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Ethereum a un passo da grande svolta per ridurre del 99% l’impatto ambientale

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Il prezzo del bitcoin è crollato negli ultimi giorni, arrivando a dimezzare il proprio valore rispetto ai massimi di tutti i tempi, dopo che potenti attori tra cui la Cina e Elon Musk hanno segnalato la loro insoddisfazione per la moneta soprattutto per motivi ambientali. L’Ethereum è crollato a sua volta ma una svolta potrebbe essere all’orizzonte per la seconda maggiore criptovaluta dietro al bitcoin.
La crittovaluta creata da Vitalik Buterin sarebbe ad una manciata di mesi per il passaggio della sua infrastruttura di base a un nuovo modello che ridurrebbe di mille volte le sue emissioni di carbonio. Poiché Ethereum fornisce anche l’infrastruttura per una serie di altri progetti legati alle criptovalute, comprese molte piattaforme di token non fungibili, il cambiamento potrebbe migliorare radicalmente l’efficienza energetica del settore. Il cuore del progetto comporta lo spostamento del modo in cui funziona la blockchain sottostante di Ethereum. Attualmente, Ethereum utilizza un sistema “proof-of-work”, come il modello utilizzato da Bitcoin e la maggior parte delle altre criptovalute.

Dalla proof-of-work alla proof-of-stake

Le blockchain Proof of Work usano grandi quantità di elettricità. Quando il passaggio sarà completato, Ethereum utilizzerà invece un modello chiamato “proof-of-stake” che non ha bisogno di problemi molto complessi da risolvere, il che significa che i costi dell’elettricità per verificare le transazioni sono sostanzialmente inferiori. Secondo questo approccio, piuttosto che distribuire le responsabilità interne in base a quanta elettricità viene bruciata, il sistema invece assegna il potere in base a quanto gli utenti esistenti già possiedono – richiedendo loro di “puntare” una parte della loro valuta ogni volta che prendono una decisione.
Il processo Proof of Stake è certificato da “validatori” che hanno una partecipazione di capitale nella piattaforma. Per qualificarsi come validatore, l’operatore deve avere una ‘quantità minima di token, messi in ‘staking’ o bloccato sull’exchange per un determinato periodo di tempo. I validatori sono ricompensati in modo quasi garantito in quanto guadagnano una commissione sulla transazione.
Il passaggio alla proof of stake è stato pianificato per diversi anni, con una serie di problemi, sia tecnici che organizzativi, che hanno ritardato l’implementazione. Ma ora, secondo Carl Beekhuizen, addetto alla ricerca e sviluppo presso la Fondazione Ethereum, che guida lo sviluppo della criptovaluta, il cambiamento sarà completo “nei prossimi mesi”. L’attuale rete Ethereum utilizza circa 5,13 gigawatt di potenza – circa il consumo del Perù –ma Beekhuizen stima che scenderà a soli 2,62 megawatt dopo il cambiamento. “Sono molto felice che uno dei più grandi problemi della blockchain andrà via” ha affermato o Vitalik Buterin, l’inventore di Ethereum secondo cui il cambiamento potrebbe contribuire ad aumentare il prezzo della criptovaluta Ether, che è necessaria per utilizzare Ethereum, considerando che gli investitori sono sempre più attenti all’ambiente.