabile. Ma ‘a questi prezzi è tra le più grandi occasioni ultimi 30 anni’

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L’incubo Covid-19 sta facendo tante vittime illustri in Borsa, tra i titoli più martoriati c’è FCA. Anche oggi arranca in fondo al Ftse Mib e risulta nuovamente sospeso a 5,53 euro, con un calo del 9,6% dopo l’oltre -10% della vigilia. Da inizio anno il crollo è superiore al 58%, peggior titolo di tutto il FTSE MIB. La capitalizzazione è crollata a 8,5 miliardi. 
A segnare il passo è tutto il settore auto: l’indice settoriale europeo segna -12% nell’ultima settimana e -48% Ytd. Numeri che testimoniano i forti timori sulle prospettive del settore, con volumi di vendita attesi in fortissimo calo da marzo in avanti.  Le case automobilistiche statunitensi in particolare affrontano uno shock di domanda molto più simile a quello della crisi finanziaria globale 2008 che portò alla bancarotta di General Motors e Chrysler.  “L’isolamento forzato dei consumatori per contenere la diffusione del coronavirus vanificherà gli strumenti tradizionali sostenere le vendite”, rimarca Bloomberg Intelligence.

Il titolo FCA sta pagando più di altri questo sentiment negativo. Pesa proprio la preoccupazione crescente sul fronte Usa, mercato chiave per il Lingotto. Sullo sfondo anche i timori che slittino i tempi per la fusione con PSA e qualcuno ha anche azzardato l’ipotesi che il deal possa saltare.
Roberto Russo, amministratore delegato di Assiteca SIM, intervistato ieri da FinanzaOnline TV (prima dell’annuncio dello stop produttivo anche negli Usa, ndr), vede un eccesso di pessimismo sul titolo. “Bisognerà tagliare del 20-30% i margini del fatturato, ma fra due anni le cose si sistemeranno”. “Sento parlare di mancata fusione con Peugeot. Ma perché? – si chiede Russo – . La fusione sarà una grande opportunità a fronte di una crisi. Ciò che stiamo vedendo su FCA, come su altri titoli, se non ci fosse la paura oggi rappresenterebbe una delle più grandi opportunità di medio termine viste negli ultimi trent’anni”.

Guidance 2020 nel cestino

Le big three di Detroit (Fca, Gm e Ford) hanno annunciato ieri la chiusura degli stabilimenti nord americani fino a fine mese. “Un ulteriore evidenza alla criticità della situazione a livello globale”, sottolineano gli analisti di Equita.
Insieme all’annuncio dello stop alla produzione fino a fine marzo in Nord America, FCA ha preannunciato una revisione della guidance a seguito del radicale cambio di scenario di mercato. Il ceo Mike Maley ha riferito che FCA valuterà l’impatto sull’attuale guidance finanziaria di tutte le misure assunte all’interno della società e delle condizioni macroeconomiche collegate all’emergenza Coronavirus. “Forniremo un aggiornamento sulla nostra guidance finanziaria quando avremo completato tale valutazione ed avremo sufficiente visibilità sulle condizioni di mercato”, ha specificato Manley.
I target indicati da FCA prima del diffondersi della pandemia sono di EBIT adjusted oltre i 7 miliardi di euro, EPS diluito adjusted sopra i 2,80 euro e free cash flow industriale oltre i 2 miliardi di euro.

La spada di damocle della dipendenza dagli States

Lo stop della produzione negli Usa potrebbe avere un impatto significativo sulla guidance dell’azienda, soprattutto se sarà prolungato oltre marzo. L’area del Nord America ha un peso nettamente preponderante nel business del gruppo e un calo dei volumi in quell’area andrebbe a intaccare fortemente i conti 2020.
Banca IMI stima che un mese intero di sospensione della produzione potrebbe far scendere i volumi annuali NAFTA di FCA del 6% (la stima attuale di IMI è di circa +2%), che si traduce in una riduzione dell’8% circa nell’ebit adj 2020 stimato (7,17 mld la stima di Banca IMI) e in una riduzione di circa il 10% dell’utile netto stimato (4,48 miliardi). Considerando una potenziale riduzione del capex come misura di contenimento, Banca IMI prevede una riduzione del FCF di circa il 5%.